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Gli 85 anni di “Famiglia cristiana”. Sull’esempio di quel bambino vicino ai poveri e alle famiglie

28/12/2016  Il primo numero usciva il 25 dicembre 1931. Da allora, sulla strada di Alberione, alimentiamo la speranza che viene dal Vangelo

Una copia del primo numero di Famiglia Cristiana deposta sulla stella che, a Betlemme, segna il luogo della nascita di Gesù. È un accostamento non casuale, non solo perché in quella prima copertina era raffigurato il Bambinello. L’idea che tutto deve sempre partire dal presepe era molto cara al beato don Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia paolina e della nostra rivista, nata 85 anni fa ad Alba (era proprio la notte di Natale del 1931 quando furono stampate le prime mille copie), che iniziava così «dalla paglia di Betlemme». Per celebrare il nostro 85° compleanno (solo cinque anni in più di papa Francesco) possiamo allora rifl†ettere insieme sul presepe di quella prima copertina.

È lo stesso don Alberione a darci lo spunto con una sua meditazione del 1948. «Il presepio », scriveva, «è cattedra del Maestro, tribunale del Giudice, trono di misericordia». Prima di tutto è cattedra di Cristo Maestro. Infatti Gesù bambino, «tacendo, insegna l’umiltà, la povertà, la pazienza». Il presepe è anche il tribunale del Giudice, perché, «tacendo, il Bambino fa conoscere chi è e chi non è suo discepolo». Come spiega Alberione, «è suo discepolo chi si mette alla scuola dei suoi esempi: chi lo segue, lo imita nell’umiltà, povertà, mortificazione, pazienza... Non è vero suo discepolo chi è mondano, cerca sé stesso, ama la vita comoda, gli onori, i piaceri, le ricchezze. È suo discepolo chi ne ha lo spirito di mansuetudine e di carità; non lo è chi si vendica, odia, invidia». Sembra di sentire le parole di papa Francesco.

Infine il presepe «è trono di misericordia». Infatti «nel presepio Gesù per la prima volta stende le sue mani per invitare a sé tutti gli uomini: Venite a me voi tutti che avete sofferenze o peso di peccati: vi ristorerò».

Come può una rivista come Famiglia Cristiana interpretare oggi questi spunti? Mettendo al primo posto i poveri, gli umili, le necessità delle famiglie, delle persone comuni. Per dar loro voce, per difenderli di fronte ai potenti e ai prepotenti di ogni genere. In secondo luogo raccontando storie positive, di bene, di chi in modi diversi, magari inconsapevolmente, è vero discepolo di Gesù, perché non cerca sé stesso, non odia, non si vendica, ma è pieno di amore verso tutti.

Infine, dando ali alla misericordia e alla speranza, raccontando il coraggio di tante persone. Per esempio di chi parte da una terra lontana per sfuggire alla miseria o alla guerra e affronta viaggi pieni di insidie e pericoli. E di chi apre il proprio cuore alla compassione e alla generosità nei loro confronti. Ma gli esempi si possono moltiplicare: pensiamo alle popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto e che ora passano il Natale nei container. La solidarietà ricevuta e l’impegno a ricostruire i propri paesi e le proprie vite aprono il cuore alla speranza. La bambina sulla copertina di questo numero ne è il simbolo. È un Gesù bambino che ci invita ancora oggi all’umiltà, alla generosità, alla misericordia. Alla speranza.

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