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martedì 19 marzo 2019
 
pedofilia
 

Il cardinale Pell in carcere, non è più "ministro dell'economia" vaticano

27/02/2019  Revocata la libertà su cauzione al porporato australiano riconosciuto colpevole di abusi su due coristi minorenni quando era vescovo di Melbourne nel 1996. La sentenza definitiva il 13 marzo. Revocato dal Papa l’incarico di Prefetto della Segreteria per l’economia. Il padre di una delle vittime intenta una causa di risarcimento

In prigione e non più prefetto dalla Segreteria per l’Economia della Santa Sede. Il cardinale australiano George Pell, a ventiquattro ore dalla condanna per pedofilia a danno di due coristi minorenni avvenuta nel 1996 quando era arcivescovo di Melbourne, dovrà aspettare in cella la sentenza definitiva prevista per il 13 marzo. Mercoledì, infatti, gli è stata revocata la libertà su cauzione su decisione della County Court di Melbourne, a conclusione di un'udienza pre-sentenza di condanna dove i legali delle due parti hanno presentato le argomentazioni conclusive. Dalla notte scorsa, Pell sarà detenuto nella Assessment Prison di Melbourne, in attesa appunto della sentenza prevista tra due settimane.

Il verdetto unanime di colpevolezza dei 12 membri della giuria della County Court dello Stato di Victoria è stato emesso l'11 dicembre dopo oltre due giorni di deliberazione, ma reso pubblico solo martedì, una volta decaduto l'ordine di riservatezza emesso in proposito.

Nella serata stessa di martedì il portavoce ad interim della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha fatto sapere tramite un tweet che il cardinale non è più il prefetto della Segreteria per l’Economia, il “Ministero del tesoro” del Vaticano, istituito dal Papa nel 2014 per gestire i conti del Vaticano. Pell era in congedo dall’incarico dal giugno 2017, dopo aver accordato con il Pontefice di recarsi in Australia per difendersi al processo che lo vedeva imputato. Pell dal 2013 al dicembre scorso ha fatto parte anche del consiglio dei 9 cardinali (C9) voluto e istituito da Francesco per aiutare il Pontefice nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa universale.

Il cardinale George Pell, 77 anni, attorniato dai giornalisti, arriva alla County Court di Melbourne (Australia) per il processo
Il cardinale George Pell, 77 anni, attorniato dai giornalisti, arriva alla County Court di Melbourne (Australia) per il processo

Il cardinale rischia 50 anni di carcere

Nell’udienza di mercoledì in Australia, è stato confermato che i cinque reati di cui il cardinale è stato riconosciuto colpevole, dalla giuria - due violenze sessuali sui due ex coristi di 12 e 13 anni (uno dei quali morto nel 2014 per overdose), gli altri atti osceni con o davanti a bambini - comportano un condanna massima di dieci anni ciascuno secondo il sistema giudiziario australiano. Il cardinale rischia quindi cinquant’anni di detenzione.

L’11 dicembre, quando il tribunale australiano aveva emesso la condanna, imponendo tuttavia un «suppression order» - ovvero il veto di qualsiasi informazione mediatica per non influenzare il secondo processo sul cardinale poi ritirato - a Pell era stata accordata la libertà su cauzione, dal momento che richiedeva un intervento chirurgico al ginocchio destro. Il cardinale aveva continuato a risiedere nella sua abitazione, dove ormai da mesi era costretto ad una sorta di ritiro forzato a causa del clima di forte agitazione intorno alla sua vicenda.

La vicenda in Australia ha avuto una forte eco mediatica anche perché il padre di uno dei due coristi abusati ha annunciato di voler intentare una causa di risarcimento sia contro il prelato sia contro la Chiesa cattolica, dopo la morte del figlio per overdose di eroina nel 2014 a 31 anni. Lo studio legale Shine Lawyers, che rappresenta l’uomo, riferisce che il padre della vittima, che non può essere identificato per legge, ha deciso di farsi avanti dopo esser stato reso pubblico il verdetto di colpevolezza. I familiari sostengono da tempo che il figlio sarebbe caduto nel vortice della droga a seguito della violenza subita. Il ragazzo non aveva mai parlato con i genitori degli abusi, ma avrebbe sofferto per anni di stress post-traumatico.

«È molto comune che i sopravvissuti agli abusi sessuali ricorrano alle droghe nel tentativo di offuscare il dolore», ha detto ai media la legale di Shine, Lisa Flynn, che si occupa del caso, «è terrorizzante per loro farsi avanti. Una delle buone cose che sono venute dal verdetto di colpevolezza è che mostra alle persone che non importa quanto una persona sia potente e importante, può sempre essere chiamata a rendere conto delle proprie azioni. Di più si comincerà a parlare di queste cose, più al sicuro saranno i nostri bambini». L’altro dei due uomini, rimasto anonimo, in un comunicato tramite il suo legale dice di aver sofferto «vergogna, solitudine, depressione e conflitti interni» per effetto degli abusi. Ha aggiunto che ci sono voluti anni per comprendere l’impatto che l’aggressione ha avuto sulla sua vita e ha implorato di rispettare il suo anonimato e la sua privacy.

Il Papa vieta a Pell l'esercizio pubblico del ministero e il contatto con i minori

  

La questione della condanna del cardinale australiano, che ora ha 77 anni, dal 2001 al 2014 arcivescovo di Sidney, arriva a pochi giorni di distanza dal summit mondiale sulla pedofilia voluto da papa Francesco in Vaticano.

La reazione del Vaticano alla condanna di Pell è stata esplicitata in una nota del portavoce ad interim Alessandro Gisotti: «Una notizia dolorosa che, siamo ben consapevoli, ha scioccato moltissime persone, non solo in Australia. Come già affermato in altre occasioni, ribadiamo il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane», ha dichiarato Gisotti, unendosi a quanto dichiarato dal presidente della Conferenza episcopale australiana, l'arcivescovo di Brisbane Mark Benedict Coleridge. «In nome di questo rispetto - ha proseguito -, attendiamo ora l'esito del processo d'appello, ricordando che il cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all'ultimo grado».

In attesa del giudizio definitivo, «ci uniamo ai vescovi australiani nel pregare per tutte le vittime di abuso, ribadendo il nostro impegno a fare tutto il possibile affinché la Chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili». «Per garantire il corso della giustizia», ha aggiunto Gisotti, il Papa «ha confermato le misure cautelari già disposte nei confronti del cardinale George Pell dall'ordinario del luogo al rientro dello stesso Pell in Australia. Ossia che, in attesa dell'accertamento definitivo dei fatti, al card. Pell sia proibito in via cautelativa l'esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

Infine, nella giornata di mercoledì, Gisotti ha affermato che «dopo la sentenza di condanna di primo grado, la Congregazione per la Dottrina della Fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica».

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