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martedì 25 giugno 2019
 
Flavia Bustreo
 

Donne e bambini, la politica fa poco

29/07/2015  Flavia Bustreo, veneta, 54 anni, da sempre come medico si occupa della salute materno-infantile. E ora che è ai vertici dell'Organizzazione mondiale della sanità si toglie qualche sassolino dalle scarpe...

Ricorda ancora con emozione il primo parto a cui assistette come medico in formazione. Era di una donna al suo terzo figlio. Il neonato però non piange. Non respira. La situazione precipita. Alla fine, per fortuna, il bimbo viene salvato. «Una paura e una gioia che non dimenticherò mai. Purtroppo in molti Paesi del mondo non c’è chi sappia effettuare questa operazione».

Chissà, forse anche per questo la dottoressa Flavia Bustreo decise di dedicare la sua vita alla salute dei bambini e delle donne, soprattutto nei luoghi dove questo diritto è ancora negato. Un impegno e una competenza che, negli anni, le sono valsi la responsabilità al più alto livello mondiale in questo settore. Flavia Bustreo, infatti, è dal 2010 vicedirettrice generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la famiglia, la salute della donna e dei bambini.

Ha 54 anni, originaria di Camposanpiero (Padova), ma cresciuta a Marghera, si è laureata in Medicina col massimo dei voti a Padova e poi si è specializzata in medicina riabilitativa e in malattie infettive. Agli inizi degli anni Novanta arrivano le prime esperienze internazionali prima in Iraq e poi nella ex Jugoslavia con varie Ong.

Quindi gli incarichi nell’Oms che l’hanno portata a operare in una decina di Paesi tra Asia, America e Africa. Vive a Ginevra assieme al compagno americano, parla cinque lingue e conosce il russo e l’arabo. Flavia Bustreo è responsabile dal 2010 della Strategia globale dell’Onu per ridurre la mortalità materna e infantile. «La situazione negli ultimi 15 anni è migliorata molto: le morti materne si sono dimezzate, tuttavia non si sono raggiunti gli obiettivi del Millennio. Significa che resta ancora molto da fare», spiega. Altre cause di mortalità sono aumentate, in particolare le malattie tumorali. «In America latina le morti per cancro hanno superato quelle legate alla maternità. Nel Bangladesh la mortalità da queste malattie ha superato le morti da parto e la stessa dinamica si registra in Africa».

Ma c’è un’altra enorme sfida alla quale la vicedirettrice dell’Oms ha deciso di dedicare l’impegno del suo mandato: la violenza sulle donne. «Sta aumentando ovunque e non risparmia nessuna età. In un nostro rapporto recente emerge che una donna su tre è stata fatta oggetto di violenza. Tra i Paesi più pericolosi spicca l’India. Stiamo collaborando con il Governo di quel Paese per prevenire questo gravissimo fenomeno, dal quale non è affatto immune neanche l’Europa».

Donna diplomatica ma franca, Bustreo si toglie qualche sassolino dalla scarpa: pur ammettendo che la questione della salute delle donne e dei bambini sta lentamente entrando nelle agende politiche nazionali, lamenta lo scarso apporto di finanziamenti governativi, «necessari perché proprio dalle leadership politiche dei vari Paesi possono provenire risorse che fanno la differenza in sanità». È una critica rivolta all’Italia? «Certo. Il nostro Paese non ha ancora messo a disposizione i fondi per lo sviluppo per la salute materno-infantile. Nel 2010 l’Italia promise 80 milioni di euro, briciole rispetto a quanto misero altri, fondi che poi non abbiamo mai visto, se non in parte minima». Non risparmia neanche i media: «Trovo che in Italia i media si occupino molto poco delle politiche dell’Oms. La copertura avviene solo nelle emergenze, com’è stata Ebola».

Sull’attuale emergenza profughi, che ha anche risvolti sanitari, ecco l’ultimo affondo: «L’Europa potrebbe e dovrebbe fare molto di più, in termini di accoglienza, ma anche di riflessione a lungo periodo. Le morti nel Mediterraneo sono la spia di un’ingiustizia sociale enorme, che comprende tra le altre l’impossibilità per donne e bambini di avere accesso alla salute nei loro Paesi». Nel 2017 scade il suo mandato. Che farà, poi, Flavia Bustreo? Risponde tra il serio e il divertito: «Beh, se è per questo, termina anche il mandato della direttrice generale, la cinese Margaret Chan...». E se lo dice lei…

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