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Benessere

I Leoni: la famiglia di Tv2000 che sfida "la regola del figlio unico"

25/10/2016  In sei, sette, o anche dodici sotto lo stesso tetto: chi ha sfidato la “regola del figlio unico” afferma di vivere felice, senza sentirsi né eroe né vittima. Il segreto? Rispetto per gli altri, dialogo, sobrietà e amore per la vita.

In genere è solo uno; qualcuno si spinge fino a due, ma sono davvero pochi quelli che osano averne tre o più. L’Italia è il Paese del figlio unico. Lo dicono i numeri e l’esperienza: i dati Istat del 2014, riferiti dal Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza nella sua ultima relazione al Parlamento, precisano che su 5 milioni e 676 mila coppie con figli minorenni, la percentuale di quelle con un solo figlio è del 51,6%, quelle con due sono il 39,9% e quelle con tre o più solo l’8,7%.
È così che casi come quello della famiglia Leoni di Prato fanno notizia e diventano materia per un reality, come è successo su Tv2000 con Romanzo familiare; Tv e giornalisti di grido, come Pif con il suo Il testimone, se li contendono per curiosare e scoprire se dietro l’apparenza si nasconda qualche “difetto di fabbrica”. In casa sono in dodici: mamma, papà e dieci figli, sei femmine e quattro maschi! Tutto normale? Felici? Pare di sì, almeno così dicono loro.
I Leoni si raccontano in un libro, Tengo famiglia (Edizioni San Paolo, 168 pagine, 14,50 euro), dove spiegano come si fa a essere felici, pur dovendo condividere… un solo bagno! Come si fa ad avere tutto quello che serve, pur non avendo un reddito da nababbi o risorse infinite. Come si può andare d’accordo fra tante teste diverse e sopravvivere alle difficoltà. E, soprattutto, come ci si deve organizzare perché tutto funzioni al meglio e ciascuno si senta bene. «Nella società di oggi», dice Maria, la figlia numero sei, di 22 anni, «la mia famiglia rappresenta l’eccezione alla regola; tuttavia quello che la rende tanto speciale non è il numero dei figli, ma il grande spirito di condivisione. È questa la parola chiave: anche se siamo tutti diversi condividiamo ogni momento. Condividiamo a 360 gradi, a volte condividiamo anche le mutande»!
Una famiglia così, che rompe la “regola del figlio unico”, fa certamente parlare di sé e suscita curiosità, se non addirittura un po’ di diffidenza: «Sarà capitato o se la sono cercata»?, si chiedono i curiosi. «Una famiglia numerosa», racconta papà Luca «è spesso considerata al pari di un gruppo di barbari: noi non ci laviamo, distruggiamo tutto quello che troviamo sulla nostra strada, siamo poveri in canna e dove passiamo non cresce più l’erba. Naturalmente non è così: la nostra truppa, così come tutte le famiglie numerose», precisa il babbo, che lavora in una casa famiglia, «è formata da persone educate, rispettose degli altri e delle cose, inserite nella società. Nonostante questo, non si tratta di un concetto facile da far recepire a chi non ci conosce e, anche se ormai ci dovremmo aver fatto il callo, quando veniamo discriminati senza motivo ci restiamo male». Così, capita che un albergatore rifiuti la prenotazione per le vacanze o che un proprietario non accetti di affittare casa a così tante persone.
Ma anche senza arrivare ai dieci figli dei Leoni, gli esempi di famiglie così, affaticate ma profondamente felici, non mancano e attraversano le generazioni e le stratificazioni sociali. Irene ha 34 anni, un marito, Oscar, 45enne, e quattro figli: il maggiore, Filippo ha 9 anni e poi seguono a ruota tra sorelle, Rebecca di 7, Anna di 3 e la piccola Viola, che di anni ne ha solo uno. La famiglia Colombo vive a Calco, in provincia di Lecco. La mamma è un’apprezzata grafica e disegnatrice freelance, il marito un operaio specializzato e, nel tempo libero, allenatore sportivo. «Per noi avere tanti figli è una cosa normale e rispecchia la nostra esperienza di famiglia, visto che io sono la prima di cinque fratelli. Essere in tanti in casa è un’esperienza stupenda, ma molti attorno a noi, anche amici, a volte ci vedono come “strani” o ci giudicano “sprovveduti”. Qualcuno ci ammira per il coraggio, ma noi più che coraggiosi ci riteniamo innamorati della vita e della famiglia.»
Diego fa il giornalista, a capo del settimanale cattolico trentino, e ha 54 anni; la moglie, Chiara, 50 anni, è insegnante e capo scout. Loro sono già alla fase successiva: dei cinque fratelli Andreatta la maggiore, Giulia (25 anni), si è appena sposata e ora i due genitori guardano al giorno in cui dovranno imparare a fare i nonni. Le reazioni della gente sono diverse: sorpresa, ammirazione, ma a volte anche – come dice Diego – «una malcelata contrarietà: «non so come facciate...»; «a noi bastano e avanzano i due che abbiamo…». Per noi è semplicemente bello; non ci sentiamo né eroi né vittime, siamo molto contenti così perché questo era nel nostro progetto matrimoniale e ci sta dando molto di più di quel che pensavamo, soprattutto ora che i figli più grandi stanno pensando al loro progetto di coppia; ci ringraziano di essere una famiglia numerosa, anche se a tavola spesso il problema è: ma quante fette ci sono a testa...?».
Parole d’ordine per tutti: organizzazione, collaborazione e dialogo.
Quando si è in tanti sotto lo stesso tetto ognuno deve fare la sua parte e si deve cercare qualche supporto esterno: dai nonni, in molti casi, che spesso sono stati una stampella dal punto di vista economico (come confermano papà Luca e Diego), ma anche nella gestione della casa, ad esempio per le pulizie settimanali come accade per gli Andreatta. E poi, poche precise regole, che a ben vedere farebbero bene a qualsiasi famiglia, più o meno numerosa. E allora vediamola questa organizzazione su cosa si fonda.
«Se dovessi elencare le cinque cose più importanti che servono a noi per vivere bene, e che poi sono le fondamenta della nostra famiglia, «racconta Pietro, figlio numero sette dei Leoni, «direi: primo, le regole. È grazie a esse che siamo uniti, anche se non sempre ci siamo trovati d’accordo su quelle “imposte” da babbo e mamma, per esempio sull’orario di rientro la sera. Ma è chiaro che qualcuno deve decidere per tutti, altrimenti sarebbe un’anarchia totale, e questo ruolo spetta ai genitori. Poi la condivisione: è sempre stata la base della nostra educazione. L’idea che “l’unione fa la forza” è efficace al 100 per cento. Terzo, la capacità di accontentarsi: siamo sempre attenti agli sprechi, sia dei vestiti che del cibo e anche di tutto il resto. Poi il dialogo: penso che sia il punto focale per il benessere di una famiglia. Parlare e discutere dei propri problemi, cercare conforto aiuta, in primis, a stare bene con se stessi e, in secondo luogo, a stare bene con chi abita sotto il tuo stesso tetto. Quinto elemento, il rispetto: senza questo non puoi star bene in famiglia o comunque con chi ti circonda».
Ognuno riscrive le regole a modo suo. Irene e Oscar si integrano a vicenda nella gestione della casa: «Io sono una mamma disordinata, un po’ smemorata, ma sono dell’idea che la casa sia a servizio della famiglia e non viceversa; mentre mio marito è più preciso, attento alle pulizie, così ci compensiamo bene. Spesso nell’organizzazione quotidiana o quando ho un lavoro urgente da consegnare o qualcuno è malato ci aiutano le mie sorelle e le nonne, persino la nonna-bis, che è dolcissima con i nipotini. Regole ne abbiamo poche, riguardano la sveglia, la nanna, gli orari di scuola e asilo, gli allenamenti; ma se noi genitori andiamo d’accordo e siamo fermi e decisi su una cosa, i figli lo capiscono, si autoregolano e sanno adattarsi a tutto».
Anche in casa di Diego e Chiara vige soprattutto la regola del dialogo: «Quello che serve in ogni momento, e per non essere sopraffatti dalle situazioni difficili, sono una buona relazione di coppia, perdono reciproco e richiesta di aiuto alla rete di amici. Questo vale anche nella gestione dei figli in età adolescenziale: stare con le famiglie amiche con figli di pari età ci ha aiutato moltissimo, anche nella corresponsabilità educativa. Mentre dal punto di vista del bilancio familiare vige la sobrietà e, in alcune circostanze anche la ristrettezza economica (senza aiuto dei nonni sarebbe stata dura!) dal momento che i servizi per l’infanzia sono costosi e così ora le spese universitarie. Eppure non ci sentiamo di fare rivendicazioni in quanto famiglia numerosa (lo abbiamo scelto noi, non è una sventura); ci battiamo per l’attenzione politico-economica a tutte le famiglie, al di là del numero dei figli, ma in relazione alle reali esigenze economiche di ciascuno.»
Regole d’oro e uno stile di vita validi per chiunque, insegnati dalle famiglie numerose.

FINALMENTE ARRIVA IL BONUS

Un assegno una tantum per dare respiro alle famiglie con quattro o più figli e un Isee inferiore a 8.500 euro l’anno, «al fine di contribuire alle spese per il mantenimento dei figli, il riconoscimento di buoni per l’acquisto di beni e servizi». Già annunciato nel 2015, finalmente il bonus famiglie numerose è comparso in Gazzetta ufficiale (n. 35/2016): 500 euro più un’integrazione eventuale la cui entità è da stabilire dopo aver verificato il numero esatto degli aventi diritto e ripartendo fra tutti loro la cifra rimasta per arrivare ai 45 milioni stanziati. Soldi destinati a circa 72 mila famiglie come segnale concreto di sostegno e di incoraggiamento.

UN LIBRO SCRITTO A VENTIQUATTRO MANI

  

Tengo famiglia (San Paolo, 168 pagine, 14,50 euro) è un libro scritto a ventiquattro mani, da babbo, mamma e i dieci figli di casa Leoni, una famiglia che vive a Tavola, nella zona di Prato, in Toscana. Sei femmine e quattro maschi, insieme ai loro genitori, si raccontano in modo immediato e trasparente, provando a rispondere a tutte le curiosità e le obiezioni a cui va incontro una famiglia che osa sfidare in modo così vistoso la “regola” italiana del figlio unico. Il libro racconta la loro avventura, dal rischio di finire senza una lira nei primi anni di matrimonio, fino a quando sono arrivati in Tv, con Maradona, tra giorni quotidiani e giorni speciali.

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