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martedì 17 ottobre 2017
 
 

Dossier - Il mondiale curioso

27/05/2010  La coppa, i cavalier, l'armi e gli affari: viaggio nell'attesa che precede l'avventura dell'Italia in Sudafrica. Con un'intervista alla voce storica Bruno Pizzul (e molto altro).

La febbre mondiale si comincia a vedere dalle pubblicità. Negli spot la Coppa comincia in anticipo. Gente ammassata sul divano che guarda partite azzurre, sventola bandiere, festeggia con Cannavaro, mangia, beve, compra di tutto e di più, dalle auto ai televisori, passando per la cioccolata da spalmare. 

    Gli sponsor si lanciano in invenzioni originali: dalla lattina di birra azzurrovestita all’applicazione per i-Phone che consente di scaricare gratuitamente un programmino per valutare in modo scientifico con un modello matematico il rendimento dei singoli giocatori al Mondiale. La fantasia impazza sperando che resti attaccato qualcosa. 

    Un’indagine della Camera di commercio di Milano valuta che i Mondiali in Sudafrica potrebbero rivelarsi un’opportunità economica per le aziende. Lo credono almeno gli imprenditori milanesi intervistati. Si calcola che il mercato collegato all’evento sportivo dell’anno potrebbe raggiungere un giro d’affari di 3 milioni di euro. Ci contano soprattutto le imprese impegnate nel commercio e nel turismo, che immaginano di sfruttare l’occasione per far crescere i rapporti commerciali con il Sudafrica (7%) e quelle che si aspettano fatturato in crescita proprio grazie al Mondiale (5,7%). 

    Non è altissimo invece il borsino calcistico: le donne hanno fiducia, il 60% si aspetta vittoria o un buon risultato dall’Italia contro il 47% degli uomini. Speriamo bene, per l’economia e per il campo.

Per trent’anni abbondanti è stato la voce del calcio, per 16 la voce ufficiale dell’Italia in maglia azzurra, calzoncini e palla alla conquista del mondo. Quello del 2010 sarà per Bruno Pizzul il secondo Mondiale alla maniera di tutti. Da spettatore, quasi normale ammesso che si possa ancora esserlo dopo tanti anni, passati a guardare e raccontare partite per mestiere. 

    – Com’è stato il suo primo, Germania 2006?
«Il primo in cui sono riuscito a godermi il Campionato del mondo nella sua interezza, come fenomeno complessivo, dopo una vita passata a vedere solo le partite di cui dovevo fare la telecronaca. Bisognerebbe ricordarsi in telecronaca che spesso chi guarda ha la sensazione, a volte fondata, di sapere più di chi parla. Spesso chi sta in poltrona ha visto tutte le altre partite, mentre tu vedi più approfonditamente solo un aspetto». 

    – A giudicare dagli inviti però si direbbe che non le riesca tanto di fare solo lo spettatore... 
    «In effetti…Il fatto che mi chiamino in qualche studio televisivo, di tanto in tanto, è motivo di grande soddisfazione per mia moglie che così si libera per un po’ del Mondiale, un evento sportivo che le interessa molto marginalmente». 

    – Non sarà che le mancano, per caso, le trasferte?
«Non direi, ho fatto quella vita al seguito del calcio per molto tempo. Semmai mi resta un po’ di rimpianto per i ritmi serrati che mi impedivano di vedere quanto avrei voluto del pezzo di mondo in cui mi trovavo. Soprattutto negli anni Settanta, prima che intervenisse la globalizzazione, l’estero, soprattutto l’est europeo, era davvero intrigante: vedevi davvero un altro mondo, persone davvero diverse. Gli alberghi non erano abituati come ora a proporre menu internazionali, globalizzati anche loro. A volte dovevi superare la diffidenza istintiva verso abitudini e gusti alimentari terribilmente diversi dai tuoi. Molto ha contato la passione per il calcio: senza passione sarebbe stata una fatica e una noia». 
    
    -La sua voce era associata a telecronache appassionate ma molto misurate, sarebbe ancora possibile far telecronaca con lo “stile Pizzul”?
«Oggi si cerca la telecronaca su misura per lo spettatore tifoso, si parteggia in modo a volte esasperato, soprattutto nelle Tv a pagamento, dove l’utente può addirittura scegliere un’opzione di parte. Alla rai dei miei tempi era ammesso un po’ di trasporto emotivo evidente solo per la nazionale, ma mai una telecronaca evidentemente partigiana. Anzi l’imparzialità a quei tempi era considerata un valore, un segno di professionalità e anche chi aveva simpatia per una squadra o una chiara passione per certi colori, faceva del suo meglio per non lasciarla in alcun modo trasparire». 
    
    – Ha dieci nipoti, trasmette la passione?
«Non è che siano granché interessati al calcio e poi da nonno sono un giudice molto severo: ho consigliato loro di darsi ad altri sport. Anche perché non li ho mai portati allo stadio, è un luogo poco rassicurante».

Tra stadio inadatto ai bambini e telecronache partigiane, Bruno Pizzul si schiera senza saperlo dalla parte dell'associazione Comunicazione perbene che, al grido di "i bambini ci ascoltano", si batte per promuovere una comunicazione più civile e bacchetta la resa mediatica del pallone. 

    Toni esasperati, eccesso di conflittualità, insulti assortiti.
Un perfetto campionario di maleducazione. Gli intervistati puntano il dito sugli effetti che il dibattito televisivo legato al calcio potrebbe avere sugli ascoltatori meno attrezzati per età e cultura. 

    Secondo gli esperti interpellati l’esasperazione dei toni
Sviluppa aggressività (66%)
Fomenta risentimenti e atteggiamenti intolleranti (65%)
Contribuisce a generare violenza (62%)
Non educa al dibattitio civile (61%)
Alimenta malcostume nel linguaggio (48%)
Crea, esaltando eccessivamente lo stile di vita dei calciatori, modelli effimeri 49% Allontana i ragazzi dalla cultura (44%)   

    Corresponsabili, secondo gli intervistati:
calciatori, dirigenti, presidenti e giornalisti (55%) Un po’ meno gli allenatori (42%) E i tifosi, percepiti più che altro come vittime (41%). Anche se forse bisognerebbe ammettere che, per quel che s’è visto anche di recente sugli spalti e per i complimenti ripetutamente scambiati dalle panchine, un bel ripassino di buona creanza non farebbe male neppure a tifosi e mister.

  Un manuale divertente, ma serio, pensato per donne alle prese con i Mondiali di calcio. Dato che per un mesetto bisogna conviverci, tanto vale prepararsi all’epidemia di tifo di mariti, figli, padri, fidanzati, senza restarne vittime, magari divertendosi un po’. Mondiali Prêt-à-porter di Stefano Barbetta (Morellini) è una buona guida. Storia e regole essenziali per seguire una partita capendone qualcosa, ricette per sfamare l’orda barbarica che arriva in casa per l’Italia in Tv e un’osservazione utile: il Mondiale coincide con i saldi. Un compagno nel pallone non è necessario, però aiuta.
    
Dedicato alle donne in vista dei Mondiali. È il test di domande, rivolte rigorosamente al pubblico femminile che Stefano Barbetta pone alla fine del libro. Gliene rubiamo una parte, sperando che ci perdoni, per dare anche alle lettrici di Famiglia Cristiana l’opportunità di mettersi alla prova. Sapendo che manca poco al fischio d’inizio.

a) Chi ha vinto il Mondiale del 1982?
1-Italia
2-Brasile
3-Germania

b) Dove si è disputata l’edizione del 1970?
1-Svizzera
2-Messico
3-Uruguay

c) A chi ha dedicato la vittoria del 1994 il Brasile?
1-Toquinho
2-Ayrton Senna
3-Pelé.

d) L’infamante sconfitta che causò l’eliminazione italiana dal Mondiale del 1966 avvenne contro?
1-Haiti
2-Corea del Nord
3-Nigeria

e) Chi fu l’allenatore italiano campione del mondo 1934 e 1938?
1-Vittorio Pozzo
2-Enzo Bearzot
3-Azeglio Vicini.

f) Nel Mondiale 1974 in Germania si disputò il derby tedesco. Chi vinse?
1-Germania Est
2-Germania Ovest
3-pari

Soluzioni a-1, b-2, c-2. d-2, e-1, f-2

Tutti pronti: quelli che hanno potuto si sono appena regalati la nuova televisione a schermo piatto ad alta tecnologia. E potranno presto sfoggiarlo invitando gli amici per le partite dei Mondiali più importanti. Sì, perché proprio come accadeva molti anni fa con le prime televisioni in bianco e nero e poi con gli appena nati piccoli schermi a colori, l'appuntamento è nella casa di chi è meglio dotato in fatto di visione. "Tutti a casa mia: c'è il mega schermo", sarà una delle frasi più ricorrenti negli uffici, in palestra e sui social network nelle prossime ore. "L'innovazione tecnologica contribuisce ad incrementare la voglia di vedere le partite in compagnia, soprattutto in casa", spiega Stefano Spadini, direttore strategico di BBDO, agenzia che ha svolto di recente un'indagine per Amadori sulle abitudini degli italiani davanti alle partite di calcio. 

    Secondo questa inchiesta, il sensibile incremento nell'acquisto di televisori ad alta definizione sarà una spinta importante per l'aumento del numero di persone che guarderanno le partite da casa, in compagnia di amici e parenti. Gli italiani che guarderanno le partite saranno 28,7 milioni, il 66% uomini, il 34% donne. Di questi, il 69% avrà dai 14 ai 64 anni.Gli Azzurri sono motivo di aggregazione per il 98% degli italiani, il 72% preferisce la Nazionale alla squadra del cuore, e rispetto alle partite di club, le partite dell'Italia sono maggiormente seguite in compagnia degli amici. 

    Così, in occasione dei Mondiali, si moltiplicheranno le occasioni di ritrovo per cene ed happy hour. Il menù? Secondo gli esperti andrà per la maggiore il cosiddetto finger food. In pratica, tartine, bocconcini di verdura, mozzarella o pollo fritto, pizzette, salatini, snack e tutti quei cibi che si possono consumare facilmente solo con le mani o con piattini usa-e-getta. Insomma, in condizioni un po' volanti e senza tirare fuori il servizio bello, un po' a rischio nei momenti di maggiore tensione calcistica!

    I più curiosi in fatto di cucina, potranno mettersi alla prova con la gastronomia tradizionale sudafricana. A Roma, nelle scorse settimane, su iniziativa dell'Ambasciata della Repubblica del Sudafrica, alcuni ristoranti hanno proposto cene a tema, accompagnate da vini pregiati provenienti dalle più interessanti zone vinicole del Sudafrica. Questi vini sono ormai molto apprezzati e di moda anche da noi. 

    Luogo d'incontro di razze e tradizioni diverse, la cucina sudafricana risente di influenze olandesi, inglesi, francesi, portoghesi, italiane e indiane, ma propone anche piatti tipici creati dai boeri (afrikaaner). Chi avrà la fortuna di andare a vedere le partite negli stadi di Pretoria, Johannesburg o Cape Town scoprirà con piacere quanto l'aragosta sia protagonista dei menù locali. Viceversa, forse proverà una comprensibile perplessità di fronte al biltong, piatto rinomato come accompagnamento degli aperitivi: carne essiccata di bufalo, impala, antilope e, per fortuna, anche di struzzo. 

    Per chi vuole provare infine emozioni davvero speciali, alcune partite quest'anno saranno trasmesse anche al cinema in 3D. Dopo le partite del “Torneo sei Nazioni di Rugby” trasmessa, in Inghilterra in 40 sale cinematografiche in versione tridimensionale, in Italia è stato sperimentato con la finale “Tim Cup” Inter - Roma, primo evento sportivo trasmesso in 3D in otto sale del circuito “The space cinema”. In Italia la ricezione 3D sarà possibile solo nei cinema, mentre in Spagna, Inghilterra, Stati Uniti e Corea del Sud, i telespettatori potranno godersi lo spettacolo anche a casa. Per quanto concerne le partite dell'Italia, è prevista in 3D solo Slovacchia-Italia.

    Volete dire la vostra su dove è meglio vedere le partite e con chi? Basta aprire il sito della trasmissione di Rai3 Che tempo che fa, che ha aperto una piccola inchiesta tra i cibernauti. Le risposte più simpatiche: "Con il mare sullo sfondo", "In Francia, dove mi trovo, tra i nemici: così alla fine c'è più soddisfazione!" "Sul divano di casa, stringendo il cuscino fino al fischio finale!" "All'aperto con tanta gente: più ce n'è, meglio è, su un maxi-schermo. "A una festa compestre, con qualcosa di buono da bere e da mangiare".

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