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giovedì 17 ottobre 2019
 
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Ecco l'Italia che odia via internet

03/07/2019  Dopo il duro attacco sui social alla cantante Emma Marrone e Carola Rackete e persino al magistrato Alessandra Vella, pubblichiamo la ricerca di “Vox - Diritti”. Una mappa dell’intolleranza che mostra dove sono e chi sono gli hater (odiatori), gli aggressori seriali del web. «Il loro comportamento nasce da paura e fragilità. On line, quindi, amplificano i sentimenti di rivalsa», spiega lo psichiatra Lingiardi

Ha espresso un suo parere ed ecco la popolare cantante Emma Marrone nuovamente nel mirino degli haters della rete. Dopo le polemiche, condite da attacchi anche sessisti, scatenate nei mesi scorsi per una sua dichiarazione a favore dei porti aperti, Emma viene nuovamente travolta dalla rabbia social per aver postato parole a difesa di Carole Rackete la comandante della Sea Watch anche lei insultata pesantemente prima e dopo l'arresto per la sua scelta di forzare l'ingresso in porto con la nave carica di migranti allo stremo delle forze. «Solo una parola. Vergogna. Il fallimento totale dell'umanità. L'ignoranza che prende il sopravvento sui valori e sul rispetto di ogni essere umano. Stiamo sprofondando in un buco nero. Che amarezza» aveva scritto la cantante salentina, che non ha mai nascosto le sue idee sulle politiche migratorie. Ma la sua presa di posizione non è piaciuta ai suoi follower che l'hanno pesantemente attaccata, invitandola, nel migliore dei casi e senza risparmiare attacchi denigratori, a tornare a cantare, etichettandola come «buonista», «ipocrita», oltre parolacce e minacce che ci asteniamo dal ripetere. Per non parlare infine di Alessandra Vella, la Gip che non ha convalidato l'arresto della Rackete e che per aver preso una decisione inerente il suo lavoro ha dovuto abbandonare i suoi profili social a causa degli insulti e delle minacce di morte.

Il fatto che siano tre donne a venire offese e insultate non è un caso. Una recente ricerca (Vox – Osservatorio italiano sui diritti) ha mappato l’Italia che odia, che insulta e  minaccia, spesso con volgarità e frasi offensive, mostrando che al secondo posto tra le persone più odiate ci sono proprio le donne. Attraverso l’analisi dei contenuti di Twitter, uno dei social più utilizzati emerge una deprimente fotografia dell'intolleranza: migliaia di messaggi inquietanti per la violenza verbale e per il malessere che nascondono.

Haters, leoni da tastiera: chi odia e chi viene odiato, l'infografica

Haters, leoni da tastiera: chi odia e chi viene odiato, l'infografica

La ricerca è stata possibile grazie a un apposito software che utilizza algoritmi capaci di comprendere la semantica del testo e estrarre i contenuti che contengono parole considerate sensibili e geolocalizzarli. Sono stati così presi in considerazione 215.377 tweet tra marzo e maggio 2019: ben 151.783 quelli negativi. Quasi i tre quarti delle esternazioni. Con bersagli ben precisi. I migranti, le donne, i disabili, i musulmani, gli ebrei e gli omosessuali (vedi grafico).

Tra coloro che hanno partecipato alla ricerca, lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi della Sapienza di Roma ci aiuta a tratteggiare il profilo di chi, sul Web, trova il tempo per insultare e umiliare i propri simili: «Direi che spesso questo atteggiamento nasce dalla paura, da un sentimento di fragilità della propria identità e dalla preoccupazione di non sapere affrontare la complessità dei cambiamenti affettivi e sociali. Se dovessi riassumere in una frase, direi: “Tu non sei me, per questo ti temo, per questo ti odio”. I social network fanno il resto, cioè diffondono, amplificano e replicano. È una forma di bullismo su scala mediatica: un comportamento prepotente verso chi è considerato debole e al tempo stesso un modo per sentirsi e farsi percepire dal proprio gruppo come il più forte».

Tuttavia questa quarta mappatura registra che qualcosa è cambiato, ma non in meglio: «L’odiatore è sempre meno l’anonimo leone da tastiera, quello che lancia il sasso di un tweet e nasconde la mano. Non si può parlare di un Dottor Jekyll/Mr Hyde o di maggioranza silenziosa. Oggi l’odiatore gonfia il petto e vuole farsi riconoscere. Rivendica i suoi sentimenti negativi perché non si sente più solo, anzi si sente legittimato. Un cambiamento radicale e preoccupante».

E i bersagli delle offese? Sono sempre gli stessi. Scelti da chi si sente maggioranza pulita ma ha bisogno di autoconfermarsi identificando un capro espiatorio. «Individuato tra ciò che non capiscono o reputano minaccioso, che si tratti del colore della pelle o dell’affermarsi di una donna» continua Vittorio Lingiardi, «oppure tra coloro che percepiscono come deboli dal punto di vista storico-identitario. Per esempio tra persone di etnie o religioni diverse. L’insulto (soprattutto nei confronti delle donne, degli omosessuali e dei disabili, ma anche verso migranti, ebrei e musulmani) passa quasi sempre per la disumanizzazione e l’umiliazione del corpo».

C’è da chiedersi come siano questi individui nella vita normale, lontani da tastiera e schermo: «Non è facile rispondere. Non esiste un identikit dell’odiatore on line. Quello che posso immaginare è che sono persone che provano odio e hanno in comune la necessità di esternarlo. Questo mi fa pensare che sono infelici e con un funzionamento psichico primitivo. L’odio riversato contro delle donne o le persone omosessuali mi fa pensare a gravi problematiche affettive o identitarie. A volte l’odio si rovescia contro “l’altro” per definizione, quello che “devo” odiare per avere un’identità, perché se ho un “non io” allora ho un “io”. E può funzionare così, dal calcio alla politica». Per dirla più semplicemente Lingiardi cita Cesare Pavese: «Il grande scrittore diceva: “Si odiano gli altri perché si odia sé stessi”».

 

(La mappa dell'Intolleranza è un progetto ideato da Vox – Osservatorio italiano sui diritti, in collaborazione con le Università di Milano Cattolica e Statale, La Sapienza di Roma e l’Università di Bari)

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