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venerdì 26 aprile 2019
 
Il potere
 

Don Rocco D’Ambrosio: «Ecco come si dà la caccia ai corrotti»

03/10/2018  I figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce. L’avvertimento di Gesù don Rocco D’Ambrosio lo ha ben presente. «A un candidato sindaco dissi: sai come si ruba, come si trucca una delibera? Se non capisci dove sta il trucco, sarai complice...»

I figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce. L’avvertimento di Gesù don Rocco D’Ambrosio lo ha ben presente. Docente di filosofia politica in Gregoriana e di etica della pubblica amministrazione per il personale del Ministero dell’Interno, è spesso chiamato a dare consigli agli amici che gli chiedono una mano. «Una volta un parroco mi mandò un signore che si voleva candidare a sindaco. Una bravissima persona, ministro straordinario, veniva dall’Ac. Gli feci due domande: la tua famiglia è d’accordo, sai che il mestiere di sindaco è massacrante? E poi: sai come si ruba, come si trucca una delibera? Di fronte al suo sconcerto gli spiegai: la delibera la prepara il dirigente, la firma l’assessore e la porta in giunta. Se non sei capace di scoprire dove sta il trucco, sarai complice di un sistema di corruzione». Ecco, dice D’Ambrosio, «tendiamo a essere poco astuti. Non bastano le buone intenzioni e neanche la preparazione etica. Te le faranno sotto il naso. E più hai potere, peggio è. Questo vale sia per gli amministratori che per i politici; e bisogna essere umili, andare a chiedere consiglio. Esaltiamo sempre le grandi figura del cattolicesimo – De Gasperi, Moro, Bachelet…- Ricordiamoci che era gente oltre che perbene, anche competente!!!».

Di recente D’Ambrosio ha pubblicato, con il magistrato Francesco Giannella, un saggio su “La corruzione: attori e trame”. Don Rocco un volumetto come piccolo strumento di lotta per la legalità. Ma partiamo dall’abc. Cos’è la corruzione?

«La corruzione, vero e proprio reato, è un disturbo della macchina amministrativa dello Stato e di tutto ciò che riguarda fondi pubblici. Un distogliere il retto funzionamento per fini privati, cioè per rubare o avere utilità nell’ambito pubblico. Spiego agli studenti che se pago un imprenditore perché assuma mio nipote non è corruzione dal punto di vista del reato, ma lo è se invece pago il rettore perché prenda un mio assistente e lo faccia diventare ordinario. Il reato è sempre legato all’ambito pubblico, il nostro codice si è affacciato da poco sulla corruzione in ambito privato».

Chi sono gli attori della corruzione? E come si pone Mafia capitale in questa analisi?

«La corruzione in termini di attori può essere vista da due parti: chi corrompe - il corruttore - e chi si fa corrompere – il corrotto. Sono figure e tipi di reati diversi. A un tavolo ipotetico dove avviene un reato di corruzione, per esempio una fornitura di un ospedale pubblico, siedono normalmente i rappresentanti di tre mondi: politico, pubblica amministrazione e l’imprenditore, cioè il fornitore dei servizi. Se parliamo dell’ospedale parliamo dell’assessore alla sanità, del direttore dell’ospedale e di chi fa i macchinari. C’è un caso particolare che si chiama Roma, che è oggetto di studio, perché c’è un quarto attore che siede a questo tavolo, ed è il rappresentante della criminalità organizzata: è Carminati, secondo quello che è venuto fuori con mafia capitale. Del resto l’ultima sentenza, di secondo grado ha confermato il dato: mafia capitale è una vera e propria mafia, né migliore, né peggiore delle altre italiane. Mafia, del resto, ben inserita nel mondo della corruzione. I soggetti sono tre o quattro, a seconda del caso. Il quarto possiamo supporre ci sia quando gli altri tre hanno bisogno del braccio violento e dell’intimidazione, senza dimenticare che anche il quarto ha interessi illeciti da tutelare, visto che la criminalità organizzata, negli ultimi anni, ha diversificato le sue fonti di guadagno illecito».

Sistema Italia e corruzione. Come siamo messi rispetto al panorama generale?

«Siamo tra il 40mo e il 50mo posto, secondo una classifica di percezione, riferita ai reati e alle denunce. Non abbiamo dati nudi e crudi, perché molta corruzione è sommersa. Non siamo uno degli ultimi paesi, ma neanche uno dei primi. La classifica dice che ci sono tre elementi fortissimi di anticorruzione: la formazione dei cittadini, anche quella etica, che in concreto significa che si osservano le regole, si pagano le tasse, si fa la fila…; la partecipazione dei cittadini; la chiarezza e la semplificazione delle norme. Questo ultimo aspetto non sempre viene sottolineato.

Il corruttore, infatti, è una mente fine e opera non solo nell’ambito materiale – ti dà i soldi per vincere l’appalto – ma anche nell’area della norma. Nel caso dei rifiuti, per esempio, l’ecomafia è così potente che si calcola che il 90 per cento delle attività ecologiche sia sotto il controllo della criminalità organizzata, che si lega a processi corruttivi per vincere gli appalti. E lo fa rispettando le regole!!! Le faccio un esempio riferitomi da un sindaco: ha fatto un appalto di milioni di euro per la raccolta rifiuti, ed è stato vinto da una delle tre ditte concorrenti. Era tutto regolare, ma il problema è nel fatto che la decisione era stata presa fuori, in termini di accordo tra i tre soggetti, perché chi aveva vinto in quel Comune lasciava spazio agli altri in altre zone. E questo spesso avviene con l’appoggio o con il diretto intervento della criminalità organizzata che gestisce la maggior parte dei servizi ecologici. Il corruttore è una delle menti più abili in Italia. È uno che fatta la legge trova l’inganno. Quindi più leggi si fanno, più sono contenti e si insinuano in quei meandri. Solo, per lo più, grazie alle intercettazioni telefoniche è possibile per i magistrati venirne a capo.

C’è da dire ancora che oggi la corruzione si nasconde anche nelle consulenze, che spesso sono delle vere e proprie tangenti. Un esempio aiuta a capire: il giovane ingegnere consulente che riceve ufficialmente 20mila euro, ne percepisce in realtà due-tremila, non farà mai quel lavoro, e i restanti 17mila euro andranno nelle tasche del funzionario o del politico. E sono soldi usciti legalmente dalle casse pubbliche».

Nei paesi a tradizione cattolica ci sono più corrotti che nei paesi della Riforma?

«È vero che i paesi più trasparenti sono quelli del Nord Europa, gli Stati Uniti, il Canada, tuttavia non c’è un rapporto diretto, ma non si può escludere che una certa mentalità – intendo per esempio i Paesi calvinisti con una formazione più rigorosa - contribuisca ad avere meno corruzione.

Se guardiamo all’Italia va detto che per tutto il dopo Concilio nelle nostre comunità abbiamo parlato prevalentemente di morale sessuale, di famiglia, di relazioni nella comunità.. ma molto poco di politica, di fisco, di doveri professionali. E quindi certi discorsi sembravano fuori dal mondo.

Il vescovo di Melfi mi diceva, qualche anno fa, che a un imprenditore, in confessione, aveva semplicemente chiesto: come va con gli operai? E questi aveva risposto che non si parlava di politica in confessione… Un cattolico imprenditore o non si porrà domanda perché la riterrà una cosa normale, oppure riuscirà persino a giustificare la corruzione “devo lavorare, se no chiudo...”»

Come resistere?

«Non si resiste da soli. Alcune cose valgono per la criminalità organizzata come per la corruzione. Chi resiste da solo è già morto diceva Falcone. Bisogna creare gruppo, coscienza..questo vale anche nella Chiesa cattolica. Negli anni ’90 se parlavi di corruzione ti prendevano per matto. Ora è diverso e quello che dice il Papa – la corruzione la pagano i poveri – è molto vero. Intendo dire che un povero che abita in una zona degradata di Roma, o di una qualunque altra città dove la corruzione ha rovinato il tessuto sociale, paga tutti i costi. La corruzione sottrae dal 16 per cento al 20 del denaro pubblico. Ogni cinque strada pagate, ogni cinque scuole, ne vengono fatte 4. In un quartiere a rischio un ponte in meno, una scuola in meno, un bus in meno è un costo enorme».

Corrotti lo si diventa. Quali sono gli anticorpi?

«Il volumetto del Papa, Guarire dalla corruzione, è un’analisi spirituale e biblica interessante. Dice quello che Giovanni Paolo II aveva detto nella Sollicitudo rei socialis. La corruzione non è reato singolo, è un sistema, culturale e strategico, manovrato da menti eccelsi che irretisce anche persone semplici e deboli. Una corruzione ambientale terribile. Alla fine degli anni ’90 – 5-6 anni dopo Mani Pulite - un grande partito italiano commissionò un’indagine statistica per capire quante persone in Italia avevano avuto a che fare con la corruzione. Vennero fuori due dati: il primo diceva che circa 10 milioni di italiani erano coinvolti, in maniera anche blanda, vale a dire un quarto della popolazione adulta di questo paese. Vista la corposità del reato, e questa era il secondo dato, tutte le forze politiche avevano le loro responsabilità, a prescindere da opposizione e governo. Non è possibile rubare tutto questo denaro pubblico senza che gli altri non se ne siano accorti. Quell’indagine non è mai stata pubblicata».

Quando il magistero della Chiesa è diventato più sensibile su questo tema?

«Lo è sempre stato. Il Papa attuale ha certamente dato una fortissima spinta: povertà, tratta delle persone e corruzione sono stati indicati da Francesco come i maggiori problemi del nostro tempo. E ha detto che i corruttori sono anche nella Chiesa».

Il tema corruzione come si configura nella Chiesa?

«I problemi vaticani sono noti: Ior, amministrazione interna delle persone, obolo, e tutti gli scandali che stanno emergendo... ma poi ci sono le diocesi, in Italia abbiamo più di 50 diocesi in dissesto finanziario; e gli ordini religiosi, soprattutto quelli che amministrano servizi socio sanitari. La corruzione nella Chiesa ha diversa configurazione: a volte si ruba “per il bene dell’azienda”, non per arricchimento personale; poi c’è la cattiva amministrazione. Un dato che preoccupa è che non facciamo rendiconto della quota libera dell’otto per mille, destinata alla carità, mentre edilizia e sostentamento clero sono scrupolosamente rendicontate. Qualcuno forse se ne approfitta: anche se invece di usarli per la carità li investe per strutture e attività pastorali, è comunque un uso improprio del denaro pubblico. E poi c’è l’altra grande questione: a chi sono affidate le risorse nelle chiese? Perché gli economi sopravvivono a vescovi e superiori religiosi per anni? Abbiamo poche persone competenti! Ma potremmo anche formarle! perché da che mondo è mondo se uno è seduto troppo tempo su una sedia e si occupa di denaro, è una persona a rischio. E poi, se le risorse sono tante, si rischia che vengano amministrate male. Comunque le cose stanno un po’ cambiando, c’è maggiore consapevolezza».

L’idea di una scomunica per i corrotti gira da un po’. Lei cosa ne pensa?

«La questione è aperta. Io sono d’accordo, perché la scomunica è una misura disciplinare e diventa anche un fatto educativo, curativo, che non cambia la dottrina, ma aiuterebbe a dire: “Signori non stiamo scherzando”. Quanto alla corruzione all’interno della Chiesa è più grave come peccato, perché i soldi della Chiesa appartengono ai poveri. E i poveri sono un “sacramento”, gli ultimi sono Gesù Cristo. Il peccato di corruzione all’interno della Chiesa è pari – potremmo dire - alla profanazione dell’Eucarestia, perché ambedue hanno a che fare con una presenza del Cristo».

(foto Ansa)

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