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sabato 25 maggio 2019
 
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Finanza vaticana: più trasparenza

01/04/2015  Per la prima volta la Santa Sede sottoscrive un accordo sullo scambio di informazioni confermando la linea della totale trasparenza. Regolarizzate le posizioni degli italiani con capitali depositati allo Ior e novità sui dati fiscali riguardanti le Congrgazioni religiose.

Fine del segreto bancario anche per lo Ior e via libera ad una procedura speciale che consentirà a società e a persone fisiche italiane che hanno i conti allo Ior di riportare i capitali in Italia, utilizzando i benefici fiscali previsti dalla legge sul cosiddetto scudo fiscale, che già vale per la Svizzera e altri Paesi considerati paradisi fiscali. E’ ciò che prevede la Convenzione fiscale firmata il 1 aprile dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e dal Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati mons. Paul Gallagher.

Per la prima volta dunque il Vaticano sottoscrive un accordo sullo scambio di informazioni in segno della totale trasparenza. Le informazioni fornite alle autorità italiane riguarderanno i periodi d’ imposta a partire dal primo gennaio 2009. In questo modo i cittadini italiani a cui recentemente il Vaticano ha chiuso i conti allo Ior perché non ne avevano più diritto, in seguito alle revisioni fatte dalle nuove autorità finanziarie della Santa Sede, potranno portare i loro soldi nelle banche italiane e beneficiare dello scudo fiscale.

Ma l’accordo prevede anche un’altra novità, che riguarda soprattutto le Congregazioni religiose, gli enti caritativi e le diocesi che hanno diritto ad avere conti in Vaticano. Tutte le attività di questi conti saranno fornite alle autorità italiane e i fondi e le rendite finanziarie percepite in relazione all’attività del conto, saranno tassati secondo la legge fiscale italiana da partire però dal 2014. Saranno esclusi dalle tasse gli immobili che godono di extraterritorialità.

In questo caso la Convenzione è precisa e sbaraglia interpretazioni giurisprudenziali incerte, per esempio sull’Ici, che erano state proposte da alcune parti, riguardo agli immobili extraterritoriali. L’anno scorso il presidente uscente dello Ior Ernst von Freyberg aveva sottolineato che i clienti dello Ior “in futuro dovranno tutti dimostrare di pagare le tasse nei Paesi d’origine, a cominciare dall’Italia”.

La Convenzione in questo caso ricalca ciò che la Santa Sede ha già fatto con gli Stati Uniti con l’Accordo Facta, con la quale in pratica ha aderito alla legge federale che prevede che i cittadini americani che vivono fuori dagli Usa devono dichiarare i conti che possiedono, mentre le istituzioni finanziera straniere devono riferire alle autorità fiscali statunitensi circa i propri clienti americani. Lo Ior in una nota ha assicurato ogni assistenza ai propri clienti, dopo la firma della Convezione tra Santa Sede e Italia.

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