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martedì 24 settembre 2019
 
Sinodo della famiglia
 

Il Papa: "Dovere della Chiesa non è distribuire condanne, ma proclamare l'amore di Dio"

24/10/2015  Francesco conclude il Sinodo dei vescovi nel nome della misericordia. La Chiesa è fonte viva di novità, dice, "contro chi vuole indottrinarla in pietre morte da scagliare contro gli altri". La chiusura delle tre settimane non significa "aver concluso tutti i temi inerenti alla famiglia, ma aver cercato di illuminarli con la luce del Vangelo, della tradizione e della storia bimillenaria della Chiesa".

È il Papa stesso che spiega il significato del Sinodo sulla famiglia. Nel discorso conclusivo dell’assemblea, dopo aver approvato a maggioranza qualificata tutto il documento, Bergoglio parla ai padri sinodali sottolineando che la chiusura delle tre settimane non significa «aver concluso tutti i temi inerenti alla famiglia, ma aver cecato di illuminarli con la luce del Vangelo, della tradizione e della storia bimillenaria della Chiesa, infondendo in essi la gioia della speranza senza cadere nella facile ripetizione di ciò che è indiscutibile o già detto».

Papa Francesco parla con franchezza spiegando che la conclusione del Sinodo non significa neppure «aver trovato soluzioni esaurienti a tutte le difficoltà e ai dubbi che sfidano e minacciano la famiglia, ma aver messo tali difficoltà e dubbi sotto la luce della Fede, averli esaminati attentamente, averli affrontati senza paura e senza nascondere la testa sotto la sabbia».

E ribadendo che si è riusciti a superare, allargando gli orizzonti, «ogni ermeneutica cospirativa o chiusura di prospettive, per difendere e per diffondere la libertà dei figli di Dio, per trasmettere la bellezza della Novità cristiana, qualche volta coperta dalla ruggine di un linguaggio arcaico o semplicemente non comprensibile».

Il Papa non nasconde neppure le polemiche di questi giorni ricordando che «nel cammino di questo Sinodo le opinioni diverse che si sono espresse liberamente – e purtroppo talvolta con metodi non del tutto benevoli – hanno certamente arricchito e animato il dialogo, offrendo un’immagine viva di una Chiesa che non usa “moduli preconfezionati”, ma che attinge dalla fonte inesauribile della sua fede acqua viva per dissetare i cuori inariditi». E parla della testimonianza da dare a tutti di un Vangelo che «rimane per la Chiesa fonte viva di eterna novità, contro chi vuole indottrinarlo” in pietre morte da scagliare contro gli altri».

Facendo riferimento alle diversità di situazioni nei vari continenti il Papa ha ricordato l’importanza che il Concilio ha attribuito all’inculturazione «che non indebolisce i valori veri, ma dimostra la loro vera forza e la loro autenticità, poiché essi si adattano senza mutarsi, anzi essi trasformano pacificamente e gradualmente le varie culture».

«E, senza mai cadere nel pericolo del relativismo oppure di demonizzare gli altri, abbiamo cercato di abbracciare pienamente e coraggiosamente la bontà e la misericordia di Dio che supera i nostri calcoli umani e che non desidera altro che”, è scritto in maiuscolo sul documento distribuito dalla sala stampa,  “TUTTI GLI UOMINI SIANO SALVATI”, per inserire e per vivere questo Sinodo nel contesto dell’Anno Straordinario della Misericordia che la Chiesa è chiamata a vivere».  

«Il primo dovere della Chiesa», dice senza mezzi termini papa Francesco, «non è quello di distribuire condanne o anatemi, ma è quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare alla conversione e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore».    

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