logo san paolo
martedì 12 dicembre 2017
 
la decisione di trump
 

Israele, lo Stato senza capitale sulla mappa

06/12/2017  Tel Aviv è il centro economico, la sede delle ambasciate e l'area metropolitana più popolosa del Paese. A Gerusalemme si trovano il Governo, il Parlamento (Knesset), i ministeri. Una situazione che, dal 1948 a oggi, è rimasta indefinita.

(Nelle foto Reuters: la sede dell'ambasciata Usa a Tel Aviv.)

Gerusalemme o Tel Aviv? Quale città va considerata, attualmente, capitale dello Stato di Israele? Dal punto di vista formale, nessuna delle due. I complicati sviluppi storico-politici e bellici, a partire dal 1948, hanno reso la questione ingarbugliata. Per gli israeliani Gerusalemme, unica e indivisibile (quindi compresa la parte Est), è la loro capitale. Fisicamente, la sede del Governo israeliano, la Knesset (il Parlamento) e i ministeri (tranne quello della Difesa, che ricopre un ruolo particolarmente delicato e strategico) si trovano a Gerusalemme (che gli arabi chiamano Al Quds, la "Santa"). Ma le ambasciate degli Stati che riconoscono Israele si trovano a Tel Aviv. 

Affacciata sul Mediterraneo e sede del principale aeroporto israeliano, il Ben Gurion, la vivace e dinamica "Collina della primavera" - questo significa il nome Tel Aviv in ebraico - è il fulcro economico del Paese e l'area metropolitana più popolosa del Paese. Dichiarata patrimonio dell'umanità dell'Unesco nel 2004 per i numerosi esempi di architettura Bauhaus che la caratterizzano e che le sono valsi la definizione di "città bianca", Tel Aviv de iure non è capitale di Israele. Di fatto, molti la considerano tale, per semplificazione. Certamente non gli israeliani.

I palestinesi rivendicano Gerusalemme est come loro capitale. Le Nazioni Unite non riconoscono la Città Santa come capitale di Israele né tantomeno l'annessione della parte est allo Stato israeliano, sulla base di una prima risoluzione Onu del 1947 che definisce il principio di "due popoli e due Stati" e, dunque, Gerusalemme est come capitale del futuro Stato della Palestina. L'Unione europea, attenendosi alla medesima risoluzione, non riconosce come capitale israeliana la città simbolo delle tre religioni abramitiche (ebraismo, cristianesimo e islam). 

Israele, insomma, non ha una capitale ufficiale. Nella pratica, Gerusalemme è sede delle istituzioni.  La decisione di Donald Trump di sposare l'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme riconoscendo quest'ultima come capitale di Israele, lascia un punto interrogativo in sospeso: il riconoscimento da parte di Washington riguarda Gerusalemme ovest o la città di Gerusalemme intera, compresa dunque la parte est? Non è un distinguo di poco conto.

La presa di posizione americana rischia di infiammare il mondo arabo. Nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania migliaia di palestinesi hanno organizzato cortei di protesta, con slogan contro gli Usa e bandiere americane bruciate. Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, dopo aver avuto contatti con il presidente palestinese Abu Mazen e i leader di Iran, Arabia Saudita, Qatar, Tunisia e altri Paesi asiatici, ha fissato un vertice straordinario a Istanbul, il 13 dicembre. al quale sono invitati i 57 Paesi membri dell'Organizzazione della cooperazione islamica (organismo fondato nel 1969 in Marocco con lo scopo di salvaguardare e promuovere gli interessi delle popolazioni musulmane nel mondo). 

Le ripercussioni della decisione statunitense preoccupano la comunità internazionale. Anche papa Francesco si è espresso sulls questione e ha lanciato un appello. «Gerusalemme è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, che in essa venerano i Luoghi Santi delle rispettive religioni, ed ha una vocazione speciale alla pace», ha dichiarato in udienza generale. «Prego il Signore che tale identità sia preservata e rafforzata a beneficio della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero e che prevalgano saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti».

I vostri commenti
12
scrivi

Stai visualizzando  dei 12 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo