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martedì 11 dicembre 2018
 
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Dossier Viganò, i troppi punti che non quadrano

30/08/2018  La ricostruzione presenta molte incoerenze logiche ed è spesso basata sulle supposizioni dell'ex nunzio anziché sui fatti.

Il Papa «in questo momento estremamente drammatico per la Chiesa universale riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, sia il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro». È sconcertante la richiesta di dimissioni che un ex nunzio apostolico negli Stati Uniti ha rivolto nei giorni scorsi a Francesco facendo arrivare agli organi di informazioni di diversi Paesi (in Italia il quotidiano La Verità  diretto da Maurizio Belpietro e il blog del vaticanista di Rai 1 Aldo Maria Valli) un dossier di 11 pagine nel quale accusa Bergoglio di aver coperto la condotta sessuale scandalosa dell’ex arcivescovo di Washington Theodore McCarrick. L’autore della denuncia è monsignor Carlo Maria Viganò, 77 anni, un vescovo con una lunga carriera alle spalle nella diplomazia pontificia e nel Governatorato della Città de Vaticano.

Nella sua denuncia, il diplomatico vaticano riferisce che, in una breve udienza con Francesco avvenuta nel 2013, il Papa gli avrebbe chiesto: «Il cardinale McCarrick com’è?». E il nunzio avrebbe risposto: «C’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti». Il cardinale americano avrebbe infatti avuto per anni relazioni omosessuali con seminaristi maggiorenni e sacerdoti. Secondo Viganò, Francesco non avrebbe dato seguito alla sua denuncia né avrebbe preso provvedimenti, anzi, si sarebbe servito di McCarrick come consigliere per alcune scelte di governo della Chiesa americana. Ma l’affondo non riguarda solo il Papa: Viganò attribuisce infatti la colpa dell’insabbiamento del caso, già durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI per colpa degli ex segretari di Stato Angelo Sodano e Tarcisio Bertone. Inoltre attacca alcuni vescovi americani e prelati in servizio presso la Santa Sede, facendo nomi e cognomi, accusati di appartenere alla «corrente filo omossessuale favorevole a sovvertire la dottrina cattolica a riguardo dell’omosessualità».

Che credibilità ha la denuncia di Viganò? Il suo curriculum farebbe propendere per un’alta attendibilità: nato a Varese nel 1941 e ordinato presbitero per la diocesi di Pavia nel 1968, monsignor Viganò ha alle spalle oltre 20 anni di apprezzato servizio alla Santa Sede. Il suo nome, tuttavia, non è nuovo alle cronache di presunti scandali che riguardano i vertici della Chiesa, poiché alcune sue lettere figuravano tra quelle pubblicate nel 2012 all’epoca dei cosiddetti Vatileaks. Allora, il monsignore si lamentava con Benedetto XVI e il cardinale Bertone per la sua rimozione dagli incarichi in Vaticano con la “promozione” alla Nunziatura apostolica di Washington e faceva i nomi di colleghi corrotti all’interno dell’amministrazione della Santa Sede.

È però lo stesso dossier a far sorgere diversi dubbi sulla completa attendibilità di quanto denunciato. Il documento infatti è molto chiaro nel fare nomi e lo è molto meno nel circostanziare i fatti, la cui ricostruzione è spesso basata unicamente sulla testimonianza e sulle supposizioni dell’ex nunzio. L’autorevole vaticanista americano John Allen ha definito la lettera «basata solo sulla supposizione e sulla sua connessione dei punti».

Papa Francesco, nella conferenza stampa sul volo di ritorno da Dublino (il giorno stesso della pubblicazione delle accuse), alla domanda di una giornalista ha dichiarato:  «Non dirò una sola parola su questo perché il comunicato parla da sé e voi avete la capacità giornalistica sufficiente per trarre le conclusioni, con la vostra maturità professionale». E infatti il lavoro investigativo dei giornalisti di diverse testate internazionali ha fatto emergere numerose incongruenze.

Il punto che solleva maggiori dubbi riguarda la presunta esistenza di sanzioni che papa Benedetto XVI avrebbe adottato contro McCarrick imponendogli vita ritirata di preghiera e penitenza e il divieto di celebrare, predicare e prendere parte a eventi pubblici. Imputando a Francesco di non aver fatto rispettare quelle sanzioni, Viganò accusa anche Benedetto XVI e sé stesso. È stato infatti verificato che il cardinale McCarrick ha partecipato ad eventi pubblici in cui era presente Vigano (ci sono anche le fotografie) e persino lo stesso papa Ratzinger. Le possibilità sono due: o le presunte “sanzioni” sono un’invenzione di Viganò oppure già il predecessore di Francesco  ed il nunzio stesso hanno “chiuso un occhio”. Viganò poi accusa il cardinale Sodano di aver promosso McCarrick alla sede di Washington e di averlo fatto cardinale, quando già erano giunte denunce in Vaticano sulla sua condotta immorale. Secondo Viganò, il segretario di Stato avrebbe agito senza informare Wojtyla, già in cattive condizioni di salute e non in grado di seguire i dossier sulle nomine dei vescovi. In realtà, all’epoca (siamo tra il 2000 e il 2001), il papa santo, seppure ammalato, era ancora in grado di viaggiare e perfettamente lucido e la nomina dell’arcivescovo di Washington era tra quelle più importanti. Se dunque Viganò travisa i fatti in alcuni passaggi è chiaro che anche l’accusa centrale, cioè l’insabbiamento del caso da parte del Papa, diventa assai debole.

Da notare, ancora, che Viganò non fa menzione di un reato di pedofilia che McCarrick avrebbe compiuto oltre 40 anni fa. Quest’ultimo episodio, emerso solo di recente con un processo canonico celermente celebrato dalla diocesi di New York, ha condotto papa Francesco lo scorso luglio a imporre a McCarrick vita ritirata e, fatto mai avvenuto nella storia moderna, a toglierli il titolo di cardinale.

Getta infine un’ombra sulla “buona fede” della denuncia la tempistica della sua pubblicazione. Monsignor Viganò ha aspettato ben 5 anni dai fatti ma poi invia la sua lettera ai giornali proprio mentre Francesco è a Dublino per l’Incontro mondiale delle famiglie. In quell’occasione il Papa aveva preso dura posizione contro di abusi avvenuti in Irlanda e pochi giorni prima aveva fatto altrettanto con gli scandali sessuali negli Usa, pubblicando un’accorata «Lettera del Santo Padre al popolo di Dio» (diffusa il 22 agosto). Nell’operazione mediatica, pensata per vanificare le prese di posizione anti-pedofilia di Francesco, il vescovo Viganò è stato aiutato dal giornalista Marco Tosatti (fatto ammesso da quest’ultimo in un’ intervista all’agenzia Ap), una delle voci da tempo più critiche verso Francesco.  L’obiettivo ultimo dell’operazione, sostenuta da ambienti ultraconservatori della Chiesa Usa, sarebbe quello di condizionare l’operato del Papa, delegittimarne l’operato e favorire in futuro l’elezione di un pontefice più vicino alle posizioni tradizionaliste.

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