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Francia
 

Abou Jahjah: " Io sono Ahmed il poliziotto morto"

09/01/2015  Lo scrittore e opinionista libanese, che da molti anni vive in Belgio, spiega perché ha lanciato questo tweet, che in poche ore ha fatto il giro del mondo.

Il tweet pubblicato dall'account di Ahmed Merabet.
Il tweet pubblicato dall'account di Ahmed Merabet.

"Io non sono Charlie, io sono Ahmed il poliziotto morto. Charlie ridicolizzava la mia fede e cultura e io sono morto difendendo il suo diritto di farlo". Poche parole, forti, spiazzanti, affidate a un "cinguettio". In pochissimo tempo questo tweet ha fatto il giro del mondo, è stato raggiunto da milioni di  persone su Internet, ha fatto discutere, riflettere. Ahmed Merabet aveva 42 anni, era un poliziotto di quartiere di origine algerina, è stato freddato in strada dagli attentatori della strage al Charlie Hebdo. L'autore, che ha creato l'hashtag #JesuisAhmed, è Dyab Abou Jahjah, scrittore, opinionista, in passato attivista politico libanese che da molti anni vive in Belgio, dove si è laureato in Scienze politiche. Nel 2000 ha fondato un movimento panarabista, la Lega araba europea (Ael) ad Anversa, città con una vasta comunità musulmana.  Messo da parte l'attivismo politico, oggi è una voce molto influente in Belgio sui temi dell'immigrazione in Europa. 

Dyab Abou Jahjah, perché quel tweet? 
«Il mio intento principale era sottolineare il fatto che non solo i terroristi sono musulmani, ma che anche il poliziotto era musulmano. Volevo inoltre affermare che io prendo le distanze dal contenuto di quelle vignette pubblicate da Charlie Hebdo, ma questa mia posizione non mi trattiene dal continuare a difendere la libertà di espressione. Proprio come Ahmed ha dato la sua vita per difenderla».

Pensa che i musulmani per primi siano vittime di questo attentato e del fondamentalismo?
«I musulmani sono le prime vittime di questo tipo di terrorismo. Mi riferisco soprattutto a ciò che accade nel mondo arabo. La gente tende a dimenticare che lo Stato islamico e altri gruppi terroristici uccidono ogni giorno altri musulmani. E' ironico che perfino qui in Europa ammazzino altri musulmani. Il terrorismo può venire da tutte le religioni e da tutte le ideologie, ma non è mai rappresentativo di una fede o di una comunità, non importa quanto forte esso sia».

Come si può combattere il fondamentalismo in Europa?
«Prima di tutto bisogna dare a tutti, musulmani compresi, la sensazione di appartenenza. Far sentire loro che appartengono a questa società. Il fatto che giovani musulmani nati qui scelgono di andarsene o di attaccare questa società è in relazione col fatto che discriminazione, razzismo e islamofobia sono tendenze molti forti e dinamiche oggi all'interno delle società europee. Costruire una società coesa e inclusiva dove ciascuno si senta a casa sua è il solo modo per sconfiggere i terroristi e i loro difensori».

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