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martedì 02 settembre 2014
 
 

Gioco d'azzardo, il pub fa l'obiettore

08/05/2012  L'ultima tendenza: rinunciare ai lauti guadagni delle macchinette. L'esperienza del Crazy Pub di Casorate, nel varesino. Anche se le ditte produttrici di slot non si arrendono.

Aperitivo "anti-azzardo" nel pub di Casorate sempione, nel Varesino,
Aperitivo "anti-azzardo" nel pub di Casorate sempione, nel Varesino,

L'ultima resistenza allo strapotere del gioco d'azzardo (e di Stato) si chiama obiezione di coscienza. Non dei giocatori, ovviamente, ma dei locali che hanno deciso con coraggio di andare controcorrente e rinunciare ai lauti guadagni delle slot machine. Il primo, nel novembre scorso, è stato il Crazy Pub di Casorate Sempione, nel Varesino, che al posto della macchinette ha deciso di puntare su formaggi, vini e birre artigianali. Sei mesi dopo, quella sfida può dirsi vinta e il locale in questi mesi ha visto persino aumentare la propria clientela. «Non potevamo far finta di niente e vedere padri o madri di famiglia rovinarsi», spiega il titolare Luca Boschiroli, «il guadagno netto dalle macchinette era di circa 400 euro alla settimana. Ne faremo a meno».

Sabato 5 maggio il Pub ha organizzato, insieme all'associazione And (“Azzardo e nuove dipendenze”), un "aperitivo libero dal gioco d'azzardo". Hanno partecipato Paolo Canova e Diego Rizzuto, matematico e fisico, dimostrando, calcoli alla mano, quanto sia difficile, se non proprio impossibile, vincere. «Il nostro obiettivo è che altri locali seguano l'esempio», sottolinea Daniela Capitanucci, presidente di And, «aderendo alla nostra campagna “Locali liberi dal gioco d’azzardo”». Dal loro “osservatorio” privilegiato, i titolari del Crazy Pub hanno visto molte persone rovinarsi con il gioco.

«Era come avere un angolo buio nel pub», racconta Boschiroli, «c'erano persone che si arrabbiavano per le perdite. Ho visto mogli o figli venire nel locale per riprendersi il marito o padre che passava le giornate a buttar via soldi. Noi chiudiamo alle due di notte e arrivavano giocatori che avevano perso soldi altrove e speravano di rifarsi da noi. Ovviamente non ci riuscivano. Molti hanno iniziato a giocare qualche euro per scherzo, quasi per noia. E poi pian piano hanno puntato sempre di più».


Il caso Verbania

Un problema, questo della dipendenza dal gioco, che a Casorate è in cima all'agenda del sindaco. La città, infatti, insieme ad altri 18 comuni della provincia di Varese ha fondato nel luglio scorso il “Coordinamento contro l’overdose da gioco d’azzardo”, ingaggiando una battaglia impari contro lo Stato biscazziere che nel 2010 ha incassato 8,7 miliardi di euro e l'anno scorso 9,3. Uno Stato che incassa, appunto, ma non si fa carico dei giocatori che finiscono per ammalarsi di dipendenza ai quali devono pensarci i servizi sociali dei Comuni stremati, peraltro, dalla scarsità dei fondi a disposizione. «È una battaglia impari», sottolinea Albino Montanari, assessore ai servizi sociali di Samarate, comune capofila del Coordinamento, «le società che gestiscono i giochi sono forti, la pubblicità è invadente, con la complicità dello Stato».

Ai comuni resta solo l'arma delle ordinanze. A Samarate i locali non possono accendere le slot machine prima delle 14 e comunque non possono proprio averle se si trovano vicino a scuole, chiese e ospedali. E a volte ci si mette pure il Tar. Ne sa qualcosa l'ex sindaco di Verbania Claudio Zanotti che nel 2005 aveva limitato l'uso delle slot-machine emanando un'ordinanza per l'utilizzo solo dalle 3 del pomeriggio alle 10 di sera, in modo da evitare almeno che i ragazzi saltassero la scuola per giocare. Un bar e una ditta produttrice di slot, la Euromatic, hanno fatto ricorso al Tar e il giudice torinese ha dato loro ragione condannando il comune a risarcire la Euromatic con ben 1,3 milioni di euro.

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