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Gli 80 anni di Bruno Pizzul: «L'età giusta per chi sta a centrocampo e smista palloni!»

08/03/2018  Nel ruolo di anziano si trova bene. E l’essere diventato anche nonno di undici nipoti gli regala la felicità. Concorda con monsignor Paglia: l’anzianità, lungi dall’essere un naufragio, è una vera e propria vocazione. Vi riproponiamo questa intervista del 2014 al celebre telecronista.

È stato una delle più belle voci del calcio italiano e della Nazionale. Nell’ottobre del 2009 una “bufala” partita da Internet lo dava deceduto. Fatti i debiti scongiuri, Bruno Pizzul, friulano doc, classe 1938, invece è vivo e vegeto e assai poco “pensionato”.

L’ex telecronista nel ruolo di anziano si trova bene. E se il discorso si fa serio, non si tira certo indietro. Concorda, ad esempio, con monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, sull’affermazione che l’anzianità, lungi dall’essere un naufragio, sia invece una vera e propria vocazione. «Sono sempre stato convinto», afferma Bruno Pizzul, «che, a prescindere dall’età, alberghi dentro ognuno di noi un fanciullo che resta tale nonostante gli anni. A noi anziani in particolare è chiesto di mantenere lo stesso entusiasmo, interesse e cura verso il mondo che avevamo da ragazzi. Cerco di far di tutto per seguire questo principio».

E se la nostra società ti fa credere che la cosa più bella, oltre che possibile, sia l’eterna gioventù? «Allora andiamo male. Perché il mito faustiano della giovinezza per sempre, in realtà, è una condanna a una perenne insoddisfazione. Che tristezza nel vedere tanti adulti che si trasformano in grottesche caricature di sé stessi. Con effetti a volte perfino comici. E l’aspetto esteriore riflette un grande vuoto interno».

Pizzul il saggio? Un tempo anziano era, appunto, sinonimo di saggezza. Oggi più che altro di “escluso dal giro”. «Ed è un grande problema», dice ancora l’ex telecronista, «perché un tempo l’anziano era depositario di memorie e della capacità di raccontare il mondo. La tradizione orale pare abbia perso di vigore e senso davanti all’esplosione della società dell’informazione e dell’immagine. E invece ritengo sia decisivo continuare a raccontare il mondo. E la memoria non può che vedere come protagonista l’anziano».

Il primo concetto di storia te lo trasmettono proprio i nonni. Pizzul ne ha avuto uno monarchico e uno socialista, confinato a Ustica. Come dire: un mondo che si apre sulle vicende del nostro recente passato. Ma nonno Bruno come si comporta nel ruolo? «Anzitutto va detto che i rapporti affettivi e l’intimità familiare sono componenti essenziali per la felicità. Un anziano è pienamente felice se è anche nonno».

Da questo punto di vista l’ex telecronista può a buon diritto ritenersi realizzato essendo nonno di 11 nipoti.

«Il problema è che spesso i nipoti mancano del tutto», commenta e poi si confessa: «Come nonno, ma anche come padre, ritengo di essere stato un po’ assenteista, a causa del mio lavoro. Ma poi mi rifaccio sfoderando il mio lato ludico». In effetti, si dice che se in casa Pizzul si gioca bene a carte è perché nonno Bruno ha dato lezioni ripetute a tutti. «Come nonno vizio un po’ i miei nipoti e lascio a mia moglie il compito di dettare le regole». Nella vita come nel calcio: a ognuno il suo ruolo.

E a proposito di ruoli, uno come lui che in gioventù ha pure giocato discretamente, impiegato come difensore, centromediano, come si diceva un tempo, in squadre come l’Udinese e il Catania, dove collocherebbe “l’anziano” in campo se la società odierna fosse una squadra di football? «Sicuramente lo metterei a fare il centrocampista di riferimento, che smista palloni magari senza muoversi troppo». Una via di mezzo, insomma, tra Pirlo e Totti.

(foto Ansa)

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