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Il sogno di Dwyer, 2.100 km di corsa

05/08/2011  Un insegnante inglese di 35 anni sta correndo l'equivalente di 50 maratone, da Roma a Londra, per raccogliere fondi in favore di una Onlus per malati terminali di cancro

Il maratoneta e insegnante inglese John Dwyer davanti al Colosseo, punto di partenza della sua maratona di beneficenza.
Il maratoneta e insegnante inglese John Dwyer davanti al Colosseo, punto di partenza della sua maratona di beneficenza.

Giovenale, che diceva “mens sana in corpore sano”, avrebbe senza ombra di dubbio applaudito l’iniziativa di John Dwyer, un insegnante inglese di 35 anni, provenienza West Sussex, che sta correndo l’equivalente di cinquanta maratone in cinquanta giorni: partito dal cuore di Roma, davanti al Colosseo, arriverà a Trafalgar Square, Londra, dopo aver percorso 2.100 chilometri, attraversato quattro nazioni e soprattutto raccolto fondi per la charity “Marie Curie Cancer Care”. Totale: sette settimane di corsa.

Prima curiosità: perché è partito da Roma?
«Premesso che è una città meravigliosa, la distanza che la separa da Londra è il massimo a cui mi posso spingere: appunto, 2.100 chilometri». Scelta inevitabile, dunque, quella dello start davanti al Colosseo. «E’ il cuore della città, l'icona più conosciuta a livello mondiale. Un po’ come Trafalgar Square, a Londra, dove concluderò la mia prova».

Tornerà da queste parti in occasione della Maratona di Roma il 18 marzo 2012?
«Sarà un onore».

Sette settimane da vivere di corsa: perché?
«Raccolgo fondi per “Marie Curie Cancer Care”, una onlus inglese che cura l’assistenza ai malati terminali di cancro. Aiuta loro e le famiglie dei malati».

Non le potrebbe bastare una maratona?
«Ho corso quella di Londra molte volte, è vero, ma è anche vero che mi piacciono le sfide impossibili, l'estremo. Una volta ho attraversato il Canada in bicicletta, 3.800 chilometri in quarantasette giorni. Fra l’altro ero molto amico di Rob Gauntlett, che a 19 anni divenne il più giovane inglese della storia a raggiungere la vetta dell'Everest. Poi nel 2009 è morto sulle Alpi e il suo ricordo continua a ispirare le mie imprese».

Ha un’idea di quanto potrà raccogliere?
«Neanche avevo iniziato a correre e già avevo raccolto 3.000 euro. Dunque, non mi pongo limiti per una giusta causa: 80mila? 100mila? Comunque saranno utili per chi ne ha bisogno».

Fiato a parte, c’è qualcosa che la preoccupa di questa mega-maratona?
«L'attraversamento delle Alpi sarà tosto. Ma sarà nulla in confronto al terribile caldo di questi giorni».

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