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sabato 24 agosto 2019
 
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Gambino di Scienza e Vita sul caso Lambert: «Le persone inguaribili vanno sempre curate»

12/07/2019  All’indomani dalla scomparsa di Vincent Lambert, si esprime con dolore Alberto Gambino, presidente di Scienza e vita : «Bisogna distinguere tra cura e terapia. La cura non va mai negata a nessuno». E fa un appello al Parlamento perché prenda posizione rispetto alla prossima sentenza della Corte costituzionale sull’eutanasia che potrebbe entrare in Italia dal 24 settembre: «L’eutanasia annienta la solidarietà umana».

Alberto Gambino
Alberto Gambino

Si sono spenti ieri i riflettori sul caso pietoso che ha diviso e scosso la Francia di Vincent Lambert, l'uomo tetraplegico, che è stato lasciato morire per disidratazione su sentenza della Corte di Cassazione francese. Alberto Gambino, presidente di Scienza e Vita, commenta il caso d’Oltralpe all’indomani della pubblicazione di un documento firmato con il Forum delle Associazioni Familiari, il Movimento per la vita, l’Associazione Medici Cattolici Italiani, il Forum Associazioni Socio-Sanitarie e l’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici proprio sul Fine Vita. «La nostra posizione parte da un punto cruciale e cioè la pratica di interrompere un’esistenza umana attraverso la sospensione di idratazione e nutrizione. Qui è il cuore della questione» afferma Gambino. «Che sia lecito interrompere la vita a chi è in una condizione, non di malattia terminale, ma di minima coscienza, dove cioé i soggetti hanno piccole percezioni e reazioni, sono in piena vita e ancora in grado di percepire una carezza, un momento di conforto; vite umane quindi che non sono al loro termine ma proseguirebbero la loro esistenza anche a lungo. Una tecnica - quella di interrompere queste vite senza alimentarle più - che noi di Scienza e Vita non abbiamo mai accolto, tanto da criticare anche la legge italiana che qualifica idratazione e nutrizione come “trattamento sanitario”».

Una distinzione necessaria tra cura e terapia

«Fondamentale. Perché le persone che non sono più guaribili vanno sempre curate, diverso invece è il tema della terapia. Con Lambert si è associato all’idea che se si è inguaribili non si merita più di essere curati. Ed ecco allora che in Francia, con un’equipe medica, si è valutato che sia lecito interrompere un’esistenza umana; Lambert è stato vissuto come se fosse un caso di accanimento terapeutico perché per loro l’obiettivo è la guarigione e tutto ciò che non porta alla guarigione è ostinazione. Ma ci sono milioni di persone in questa situazione, non per questo vanno accompagnate alla fine. Come se l’essere umano in una dimensione relazionale piena fosse più degno di altre situazioni, come quella di Lambert, dove c’era un’irreversibilità dello stato e quindi mai una guarigione».

Una situazione paradossale e drammatica anche per la contrapposizione tra la volontà dei genitori e quella della moglie e dei fratelli…

«C’è una difficoltà reale in tal senso: Lambert non si è mai espresso in maniera esplicita rispetto alla sua volontà. In Italia per interrompere idratazione e nutrizione ci vogliono almeno un biotestamento o un consenso informato. In Francia decidono i medici, anche cercando di ricostruire la volontà del paziente. Ecco perché i fratelli e la moglie hanno sostenuto un punto di vista e i genitori un altro. Ma sono solo testimonianze, ricostruzioni. Altro è avere un testo nero su bianco. In concreto ha deciso l'equipe sanitaria. Non ultimo, c’è il tema dei costi sanitari. Se ci sono situazioni che si protraggono e quel letto grava sul bilancio della sanità, allora si è portati a considerare l'assistenza a una situazione inguaribile non meritevole di essere portata avanti perché anche economicamente insostenibile. Inoltre qui si è errato nel parlare di accanimento terapeutico perchè la somministrazione di liquidi nutrienti non è una terapia che cerca di guarire oltre il possibile. Anzi, è un primario sostegno solidale e necessario.

Una Francia che ha alzato la voce anche con l’Onu

«C’era un richiamo da parte del comitato Onu sui diritti per i disabili che aveva chiesto alla Francia gli atti della vicenda giudiziaria per verificare se fossero stati conculcati i diritti di Vincent Lambert. Tra l’altro l’Onu è stato fondato anche dalla Francia. L’aveva invitata a mantenere in vita Lambert e mandare questi documenti perché il comitato potesse valutare la situazione. E lì è venuta fuori una caratteristica dell'amministrazione francese che vuole fare da sola. La Cassazione francese ha risposto dicendo che la richiesta dell’Onu non è cogente. E hanno smesso di sostentare Vincent Lambert per provocarne la morte».

Dal 24 settembre potrebbe entrare in Italia l’eutanasia. Voi siete i firmatari di un documento di recente stesura per riaffermare un sì assoluto e incondizionato alla vita

«Un documento che abbiamo firmato in sei associazioni di area cattolica in comunione con la Cei. Che nasce da un’esigenza. Il rischio dal 24 settembre di avere l’eutanasia in Italia. Tocca fare un passo indietro; al caso di Dj Fabo, tetraplegico che voleva morire. Egli poteva seguire il percorso dell'attuale legge italiana essendo in grado di esprimersi.La nostra legge prevede la possibilità di interrompere terapie e sostegni vitali e comunque, poi, essere accudito fino alla fine anche con le cure palliative. Invece, avendo a fianco i redicali, ha scelto di recarsi in Svizzera e sottoporsi alla pratica del suicidio assistito con la somministrazione di un farmaco letale. Marco Cappato, l’esponente radicale che lo ha accompagnato, è stato accusato del reato di aiuto al suicidio. Il caso è arrivato fino alla Corte costituzionale, che con una procedura davvero unica, ha scritto un’ordinanza in cui si è detta favorevole a non configurare alcun reato nelle vicende come quelle del dj Fabo e di Marco Cappato, invitando il Parlamento a legiferare in proposito. Corte che, dunque, ha dato 10 mesi al Parlamento per fare una legge dicendo: “ci rivediamo il 24 settembre 2019, se una legge non ci sarà, allora depenalizzeremo noi, con una sentenza, le pratiche suicidarie/eutanasiche”. Ecco allora l’esigenza di un documento in cui chiediamo al Parlamento - cosa che non ha fatto sino a ora – di provare almeno ad affrontare il tema in un'ottica diversa da quella di introdurre in  Italia l’eutanasia. Ad esempio, in un convegno recente, alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on.Giorgetti, peraltro molto sensibile al tema, alcuni autorevoli giuristi hanno proposto una qualche differenziazione sul suicidio assistito a seconda che si tratti di un aiuto a chi ha un momento di sconforto e, dunque, va bloccato nel suo gesto inconsulto e non certo accompagnato sull'orlo del baratro; da chi, invece, versa in uno stato di sofferenza, continua, estenuante ed insopportabile: l'aiuto al suicidio rimane in entrambi i casi un reato ma la misura della pena può essere diversificata. Allora è necessario che il Parlamento, prima del 24 settembre, faccia almeno una proposta di legge per giustificare un supplemento di riflessione. Altrimenti la Corte, come ha già detto, il 24 settembre introdurrà l'eutanasia in Italia. Il Parlamento, in leale e doverosa collaborazione con gli altri organi costituzionali dello Stato, non può rimanere silente».

Uno scenario quello dell’eutanasia in Italia che gela il sangue…

«Sì, perché annienta la solidarietà umana, perché azzera la libertà che ciascun essere umano ha di fare del bene all’altro. Perché eutanasia vuol dire "armare" qualcuno di un diritto impossibile da gestire quando si versa in una situazione di vulnerabilità come quando si è ammalati. Il diritto all'eutanasia mina alla base in maniera irreversibile le relazioni umane e la solidarietà. “Io voglio essere ucciso”. Se la richiesta diventa diritto, l’altro non può fare nulla, viene annienta la solidarietà di chi vorrebbe dirti: “aspetta, andiamo avanti facciamo un pezzo di strada insieme”. Se una delle due libertà viene "armata" giuridicamente, impedendo la libertà dell’altro, annulla la solidarietà. E poi, soprattutto, apre ad un'orizzonte di scelte di morire che, in tutti i Paesi che l'hanno recepita, è finita per diventare una prassi praticamente abituale davanti a certe patologie. Non dimentichiamoci infatti che la legge incide sulla cultura e le abitudini dei cittadini, facendo diventare regole sociali, ciò che si è concretamente previsto per disciplinare un caso estremo. E che siano casi estremi lo dimostra il fatto che negli ospedali italiani, davanti a situazioni inguaribili, si chiedano soprattutto supplemneti di cure e di terapie. Se cambia la prospettiva in forza di una legge, si finisce per accompagnare verso l'esito finale proprio le persone più deboli e abbandonate. Non è un caso che un magistrato e politico autenticamente "di sinistra" come Luciano Violante abbia sempre definito l'eutanasia come la "morte dei poveri"».

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