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domenica 24 febbraio 2019
 
la visita in egitto
 

"Il Papa qui è il benvenuto": l'accoglienza degli egiziani musulmani

28/04/2017  Alcuni abitanti del Cairo di fede islamica esprimono la loro opinione e le loro aspettative sul viaggio di Francesco. La speranza, dicono, è che aiuti a portare la pace e a rilanciare l'immagine del Paese nel resto del mondo.

(Foto Reuters: la moschea di Al-Azhar al Cairo)

 

«La mia speranza è che il viaggio del Papa qui in Egitto porti coraggio e nuova fiducia nei confronti del mio Paese». Ahmed ha 30 anni, vive al Cairo, dove ha studiato Comunicazione di massa, oggi lavora come giornalista multimediale freelance. Allo stadio dell'Aeronautica militare del Cairo, domani 29 aprile, arriveranno anche moltissimi egiziani di fede musulmana per assistere alla messa celebrata da papa Francesco. Ahmed commenta: «La visita del Pontefice rappresenta un messaggio forte: penso agli attentati di poco tempo fa a due chiese copte e ai timori conseguenti che la visita del Papa fosse cancellata per motivi di sicurezza». Al Cairo Ahmed conosce gente di tutto il mondo, ha amici stranieri, spagnoli, francesi, anche molti italiani. «Tantissimi stranieri vorrebbero venire in Egitto, ma ora hanno paura. E non solo gli europei e occidentali. Poco tempo fa un conoscente in Uganda, africano come me, mi ha chiesto se fosse sicuro viaggiare nel mio Paese. Allora, la visita del Papa può aiutare a cambiare l'immagine dell'Egitto in giro per il mondo e a far capire che, nonostante i problemi, venire qui è possibile». 

 

Ahmed è di famiglia musulmana, ma preferisce definirsi semplicemente "non cristiano". «Non sono credente», spiega, «sono neutrale nei confronti delle religioni. E vorrei essere considerato solo come un giovane egiziano». Riguardo alla questione del rapporto fra musulmani e cristiani, preferisce non commentare. «Vorrei che ci guardassimo tra di noi soltanto come esseri umani». E osserva: «La vera domanda da porre è: in Egitto c'è libertà di religione oppure no? C'è libertà di conversione a un'altra fede o no? In questo Paese è obbligatorio essere identificato nel tuo documento di identità come appartenente a una confessione religiosa, che può essere soltanto l'islam, il cristianesimo o l'ebraismo. Nessun altro credo è ammesso nel documento di identità. Se sei, ad esempio, buddhista o non credente non hai possibilità di scriverlo. Nel mio documento io sono definito musulmano. Anche la libertà di conversione è molto limitata: un musulmano non può diventare cristiano. E anche per un cristiano non è così facile convertirsi all'islam, sia da un punto di vista burocratico che sociale. Cambiare religione, in generale, è difficile». Aggiunge: «Io ho amici di tutte le religioni e da un punto di vista formale, ufficiale, cristiani e musulmani vanno d'accordo, siedono alla stessa tavola, negli stessi bar. Ma il problema è che ognuno dovrebbe essere libero di credere in ciò che vuole. La fede dovrebbe essere un fatto personale. Se ci fosse più libertà di religione penso che in Egitto ci sarebbe più pace». 

 

Per Raafat, 27enne ingegnere del Cairo, di fede musulmana e spiccato senso pratico, la visita di Francesco è un evento importante, ma un problema da un punto di vista organizzativo per una città già caotica e congestionata in condizioni di normalità. Soprattutto per lui che abita proprio nella zona interessata dalla visita. «C'è un traffico pazzesco, le strade sono tutte bloccate, già da giorni è difficile muoversi», si sfoga Raafat. «Tutti qui sono i benvenuti, ma senza creare ulteriori problemi al traffico». Al di là dei problemi di viabilità, Rafaat sottolinea quello che per lui può essere un risvolto positivo della visita del Papa: «Il rilancio del turismo, che a causa del terrorismo negli ultimi anni ha subìto un crollo. Da ingegnere io sono abituato a ragionare in termini pragmatici». Ma una cosa ci tiene a puntualizzarla: «Io sono musulmano e ho colleghi di lavoro cristiani, il mio migliore amico è cristiano ed io gli voglio bene. Tra le due confessioni religiose in Egitto non ci sono affatto problemi. Il problema è il terrorismo, che non ha a che fare con la fede. Chi uccide non guarda alla religione, ammazza cristiani e musulmani. Il terrorismo non è l'islam».  

 

«E' la prima volta negli ultimi vent'anni che un Pontefice visita l'Egitto. E da quanto so i rapporti tra molto islamico e Vaticano non sono stati molto buoni dopo il discorso sull'islam pronunciato da Benedetto XVI nel 2006. Quindi penso che questo viaggio e la visita all'Università al-Azhar placherà le tensioni precedenti e inaugurerà un importante dialogo religioso». E' l'opinione di Saada Abd Elkader, 30 anni, musulmano, reporter e videomaker al Cairo. «Gli egiziani musulmani che si tengono informati sull'attualità sono interessati alla visita del leader della cristianità, ma, per essere onesto, credo che il loro principale pensiero al momento sia la situazione economica locale».  

 

La presenza di papa Francesco in Egitto unisce i popoli di tutto il mondo, perché tutti gli uomini sono fratelli. Ad affermarlo è Nasser, 57 anni, amministratore delegato di un'azienda di elettronica al Cairo. «Le religioni sono tutte uguali perché vengono da un unico Dio. Siamo tutti figli di Abramo e noi musulmani crediamo in tutti i profeti della Bibbia. L'Egitto ha sempre accolto tutti coloro che vengono a portare pace. Siamo un popolo rispettoso e generoso. E siamo sicuri che la nostra fede non invita nessuno alla vendetta e alla violenza. Accogliamo papa Francesco come un fratello, con la speranza che la sua visita aiuti a portare la pace nel Medio Oriente».                  

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