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lunedì 21 agosto 2017
 
 

Galantino: "La violenza si vince con gesti di pace"

28/07/2016  Il segretario della Cei sottolinea anche la responsabilità della stampa che non dà abbastanza spazio ai gesti di pace che costruiscono.

«Tutti ci chiediamo cosa fare, ma dove si sta già facendo qualcosa per dire una parola alternativa a quella di Daesh la stampa, le comunicazioni sono completamente assenti». Monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei, guarda i giovani di Casa Italia, il punto di riferimento per i giovani italiani che partecipano alla Gmg in Polonia, e pensa al silenzio che i grandi media quasi ovunque stanno riservando a  tutto «il bene che si sta facendo qui oggi. Qui si stanno pronunciando parole e ponendo gesti che vanno in una direzione completamente diversa da quella di Daesh (Isis). Ma cosa di serio i social e la stampa dicono di questa realtà? Se ne stanno accorgendo?».

Monsignor Galantino non si meraviglia allora «quando cresce solo l’atteggiamento di paura e di insicurezza visto che i segni che porterebbero in una situazione diversa non vengono nemmeno citati, notati, messi in circolazione, fatti conoscere». E dice «con grande chiarezza che, in questo momento, la stampa non sta facendo il suo dovere perché non sta avendo le orecchie e le antenne rizzate verso ciò che di buono esiste. Non di buono nel senso di buonista, ma di gesti concreti, di persone che stanno dicendo altro rispetto a Daesh. Certo che fa più effetto il dramma di un uomo che viene sgozzato, ma non bisogna dimenticare le idee nuove, come quelle che stiamo vedendo qui, che vanno avanti. Ci sono atteggiamenti nuovi, nuove parole che si stanno pronunciando, degli incontri veri che si stanno realizzando. La Gmg dice che, in questo momento la chiesa è in grado di muovere centinaia di migliaia di giovani contemporaneamente intorno agli stessi obiettivi, attorno a dei valori. Tacitare questo, non mettere in circolazione tutto il bene che viene da questo incontro è una colpa».

Il segretario della Cei insiste: «C’è una responsabilità di chi pensa di opporre violenza a violenza fisicamente. Ma anche di chi, in questi social e  nella stampa, riempie le pagine di considerazioni irridenti nei confronti di chi continua a dire che alla violenza non si risponde con la violenza che nessuna guerra è mai stata vinta con un’altra guerra e che il perpetrarsi della violenza non porta alla soluzione dei problemi». Galantino «stigmatizza in maniera chiara coloro che anche in questi momenti stanno rinfocolando odio. Quello che è successo in Francia sta facendo alzare in volo molti avvoltoi».

Per ridare speranza, invece, «l’attenzione va tenuta su questi crimini, ma bisogna far emergere e tenere l’attenzione anche su quello che di buono sta emergendo». Perché, è il messaggio chiaro: «il male non lo si vince con altro male, la violenza non la si vince con la violenza. Il male lo si vince con il bene, ma il bene bisogna andare a cercarlo. E per vedere il bene bisogna avere occhi e cuore capaci di vederlo. Quello che sta succedendo a Cracovia in questi giorni è una esperienza che, anche se nel dolore e nella fatica può sicuramente dirci che non siamo condannati inesorabilmente a essere vittime della violenza».

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