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sabato 24 agosto 2019
 
Pedofilia
 

Pedofilia, don Di Noto: «C'è una cultura strisciante che la appoggia»

05/05/2016  «Non basta indignarsi quando accadono fatti come quello di Caivano. La pedofilia è frutto di questa società. Non ci si scandalizza come si dovrebbe sapendo che in rete girano foto di neonati stuprati», dice il sacerdote in prima linea contro la pedofilia. E aggiunge: «Diventi operativo il database istituito nel 1998 sui pedofili»

«Caivano è la dimostrazione di un clichè che si ripete e che ancora una volta fa sì che si tutti parlano e tutti dicono, ma senza poi intervenire concretamente. E l’intervento non può essere il dire “abbattiamo il palazzo dell’orrore”, quando lì ci sono mamme che si battono per la legalità e per il bene dei loro figli». Nella giornata nazionale contro la pedofilia don Fortunato Di Noto, da sempre impegnato a fianco delle vittime e nel contrasto alle reti di criminali, chiede che «ci sia una maggiore attenzione, un maggior lavoro di squadra, ma anche un maggior impegno culturale. C’è una strisciante, continua, onnipresente cosiddetta pseudo pedofilia culturale in cui si avanza la normalità delle relazioni tra adulti e bambini a tal punto da arrivare addirittura a raccolte fondi internazionali per sostenere questo tipo di cultura. Ci sono ambienti, non solo quelli legati alla povertà, ma anche nella gente che ha livelli sociali ed economici alti, dove questa cultura avanza. Dobbiamo avere la massima attenzione sapendo che la pedofilia è frutto di questa società».

Don Fortunato insiste sulla comunicazione e sul contrasto culturale: «Non è possibile che nelle scuole, per esempio, non si sia fatto quasi nulla per ricordare questa giornata che pure è stata istituita da una legge dello Stato e denuncia» e denuncia il «quotidiano scempio che vediamo ogni giorno.  Bambini abusati, addirittura neonati stuprati, un milione di file che gira su internet con questa schiavitù. Perché dobbiamo dire chiaramente che i bambini abusati sono ridotti in schiavitù. E per rompere le loro catene ci devono essere degli adulti che stanno dalla loro parte. I neonati stuprati non possono parlare, anche se mettiamo tutte le linee help possibili. Sono gli adulti che devono intervenire». Don Di Noto è chiaro: «Questa è una schiavitù. Il pedofilo ha la capacità di dominare questi bambini, rende schiave le sue vittime che non riescono a sciogliere questi legami. Ci vuole molto attenzione, ascolto, in una società distratta, indifferente, dove ci sono tanti bambini orfani di genitori vivi».

Una schiavitù e un orrore che non hanno fine, «e che pure non destano quello scalpore che si dovrebbe provare per un neonato stuprato. Anzi, questi soggetti che abusano dei minori e che il Dsm V, il manuale che definisce le malattie psichiatriche, definisce “malati psichiatrici lucidi” sono anche sostenuti da questa pseudo cultura che considera i rapporti sessuali e le relazioni amorose con i bambini una cosa naturale. Sono migliaia i siti dove si promuove la liceità della pedofilia e delle relazioni con bambini e dove noi che lottiamo contro questo crimine siamo definiti “isterici”». Per loro, continua don Fortunato «se un bambino viene ucciso da un pedofilo è un incidente di percorso, non la considerano neppure una cosa troppo grave».

E su quanti vengono condannati e scontano la pena senza alcun percorso di recupero e tornano a molestare don Fortunato insiste sull’importanza  di mettere in rete le iniziative che funzionano e di rendere effettivo il database già istituito nel 1998 con tutte le notizie che riguardano i pedofili e i reati da essi commessi; «Non abbiamo ancora capito, dopo tanti anni, se è in funzione», denuncia don Di Noto, «quel data base è importantissimo, è un inizio per cominciare effettivamente il contrasto alla pedofilia. Altrimenti rischiamo di non concludere molto e di lasciare che le vittime restino per sempre dei sopravvissuti. Non si capisce che stiamo parlando di una schiavitù che lascia ferite molto profonde. Ci vogliono anni e anni di terapie per ricostruire su quelle ferite. Ci vuole molto più impegno e molta più attenzione, Si investe giustamente, per esempio, contro il cyber bullismo, ma un investimento comunicativo analogo non c’è sulla pedofilia».

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