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Fede, vita, affetti: la lezione dalla Sacra Famiglia, oggi

28/12/2018  Su Tv2000 torna "E il Verbo si fece carne". Nei luoghi di Gesù, i Vangeli della domenica sono commenti dal vescovo di Grosseto, monsignor Rodolfo Cetoloni; l'analisi storico-biblica è curata da padre Alberto Joan Pari, frate francescano della Custodia di Terra Santa. Il reportage per Famiglia Cristiana della conduttrice del programma, Cristiana Caricato. La quinta puntata in onda il 29 dicembre alle 8 e il 30 alle 7.30.

Uno scorcio di Gerusalemme. Sopra. monsignor monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto. In copertina: padre Alberto Joan Pari. Foto: D. Morini/Tv2000, per gentile concessione.
Uno scorcio di Gerusalemme. Sopra. monsignor monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto. In copertina: padre Alberto Joan Pari. Foto: D. Morini/Tv2000, per gentile concessione.

Gerusalemme, dicembre

Nostro servizio

Per il pellegrino, qualsiasi fede pratichi, la tappa al Kotel, il  Muro del pianto o in arabo di al-Buraq, è obbligata. Si tratta di ciò che rimane del secondo Tempio di Gerusalemme, il luogo più sacro per l’ebraismo. Non è raro, tra rabbini e turisti, ebrei della diaspora e comitive di cristiani, incrociare famiglie in festa, in particolare il lunedì e il giovedì. Alcune hanno percorso migliaia di chilometri e attraversato oceani per vedere il proprio figlio compiere il “Bar Mitzvah” nella cornice unica dell’antica Gerusalemme, accanto alle pietre più sacre. Si tratta di un rito di passaggio antichissimo che permette al bambino ebreo di entrare a far parte pienamente della comunità al compimento dei 13 anni e un giorno, e diventare responsabile per sé stesso nei confronti della Halakhah, la legge ebraica.

“I ragazzini si preparano per un anno, a volte più, - spiega il biblista francescano padre Alberto Joan Pari - per poter cantare un brano dell'Antico Testamento, sapendo a memoria qual è la vocalizzazione, non indicata nel testo sacro. Al termine della lettura devono anche tenere un’omelia, citando i vari saggi rabbinici e potendo così spiegare le Scritture”. Il Bar Mitzvah introduce il giovane alla preghiera, alla lettura della Torah, alla ritualità ebraica, ma soprattutto lo mette in relazione con il proprio popolo, donandogli la maturità necessaria per vivere in pienezza la sua appartenenza e la sua identità.

Il Vangelo di domenica 30 dicembre richiama proprio questo evento nella vita del Figlio di Dio, con la Sacra Famiglia che arriva a Gerusalemme per onorare la tradizione. Non è un caso che l’evangelista Luca annoti con precisione l’età di Gesù, 12 anni, e che parli di “consuetudine” sebbene la metta in relazione alla festa di Pasqua. “La location è proprio quella di un Bar Mitzvah – conferma Padre Pari – Gesù compie tutti i gesti richiesti e i genitori si avviano verso casa convinti che lui sia ormai un uomo di preghiera, che possa gestire l’orazione in Sinagoga. Lo perdono e lo ritrovano al tempio”. E’ diventato figlio della legge o del comandamento, e si comprende come il racconto evangelico si soffermi sulla prova che Gesù dà nel tempio della sua sapienza, di come risponda alle domande dei maestri, dopo aver letto e commentato le Scritture.

L’ambientazione è quella scelta da “E il Verbo si fece carne”, l’itinerario televisivo di riflessione attorno al mistero del Natale di Tv2000, per commentare il Vangelo che sarà proclamato nella festa della Sacra Famiglia: l’area del Tempio. Nel Davidson Center, il parco archeologico a ridosso del Kotel, è possibile rendersi conto della visione che gli antichi ebrei dovevano avere, arrivando sulla collina del Tempio. “La costruzione del secondo Tempio fu iniziata nel 19 A.C. da Erode il grande. – continua padre Pari - Impiegarono 9 anni per erigerlo, un anno e mezzo solo per la casa di Dio, il Santo dei Santi. Tuttavia ci vollero decenni per consolidare e terminare i lavori. Secondo Giuseppe Flavio nel 62 o nel 64 D.C. terminarono veramente i lavori, per cui pochi anni prima della grande distruzione ad opera dei Romani del 70 D.C.”.

Oggi ci si può muovere tra i resti di quelle che doveva essere l’intreccio di strade e vicoli intorno al Tempio. Sono visibili moltissimi mikveh, i bagni rituali che consentivano ai pellegrini di purificarsi prima di accedere all’area sacra, ma si possono individuare anche gli spazi dedicati ai cambiavalute, perché l’unica moneta ammessa per le offerte e le donazioni al Tempio era l’antico Shekel. Ancora oggi si può calpestare parte della scalinata solenne che portava alla Porta Bella, più volte citata nei Vangeli, oggi quasi totalmente ostruita da un edificio di epoca mammalucca. Su quei gradini corsero, forse, carichi di ansia, Maria e Giuseppe, alla ricerca del loro figlio. “Il loro sguardo sul Mistero che cresceva e si formava - ricorda monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto e protagonista delle meditazioni di Tv2000 - è quello che dobbiamo ritrovare. La ricerca di Gesù comporta a volte anche il sentimento della perdita. Maria e Giuseppe vivono l’angoscia di aver perso Colui che gli era stato affidato, si mettono in cammino e lo cercano. Quando lo ritrovano, le parole del giovane Figlio suonano come un rimprovero, “Perché mi cercavate? Non sapete che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? Ma sono parole che finiscono per allargare il cuore e l’orizzonte. Per proiettarli in un Mistero ancora più grande”.  

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