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lunedì 22 aprile 2019
 
 

I drammi invisibili delle guerre

01/05/2013  Decenni di conflitto, instabilità politica e sconvolgimenti sociali hanno reso psicologicamente "fragili" migliaia di iracheni: l'impegno di Medici senza frontiere

Villaggi in fiamme, torture, corpi dilaniati, ordigni, carroarmati, soldati, ribelli. L'Irak porta segni inequivocabili di decenni di conflitti sulla pelle e nella testa dei suoi abitanti: c'è chi ha perso dei parenti, chi non ha più né casa né lavoro, chi è costretto ad affrontare una vita senza gambe o braccia. Le statistiche sui danni di una guerra, anche le più tragiche, tengono conto al massimo di queste persone. Poi, però, viene pubblicato l'ultimo rapporto di Medici senza frontiere "Curare gli iracheni: la sfida dei servizi di salute mentale in Iraq" e diventa necessario fermarsi a riflettere sulle vittime invisibili: quelle migliaia di uomini e donne che devono convivere con lutti e sofferenze, perdite e sconvolgimenti sociali.


L'organizzazione umanitaria ha chiesto ufficialmente al ministro della sanità irakeno di migliorare la qualità e l'accesso ai servizi di salute mentale inserendo specifiche attività di sostegno nelle strutture sanitarie già presenti sul territorio. "Bisogna fare di più", questo in sintesi il messaggio, per fare in modo che le persone che vivono una situazione di disagio non abbiano paura di farsi avanti. Forte di un'esperienza che dura dal 2009, Msf lavora in Irak in questa direzione per offrire servizi di supporto per la salute mentale a uomini, donne e bambini cercando di lasciare come ultima ipotesi approcci di natura farmacologica: da ansie e depressioni conseguenti al perpetrarsi di violenza e incertezze si può guarire. 

«Mentalmente esausti a causa delle esperienze vissute, molti fanno fatica a capire cosa sta succedendo loro. I sentimenti di isolamento e di disperazione sono aggravati dal tabù associato ai problemi di salute mentale e alla mancanza di servizi sanitari per il sostegno psicologico, a cui rivolgersi per chiedere aiuto», afferma Helen O'Neill, capo missione di MSF in Iraq. 

Secondo i dati raccolti tra i pazienti da MSF e il Ministero della Salute in Iraq, nel 2012, il 97% delle persone che si sono presentate per ricevere sostegno psicologico, ha riportato sintomi psicologici clinicamente rilevanti al momento del ricovero.


Questo dato, rilevato al momento dell’ultima visita, era sceso al 29%. Anche escludendo i conflitti domestici, quasi la metà dei casi osservati nel programma (48%) era legata alla violenza. Quasi tutto il personale e i pazienti nel programma di salute mentale hanno vissuto in prima persona o hanno avuto dei loro cari colpiti direttamente da un evento violento nel corso degli ultimi anni. 

Una donna di 36 anni, mamma di tre bambini, vedova, descrive come ha iniziato le sedute di supporto, dopo che la sua vita è stata sconvolta quando suo marito è stato ucciso, due anni fa: «Mi sono avvicinata alle sedute di sostegno psicologico quando ho iniziato a sentirmi molto stanca e triste. Sentivo che avevo un problema psicologico e questo mi disturbava perché non ero in grado di interagire bene con gli altri. Ho perso mio marito due anni fa e questo evento ha avuto un impatto enorme sulla mia vita. Ha cambiato la mia vita: la mia intera esistenza si è capovolta. Ora devo gestire da sola la responsabilità di crescere i miei figli». 

Un bambino di 10 anni descrive come il sostegno psicologico abbia migliorato i suoi disturbi del linguaggio: «Ho iniziato le sedute per migliorare i miei problemi nel linguaggio e questo mi aiuta a superare la mia paura. Ho paura di tutto. Tremo sempre. Non riesco più ad articolare bene le parole. Il mio maestro e i miei compagni di classe mi picchiavano sempre a scuola. Non riesco a studiare o a imparare nulla. Non riesco a concentrarmi. Non parlo con nessuno. Questa è la prima volta che parlo dei miei problemi con qualcuno». 

L'intero rapporto è disponibile in allegato, ma solo in inglese.

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