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mercoledì 20 settembre 2017
 
 
Credere

Grazie, volontari! Siete stati preziosi

24/11/2016  Così il Papa ha salutato i 4 mila che durante l’Anno santo hanno accolto i fedeli in San Pietro. Uomini e donne uniti dalla misericordia offerta ma, soprattutto, ricevuta

«Siete stati bravi! Voi, che venite da diverse nazioni, e vi ringrazio per il prezioso servizio prestato perché i pellegrini potessero vivere bene quest’esperienza di fede. Nel corso di questi mesi ho notato la vostra discreta presenza in piazza con il logo del Giubileo e sono ammirato dalla dedizione, dalla pazienza e dall’entusiasmo con cui avete svolto la vostra opera. Grazie tante!». Con queste parole cariche di riconoscenza Francesco ha ringraziato i volontari che si sono dati da fare per il Giubileo: 4 mila persone, dai 18 agli 80 anni, provenienti da ben 37 Paesi.

CHI POCHI GIORNI, CHI UN ANNO

Ognuno di loro ha dedicato il tempo che poteva, un mese, un anno o solo qualche settimana; ma cosa rimane nei loro cuori dopo questa esperienza di servizio e di fede? Veronica Dubecka, 26 anni, slovacca, dice: «Sono venuta a Roma seguendo l’esempio di mia sorella Katarina di 21 anni, che è stata qui quasi sei mesi. Lavoro nell’albergo dei miei genitori, a luglio ho usato le ferie per venire a servire al Giubileo e poi sono tornata per la settimana di chiusura». Turni da cinque ore e disponibilità senza orario in occasione di udienze, celebrazioni giubilari e altri appuntamenti ufficiali, ai volontari era assicurato un pranzo al sacco e, per chi veniva da fuori Roma e lo richiedeva, anche vitto, alloggio e la tessera del trasporto pubblico.
Ogni settimana chi voleva poteva prendere parte a una Messa dedicata ai volontari. Per il resto erano richiesti servizio, apertura agli altri e disponibilità. «Volevo sperimentare la misericordia di Dio», riprende la giovane. «Prima di fare questa esperienza ho sempre pensato di dover essere io a usare misericordia verso gli altri, ora ho capito che la misericordia innanzitutto si deve ricevere e solo dopo si può donare».
I momenti più duri, racconta Veronica, sono stati in estate: clima molto caldo e turni lunghi. «A volte, vedendoci stanchi, erano i pellegrini stessi ad andare a prendere dell’acqua per noi che non potevamo spostarci. Io stavo sul sagrato ed era bellissimo osservare le persone che di lì a poco avrebbero attraversato la Porta santa. Tanti incontri mi hanno colpito e li porto nel cuore, ma uno in particolare non lo dimenticherò mai: un ragazzo in sedia a rotelle che è arrivato con un suo amico dopo aver percorso centinaia di chilometri a piedi. Pioveva ma quel ragazzo era felice, sembrava non sentire la fatica e il disagio, aveva il cielo negli occhi».

DARE E RICEVERE

  

Giuseppe Annunziata, maresciallo dei carabinieri in pensione, è arrivato in pellegrinaggio da Napoli lo scorso agosto, poi ha deciso di rimanere a Roma e indossare la pettorina gialla del servizio: «Aiuto in parrocchia da sempre, ma un’esperienza così non mi era mai capitata. I pellegrini e gli altri volontari mi hanno insegnato molto. Nonostante il lavoro e l’età, prima ero diffidente verso gli altri, sempre un po’ chiuso. Il mettermi a disposizione e il sentirmi utile mi hanno arricchito: sento che la mia fede è cresciuta».
Giuseppe, che da volontario presidiava piazza San Pietro, conosce la disabilità da vicino: sua figlia ha gravi problemi fisici e neurologici. «Per questo il momento più bello per me era quando incontravo dei disabili. Vedere la loro emozione, stringere loro la mano e aiutarli mi ricordava proprio mia figlia». Da questi tre mesi Giuseppe porta a casa un nuovo sguardo, «pronto ad accogliere con stupore i doni che il Signore mi darà». Tante mani tese verso l’altro, unite dal fil rouge della misericordia di Dio. Misericordia che, in questo Giubileo, si è resa tangibile anche a chi pensava di essere lì per dare e invece ha ricevuto in dono.

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