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sabato 23 febbraio 2019
 
Lirica
 

E' il Mediterraneo il tema del Macerata opera festival

20/07/2016  L'evento lirico, diretto da Francesco Micheli, e che si svolge dal 22 luglio al 14 agosto, è dedicato all'integrazione culturale tra i popoli. Opere di Verdi e Bellini. Intervista a Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi, registi della Norma.

 Il tenore americano Stuart Neill nell'Otello (foto Tabocchini).
Il tenore americano Stuart Neill nell'Otello (foto Tabocchini).

“Mediterraneo” è il titolo che Francesco Micheli ha scelto per la 52^ edizione del Macerata Opera Festival dal 22 luglio al 14 agosto nella suggestiva Arena Sferisterio. Lo stile, le scelte, le proposte di questo giovane regista alla sua quinta stagione a Macerata si riassumono  in due parole: innovazione e sperimentazione. Che perfettamente si coniugano nel suo caso a una forte presa sul pubblico: Micheli vuole e sa anche divertire la gente. Ma Mediterraneo non è solo un percorso fatto di scelte registiche (oltre che musicali, naturalmente), ma una riflessione su un tema di stretta attualità: l’integrazione culturale tra i popoli del bacino del Mediterraneo e l’incontro tra culture del mare nostrum. Eppure i titoli in programma appartengono al grande repertorio: Otello di Giuseppe Verdi, per la regia dello spagnolo Paco Azorin (Premio Campoamor 2016); Norma di Vincenzo Bellini, con la regia dei siciliani Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi; e Il Trovatore di Giuseppe Verdi, ripresa dello spettacolo del 2013 ideato dal regista Francisco Negrin. Per la parte musicale a dirigere Otello è Riccardo Frizza, grande esperto di repertorio italiano reduce dal suo settimo titolo al Metropolitan. Norma è concertata da Michele Gamba, giovane direttore trentaduenne assistente di Daniel Barenboim e collaboratore di Tony Pappano. Mentre sul podio de Il Trovatore c’è Daniel Oren, ormai un beniamino del pubblico italiano. Tra le voci più attese quella del tenore americano Stuart Neill nel ruolo di Otello e di Roberto Frontali in quello di Jago. Il soprano uruguayano Maria Josè Siri, una delle cantanti che il 7 dicembre aprirà la stagione scaligera con Madama Butterfly, sarà invece Norma. Ma veniamo allo sviluppo del tema. Che Otello sia una riflessione sui difficili rapporti fra etnie è già evidente nell’originale shakespeariano. Ma Norma? Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi ce lo spiegano: «Noi siamo mediterranei perché calati nella nostra realtà, che è una realtà multiculturale,  e perché lavoriamo con un gruppo di mediterranei come noi. Ma anche la nostra Norma è mediterranea, come lo era del resto Bellini, siciliano: è una madre, una madre che vorrebbe appartenere ad una famiglia felice: non per nulla nell’ouverture il pubblico vedrà il sogno di una Norma circondata dai figli e dal marito. Lo Sferisterio è un palcoscenico con un grande muro. Ed il muro è la barriera che separa Norma da Pollione, ma separa anche le due culture diverse, quella arcaica alla quale Norma appartiene, e quella romana. Norma, col suo amore per Pollione, invasore e potente, crea una breccia in quel muro. Per noi il finale non è una sconfitta dell’amore, ma una liberazione. Norma e Pollione distruggono la barriera che li separa. Dobbiamo molto nella realizzazione di questo spettacolo all’arte di una donna sarda, e dunque anche lei mediterranea, che abbiamo riscoperto: Maria Lai. La nostra è dunque una Norma che si rifà alle visioni arcaiche, semplici, lineari di questa artista». Nel vostro modo di fare teatro che posto occupa l’esperienza del TeatriAlchemici, dove lavorate con ragazzi down, con carcerati, con bambini, con gli abbandonati dalla società?: «Possiamo dire che il nostro modo di fare teatro si fonda su quell’esperienza, vive di quell’esperienza. Anche ora che mettiamo in scena un’opera lirica. Per noi il teatro inizia dalla comunicazione: e ci ha permesso di dialogare con loro. E così questi ragazzi, con i quali siamo continuamente in contatto mentre allestiamo qualsiasi nostro spettacolo, ci hanno insegnato una visione della vita, dei ritmi, dei problemi, della musicalità che per noi è essenziale. All’inizio è difficile rapportarsi con loro: perché vivono isolati e nella diffidenza. Ma poi con loro abbiamo imparato a costruire attraverso il teatro dei nuovi ponti, che sono metafisici, che svelano altre dimensioni e realtà. Il pensiero di un ragazzo down non vale meno del mio. Un detenuto ha una visione del tempo che non è la nostra. Un paraplegico ti insegna ad amare la sua sofferenza, a rispettare i suoi ritmi. E tutto questo crea il nostro teatro: noi nasciamo come attori, ma lo siamo in mezzo a loro. E spesso loro ci aiutano a capire cosa è veramente importante». Tra i tanti appuntamenti collaterali del Festival, si segnala il 24 luglio la serata con il Goran Bregovic and his Wedding & Funeral Orchestra e il ritorno il 4 agosto de la Notte dell’Opera (40.000 persone per le strade di Macerata nella scorsa edizione). La serata dedicata a “Medea, da Cherubini a Pasolini”, in scena l’11 agosto con la regia di Francesco Micheli raccoglierà fondi per  Medici Senza Frontiere, partner benefico del Festival: in particolare l’incasso sosterrà il progetto Milioni di Passi, a favore dei profughi e dei migranti. Il programma completo lo si trova su www.sferisterio.it

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