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Quirico: «Ora non subiscano il sequestro dell'insinuazione»

16/01/2015  «Spero che Greta e Vanessa non debbano subire ora un secondo sequestro: quello del sospetto, dell'insinuazione, della colpa inesistente, del rimorso per aver costretto qualcuno a salvare loro la vita», dice il giornalista de La Stampa che fu rapito in Siria nel 2013

Da un lato l'obiettività del giornalista, dall'altro i riflessi di un vissuto personale che ha lasciato segni profondi. Il reporter de La Stampa Domenico Quirico riflette sulla storia di Greta e Vanessa, le due cooperanti italiane rapite in Siria e liberate giovedì. Anche lui ha avissuto l'incubo del sequestro, in quello stesso Paese martoriato da anni di guerra.

Rapito nella primavera del 2013 mentre si trovava in Siria come corrispondente, ha vissuto  cinque mesi nelle mani di vari gruppi armati.  «Le storie delle persone rapite, da Greta e Vanessa a padre Paolo Dall'Oglio (il gesuita rapito in Siria nel 2013 e tuttora prigioniero, ndr) sono la mia storia», racconta. «C'è un'identità, in me non più separabile, tra le vicende di chi viene privato della propria libertà e quello che ho attraversato io: la stessa scansione del tempo, lo stesso silenzio, la stessa attesa».

«L'esperienza della segregazione totalitaria – prosegue Quirico – cioè la spoliazione del proprio essere umano, il vivere dipendendo totalmente dagli altri, è qualcosa che ti segna in profondità e che le parole riescono a raccontare solo fino a un certo punto».  

Una istintiva vicinanza, dunque, ma anche una sostanziale differenza. «Io sono andato in Siria per mestiere – afferma il giornalista – Sono partito perché non conosco altro modo di fare il mio lavoro se non così, andando a vedere di persona. Le due ragazze invece erano in Siria per esercitare la carità». Quella che a molti è parsa una scelta ingenua, avventata, perfino stupida, per Quirico è invece «la carità diretta, e non fatta solo attraverso gli altri, il bene preso sul serio, proprio quando implica un rischio personale».

La storia di Greta e Vanessa ha almeno due volti: ci sono la commozione e la felicità per la salvezza delle due cooperanti, ma ci sono anche le tante polemiche sull'eventuale pagamento di un riscatto e il mormorio ostile, neppure troppo sommesso, del “se la sono cercata”. Tanti si chiedono fino a che punto un Governo possa spingersi nella trattativa con gruppi terroristici. «L'unico orizzonte da considerare – taglia corto Quirico – è quello della vita umana. C'è chi vorrebbe mettere sullo stesso piano la salvezza di una persona e il denaro, magari nascondendosi dietro la retorica del califfato finanziato coi soldi dei sequestri e dimenticando (o fingendo di dimenticare) che i gruppi terroristici sono in realtà sovvenzionati da governi con cui i nostri leader trattano regolarmente».
E conclude augurandosi «che Greta e Vanessa, finalmente libere, non debbano subire un secondo sequestro: quello del sospetto, dell'insinuazione, della colpa inesistente, del rimorso per aver costretto qualcuno a salvare loro la vita. Spero che tutto questo non accada, anche se sfogliando i giornali di oggi...»     

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