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lunedì 20 novembre 2017
 
Fino all'ultimo bambino
 

La realtà aumentata per guardare il mondo con occhi diversi

17/10/2017  Una tecnologia che consente di "entrare" nella realtà della guerra e della fame. Come accade a milioni di bambini

Avete mai camminato all’interno di una baraccopoli? Avete mai sentito l’odore della guerra? Fino al 17 ottobre alla Microsoft House di Milano (viale Pasubio 21, M2 Garibaldi) è possibile (gratuitamente) fare un’esperienza immersiva e coinvolgente in tre situazioni simbolo delle cause della malnutrizione, ovvero la povertà, la guerra e i cambiamenti climatici. Grazie alla tecnologia si può camminare tra topi e rifiuti all’interno di una delle più grandi discariche dell’Asia, nella periferia di Mumbai in India. Quindi, nella stanza successiva, avere paura nella “città martire” di Oms in Siria, segnata da granate, cumuli di macerie e palazzi sventrati, tra cui spuntano bambini soli e impauriti. Infine, attraverserete il deserto somalo ascoltando gli allevatori colpiti dalla siccità e dalla conseguente morìa del bestiame.

Il percorso educativo è stato sviluppato dall’alleanza tra Microsoft e Save the Children attraverso le tecnologie della realtà aumentata. Anzi, è più corretto parlare di “realtà mista”, poiché si parte dagli elementi reali presenti nelle stanze (ma anche suoni e odori), a cui sono aggiunti ologrammi e proiezioni virtuali con cui si può interagire. Il tutto grazie agli HoloLens, gli occhiali che coprono tutto lo specchio visivo e che Bill Gates, presentandoli insieme a Windows 10, ha definito «il primo computer olografico» della storia. Acer ha fornito i dispositivi, mentre l’azienda triestina Teorema ha creato l’applicazione per i visori. 

Silvia Candiani, che guida Microsoft nel nostro Paese, spiega come uno degli obiettivi dell’azienda sia proprio «aiutare persone e organizzazioni a ottenere di più grazie alla tecnologia: solo in Italia sono oltre 6500 le realtà aiutate dal 2012, fornendo soluzioni per aumentare il loro impatto». Infatti non è facile comunicare il dolore, ma i visori di realtà mista permettono di vivere in prima persona le difficoltà dei bambini. Ci si ritrova a tu per tu con bimbi che rovistano nella spazzatura mentre l’aria si riempie di fumi tossici, mamme che tengono in grembo neonati affetti da malnutrizione cronica. Sullo sfondo il pianto straziante di chi ha perso tutto in Siria, entrata scandalosamente nel suo settimo anno di guerra.

Tanti sono gli stimoli sensoriali a cui si è sottoposti durante il percorso. Non basta però commuoversi, occorre passare da spettatori a soccorritori: l’esperienza è infatti inserita nella campagna “Fino all’ultimo bambino”, che Save the Children ha lanciato per sostenere programmi di salute e nutrizione in Egitto, Etiopia, India, Malawi, Mozambico, Nepal e Somalia. Tutti possono contribuire attraverso il numero solidale 45544, attivo sino al 5 novembre: inviando un sms da cellulare si doneranno 2 euro, oppure 2 o 5 euro chiamando da rete fissa o da cellulare. L’anno scorso, 21 milioni di bambini hanno beneficiato dell’edizione analoga della campagna.

La campagna punta dunque il dito contro la malnutrizione, il killer silenzioso che ogni anno uccide nel mondo tre milioni di bambini sotto i cinque anni. Purtroppo è un assassino ben radicato: 1 minore su 4 sotto i cinque anni (più della metà in Asia, il 30% in Africa) è colpito da malnutrizione cronica, 1 su 12 da quella acuta. Il tasso più triste è dell’Eritrea, seguita dall’India. Inoltre la fame espone al rischio della vita, ma anche a gravi problemi nello sviluppo cognitivo e fisico per chi sopravvive.

Come emerge dal rapporto di Save the Children “Una fame da morire. Vecchie e nuove sfide nel contrasto alla malnutrizione”, questo killer, seppur silenzioso, sarebbe ben prevenibile perché le tre cause principali sono conseguenze di comportamenti umani, ovvero la povertà, la guerra e i cambiamenti climatici. Nel primo caso la povertà è multidimensionale e diventa un circolo vizioso: in Africa subsahariana appena meno della metà della popolazione rurale (43%) può accedere all’acqua potabile, mentre solo 1 persona su 5 ha accesso ai servizi igienici, considerati entrambi elementi essenziali nella lotta alla malnutrizione, come l’istruzione, dalla quale ancora oggi sono tagliati fuori 263 milioni di minori nel mondo.

Quanto al clima, in seguito a El Niño, considerata la peggiore crisi climatica degli ultimi 35 anni, quasi 20 milioni di persone (7 milioni di bambini) stanno soffrendo la fame in Etiopia, Somalia e Kenya in seguito alla siccità e alla mancanza di fonti d’acqua sicure: i raccolti sono stati persi, il bestiame muore e si diffondono malattie quali diarrea, colera e morbillo, che in quel contesto diventano mortali.

Solo nel 2016 conflitti e insicurezza alimentare hanno provocato la fuga di 65,6 milioni di persone, mai così tante dal 1945. La guerra si conferma la madre di tutte le povertà: più della metà dei denutriti vive in paesi colpiti da conflitti, dove si è costretti a sfamarsi con quel che rimane dei raccolti, ad arrangiarsi con ciò che si trova, come cibo per animali o foglie, a bere da sorgenti d’acqua contaminate. In Yemen, ad esempio, circa 17 milioni di persone - pari al 60% della popolazione - risultano in stato di insicurezza alimentare.

La malnutrizione non è un fatto recente. Cinquant’anni fa, era il 1967 e per la prima volta il mondo veniva sconvolto dalle immagini dei bambini del Biafra, con le braccia e le gambe scheletriche, la pancia gonfia, ridotti alla fame durante una drammatica guerra civile che per tre anni aveva decimato le popolazioni della provincie sudorientali della Nigeria. Dal 1990 ad oggi sono stati compiuti importanti passi in avanti, riducendo da 254 a 155 milioni il numero di bambini colpiti da malnutrizione cronica. Ma siamo ancora lontani dall’obiettivo che il mondo si era dato sul tema, ovvero l’eliminazione di tutte le forme di malnutrizione entro il 2030.

Infine, dal rapporto di Save the Children arriva anche una buona notizia: cresce l’allattamento al seno (dal 36% del 2005 al 43% del 2016), che garantisce ai neonati sei possibilità in più di sopravvivere nei primi mesi di vita.

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