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martedì 15 ottobre 2019
 
 

I videogiochi sono strumenti notevoli

30/06/2013  I videogame permettono di immergersi in mondi e in storie. Parlano un linguaggio interattivo che è tipico dell’era digitale e sollecita la partecipazione, trasformando il percorso di apprendimento nell’esplorazione di un territorio.

Prima di consentire l’uso di un videogioco è importante conoscere l’età consigliata indicata in copertina. Molti adolescenti e bambini oggi giocano con opere destinate ai maggiori di 18 anni, e questo non è opportuno, tantomeno se i giochi vengono facilmente “scaricati” da internet.
Anche nel caso in cui il gioco sia consigliato per l’età del figlio, i genitori dovrebbero conoscerne il clima, se non i contenuti: parecchi giochi obbediscono a visioni del mondo e diffondono modelli che potrebbero non coincidere con i propri. Quel che non dovrebbe mai accadere, a nessuna età, è che i videogiochi vengano usati come “area di parcheggio”.

Mentre giocano i figli sono silenziosi, ma non è una buona ragione per lasciarglielo fare senza limiti. Al contrario, quello del limite è forse il principale insegnamento che si può impartire: con l’esempio in proprio (papà e mamma non razzolano male), ma anche con suggerimenti e con decisioni nette. Non è ovviamente soltanto una questione di videogiochi, ma di un equilibrio complessivo fra tutte le attività  della giornata: anche leggere per troppe ore al giorno può essere dannoso, se significa isolarsi e non avere amici. E quindi: tempi ben definiti, no ai pomeriggi interi davanti allo schermo e al controller. 

I videogiochi fanno bene o male? Non si può fare di ogni erba un fascio: così come i film e i libri, i giochi vanno valutati uno per uno.

 Sono convinto che, se si rispettano i criteri elencati, i videogame sono strumenti notevoli per immergersi in mondi e in storie. Parlano un linguaggio interattivo che è tipico dell’era digitale e sollecita la partecipazione, trasformando il percorso di apprendimento nell’esplorazione di un territorio. I nuovi terminali a schermo tattile, diffusi in smartphone e tablet, hanno reso facile apprendere questo linguaggio fin dall’età più tenera. Ci sono opere pensate per aiutare l’apprendimento, così come per sollecitare la cooperazione: giocare insieme è una grande esperienza nel mondo digitale come in quello fisico. In conclusione, per papà e mamma il principe dei criteri è quello di sempre: fare la fatica di essere presenti, di voler capire, accompagnare i figli in qualsiasi esplorazione, aiutarli a stabilire e – quando è il caso – a oltrepassare i confini.

 
 
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