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domenica 17 febbraio 2019
 
 
Benessere

Emergenza Zika. Tutto ciò che occorre sapere per evitare e prevenire il contagio

01/03/2016  Io e mia moglie avevamo programmato un bel viaggio in Brasile. Siamo sposati da due anni e stiamo cercando di avere un fiœglio. Abbiamo però sentito notizie allarmanti su un virus pericoloso per le donne in gravidanza. Che cosa ci consiglia di fare? Rinunciare al viaggio? Esiste un vaccino?

Avete ragione a essere preoccupati e a porvi queste domande, gentili amici! Esiste, infatti, un’infezione causata dal virus Zika, pericolosa per le donne in gravidanza.
Originario dell’Africa e dell’A sia equatoriale, noto fin dagli anni ’50, questo virus si è poi diffuso alla Polinesia francese, con epidemie locali nel 2007 e nel 2013, e all’America Centrale. Da lì, è poi arrivato nel Sud America.
Oggi, è già diffuso in ben 24 nazioni, soprattutto nella zona equatoriale, fino a tutto il Brasile: una vera pandemia! Si tratta di un virus trasmesso attraverso la puntura di una zanzara (Aedes mosquitoes).
Il passaggio da una persona all’altra avviene, di regola, se c’è la zanzara a fare da vettore. Riflettere su questa situazione prima di intraprendere un viaggio è segno di grande responsabilità, anche verso il bambino che sta per nascere o che si desidera.

Quali sono i danni per gli adulti?

Agli adulti, l’infezione causa pochi sintomi simil-influenzali (lieve febbre e astenia, cefalea, dolori articolari) che scompaiono nel giro di alcuni giorni. Solo in 20 per cento delle persone che contraggono il virus, comunque, sviluppa i sintomi.
Tra i possibili, rari esiti a lungo termine negli adulti, c’è una malattia neurologica, la sindrome di Guillain Barré: una patologia autoimmune, con una fase acuta che si manifesta con una rapida paralisi generale di tutta la muscolatura corporea, perfino dei muscoli respiratori, al punto da richiedere l’intubazione. La malattia può, poi, lentamente migliorare, oppure lasciare esiti permanenti.
La correlazione non è stata ancora provata in modo certo, ma il dubbio è inquietante. Non ultimo, anche se la trasmissione principale è attraverso la zanzara, è stato descritto nel 2009 un caso di trasmissione sessuale, dal marito biologo alla moglie.

Quali, invece, i danni al feto?

Lo Zika virus attraversa la placenta e infetta in tal modo il feto, a cui causa infezioni gravissime.
Contratto nelle prime 16 settimane di gravidanza (quando si formano il cranio, il cervello e il midollo spinale), provoca “microcefalia”: il cranio si sviluppa poco e male, il cervello è molto ridotto soprattutto nella parte della corteccia, con conseguente ritardo mentale grave e complicanze serie fino alla morte. Comunque, per ora si considera che il feto sia vulnerabile durante tutta la gravidanza.
Nell’ultimo anno, tra ottobre 2015 e gennaio 2016, in soli tre mesi, ben 4.000 bambini sono nati con questo drammatico quadro anche in Brasile. Una tragedia immane!

Come prevenire l’infezione?

Per lo Zika virus, non ci sono, al momento, né vaccini né cure. Il Governo di El Salvador ha raccomandato alle donne del Paese di evitare gravidanze per almeno due anni. Raccomandano di posporle anche Colombia, Equador, Jamaica. È una misura eccessiva o adeguata? La ritengo adeguata, perché il virus Zika è pericoloso per le donne gravide e sono ancora troppe le cose che non sappiamo. Due anni sono il tempo prudenziale ritenuto necessario per mettere a punto un vaccino oppure cure adeguate. In particolare, prevenire una gravidanza è la misura più adeguata per evitare quindi di contrarre questo temibile Zika virus, per il quale non esistono per ora cure di sorta.

Come si fa a sapere se si è contratto il virus?

Purtroppo, non esistono in commercio test diagnostici per il virus. La diagnosi viene fatta solo in centri di ricerca superspecializzati (per esempio, nei laboratori del Center for disease control di Atlanta, in America), attraverso analisi specifiche che cercano il codice genetico del virus, o attraverso gli anticorpi per riconoscere le difese che il corpo sta mettendo in atto. È possibile, comunque, che nel giro di qualche mese questi test siano disponibili almeno nei grandi ospedali.

Perché occorre parlarne?

Perché è bene che tutte le donne, anche italiane, che si recano nei Paesi a rischio per lavoro o per turismo, assumano tutte le informazioni utili, onde evitare di contrarre, inconsapevoli, un virus pericolosissimo per il bimbo, causato da una “banale” puntura di zanzara infetta.
Questa raccomandazione è stata effettuata a gennaio 2016, pochi giorni fa, dai Centers for disease control and prevention (Cdc) di Atlanta (Usa), ente di autorevolezza mondiale nell’ambito delle malattie infettive. A dicembre 2015, l’aveva già fatto anche il Centro europeo per la prevenzione delle malattie infettive.
Quindi, il consiglio più utile è quello di rimandare assolutamente il concepimento a dopo che si è tornati a casa, meglio ancora dopo aver aspettato qualche mese per essere certi di non averlo contratto.
Questa indicazione vale anche per le atlete che, da tutto il mondo, arriveranno a Rio per le Olimpiadi che si svolgeranno tra sei mesi. Addirittura, alcune Nazioni hanno dato facoltà di scelta alle loro atlete se partecipare o rinunciare. Che siano sportive, o spettatrici, o semplici turiste, nel dubbio o nella certezza di una gravidanza iniziale, è meglio restare a casa. La prudenza non è mai troppa, in situazioni così incerte. Nel caso, alcune compagnie aeree rimborsano il biglietto se la donna è già incinta.
In positivo, non ci sono segnalazioni di rischi per le gravidanze successive, se la donna ha già superato l’infezione. Buon viaggio, magari da un’altra parte!

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