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lunedì 14 ottobre 2019
 
 

Adolescenti: non dipingiamole così

13/11/2013  Esplode il fenomeno delle baby prostitute e l’Italia intera grida all’emergenza. Ne parliamo con il dottor Alessandro Prisciandaro, Pedagogista e presidente dell’Apei, Associazione Pedagogisti ed educatori Italiani.

Esplode il fenomeno delle baby prostitute e l’Italia intera grida all’emergenza. Ne parliamo con il dottor Alessandro Prisciandaro, Pedagogista e presidente dell’Apei, Associazione Pedagogisti ed educatori Italiani.

- Cosa sta succedendo?
«Siamo davanti a una emergenza educativa. In questo ventennio ci siamo dimenticati di educare. L’uomo ha conquistato nel tempo obiettivi di cultura, fratellanza, valori e rispetto ma non vuol dire che questi restino come patrimonio alle nuove generazioni. È tutto un lavoro da rifare. Presi dal vortice consumistico del nostro stile di vita, presi dal conquistarci un pollice in più di una televisione nuova, ci siamo dimenticati che i nostri figli vanno educati e di dare loro un futuro. Il rispetto, l’onestà, il lavoro sono cose quasi banali. Ma io voglio dire banalità perché se ci siamo dimenticati del rispetto di sé e degli altri allora che ben vengano le banalità. La famiglia non educa, la collettività non dà un futuro ai giovani. E poi di chi è colpa? Loro. E la “via breve” è sempre la stessa: stabilire che questi ragazzi sono malati. Se i ragazzi non vanno bene a scuola, sono malati. Hanno individuato 17 disturbi del comportamento. Ma tutti crescono e tutti hanno diritto all’istruzione; sarà il maestro che veicola l’insegnamento con gli strumenti che possiede. Non possiamo dipingere l’infanzia in questo modo, non ce lo possiamo permettere perché loro sono il futuro e per i milioni di giovani che studiano, sperano, si sacrificano e, alla fine, ce la fanno».

- Cosa dobbiamo fare?

«Dobbiamo abbandonare la tendenza alla facile soluzione del “disturbo” e rafforzare la soluzione educativa della famiglia, pensare alla famiglia, aiutarla perché abbia gli strumenti e il tempo per stare vicino ai figli. Restituire alla famiglia il ruolo centrale di educare i figli. Attraverso il lavoro, perché senza lavoro non c’è dignità, senza dignità non c’è rispetto e il degrado si espande a macchia d’olio. Riprendiamo il lavoro e l’educazione e guardiamo positivo. Qualche ragazzina si prostituisce, lo so. Ma perché descrivere un’intera generazione come prostitute? La stampa dia la notizia ma lo faccia con sobrietà. Racconti, invece, i milioni di giovani che studiano, si impegnano e vivono normalmente. I nostri giovani sono sani, lo ripeto; la società costruisca per loro speranza e futuro. La scuola reagisca con uno scatto, tornando ad imparare invece che pretendendo solo di insegnare. Riprendiamoci i ragazzi con un dialogo educativo che coinvolge tutta la società!

 
 
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