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sabato 16 dicembre 2017
 
Caos Campidoglio
 

Giunta Raggi, un disastro capitale

02/09/2016  A due mesi dall'insediamento la sindaca di Roma perde mezza giunta surclassando il predecessore Marino. E' questo il nuovo che avanza su Palazzo Chigi?

(Virginia Raggi con il capo di gabinetto dimissionario Carla Raineri)

Sarà anche una “batracomiomachia”, una guerricciola da nulla, questa storia della giunta a Cinque Stelle di Roma, come scrive il direttore del Fatto Marco Travaglio, firma di riferimento dei grillini e “suocera” del Movimento. Sarà anche colpa dell’incredibile “asilo Mariuccia” dei “direttori, direttoriucci e direttorietti” che criticano la sindaca Virginia Raggi “dove il primo che si alza la mattina mette il becco dappertutto e twitta tutto, anche i mal di pancia” (ma non dovevano essere queste le magnifiche sorti e progressive della Rete, la nuova agorà della democrazia digitale?).

La Raggi, come è noto, ha perso in 24 ore il capo di gabinetto, il superassessore al Bilancio, il direttore e l’amministratore unico dell’Azienda dei trasporti, il vertice dell’azienda dei rifiuti. Un colpo così non s’era mai visto dai tempi di Lucio Cornelio Silla.  Per il resto, scrive Travaglio, non c’è da preoccuparsi: “C’è poco da obiettare, la squadra resta di buon livello”, e poi non guardiamo la pagliuzza di Roma ma la trave di Milano, dove c’è il sindaco Sala, molto più scandaloso etc. etc.

Sarà. A noi però questo incredibile flop a soli due mesi dall’insediamento a furor di popolo non pare di buon auspicio per un Movimento che si candida sull'onda del voto popolare a sostituire Renzi a Palazzo Chigi nel momento in cui l’Italia è a crescita zero. A guardare dentro l'ennesimo pasticciaccio brutto del Campidoglio qualche considerazione viene spontanea. Ad esempio le vicende romane smentirebbero alcuni idoli grillini. Il primo è che per governare un ente locale, un Comune, una Regione, la Capitale d’Italia e –perché no? – anche il Governo della Repubblica, bastino dei “ragazzi” giovani, dinamici, onesti, carini, meglio se laureati, perchè tanto l’esperienza politica è irrilevante, anzi è un deterrente. Il secondo è che bisogna cominciare a eleggere le donne e gli uomini chiave, l’intendenza, come diceva De Gaulle, seguirà, le nomine di secondo livello, anche quelle “tecniche” hanno poca importanza, prima o poi si trovano: basta scegliere i curricola, come sta facendo in queste ore la sindaca di Roma per rimediare alle defezioni. Il terzo idolo è che la democrazia all’interno del Movimento non serve, bastano la parola carismatica di Grillo, la Casaleggio e Associati e il Direttorio di Di Maio & C (per l'opposizione ci pensa la "correzione fraterna" di Travaglio).

Il quarto idolo è che bisogna ripartire sempre da zero, far piazza pulita di quel che c'era prima, funzionari compresi, l'esperienza politica e tecnica non conta, l’importante è essere onesti e trasparenti, per regolare gli equilibri di potere "decide la Rete".
Il risultato lo abbiamo davanti agli occhi: un’incredibile miscela di pressapochismo, dilettantismo, faide fratricide tra Direttorio e fedelissimi di Virginia Raggi (il cosiddetto “raggio magico”) condito da una nuvola digitale di chiacchiere e pettegolezzi, come ammette lo stesso direttore del Fatto. E’ curioso poi che all’origine delle vicende che hanno azzoppato la giunta vi sia una questione di trasparenza (un parere di compatibilità richiesto al povero Cantone, che ormai è come l'oracolo di Delfi ), come se quest’ostinata retorica della “purezza”  abbia finito per ritorcersi contro come una legge del contrappasso.

A meno che Raggi, Di Maio, Grillo, Casaleggio & C. vogliano far propria una celebre legge dell’economista Galbraith: “Se tutto fallisce, se ogni cosa va storta, un insuccesso spettacolare può sempre garantire l’immortalità”. E poi c'è pur sempre lo scooter di Di Battista "con le ali sotto i piedi" che all'occorrenza "ti toglie i problemi".

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