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lunedì 18 marzo 2019
 
 
Benessere

Il cerotto per misurare la glicemia cambierà la vita ai diabetici?

19/06/2017  La telemedicina di massa è, oggi, realtà in molte Regioni italiane. A beneficiarne, in particolare, è la rilevazione della glicemia: da qualche mese, è infatti disponibile un cerotto che invia i dati sul cellulare, condividendoli col proprio medico.

D’ora in poi i genitori potranno seguire in diretta sul proprio cellulare la glicemia del figlio con diabete giovanile che sta sciando in montagna ed esortarlo a mangiare una merendina per evitare un eccessivo calo degli zuccheri. La stessa cosa potranno fare i nipoti con i nonni anziani resi fragili da malattie metaboliche degenerative. La telemedicina di massa diventa realtà e la sua prima applicazione su grande scala riguarda milioni di malati di diabete. Ma per capire la rivoluzione all’orizzonte (già iniziata in alcune Regioni italiane, tra le quali Piemonte e Campania) conviene procedere con ordine.

Finora, per conoscere il valore della glicemia c’era un solo metodo casalingo: pungere un dito, farne uscire una goccia di sangue, passarci sopra un’apposita strisciolina assorbente e poi infilarla in un apparecchio (il glucometro) che “legge” il valore della glicemia. In base al risultato, il malato di diabete si inietta la giusta quantità di insulina o assume un farmaco orale.

Ora le cose cambiano. Da qualche mese, è ammesso nell’Unione europea un dispositivo già approvato negli Stati Uniti: l’ultima versione si chiama Dexcom G5 Mobile (www.dexcom.com) e promette di semplificare e migliorare la qualità della vita dei malati di diabete. È un cerotto di quattro centimetri di lato con un piccolo rigonfiamento sulla parete esterna (circa un centimetro) e un minuscolo filamento di plastica (paragonabile a un capello) che si infila sottopelle pescando nei liquidi interstiziali. Il sistema contiene un enzima che funziona da sensore di glicemia; il sensore contiene due chip grossi come capocchie di spillo che traducono in dati digitali le informazioni chimiche fornite dall’enzima. Un micro-trasmettitore radio invia il segnale bluetooth a un ricevitore grande come una scatola di fiammiferi che il paziente tiene in tasca: qui il livello di glicemia viene registrato ogni cinque minuti e visualizzato in un grafico. Una app permette di inviare i dati a uno o più cellulari: del paziente stesso, di un suo parente, del medico curante. Tutti i dati, infine, con le dovute garanzie di riservatezza, vengono archiviati in un “cloud”, una “nuvola informatica”, consultabile via Internet.

Conclusione (provvisoria): il monitoraggio glicemico continuo (288 misure al giorno) con Dexcom G5 Mobile ha grandi vantaggi. Fornisce sulla glicemia del paziente informazioni “dinamiche” nel senso che, oltre a singoli valori come finora avveniva con i glucometri, offrono un grafico nelle varie ore della giornata; non è richiesto (ma è consigliabile) un prelievo di sangue dal polpastrello per confermare l’entità dell’intervento terapeutico (assunzione di zucchero o di insulina); l’andamento glicemico può essere seguito a qualsiasi distanza da un famigliare o da un diabetologo; un allarme avverte del superamento delle soglie di guardia in modo da evitare crisi ipo e iperglicemiche.

Questo quadro tutto luci va integrato con le inevitabili ombre. Il sensore di glicemia deve essere calibrato ogni 12 ore con un prelievo di sangue da polpastrello. Il cerotto (ma è più corretto parlare di “adesivo”) ha una funzionalità garantita da sette a dieci giorni, poi occorre sostituirlo. La tecnica di sostituzione è semplice ma è necessario impararla da personale sanitario. Ogni tre mesi anche il dispositivo di trasmissione deve essere sostituito. Per il Servizio sanitario nazionale, si tratta di una spesa di circa 4.500 euro all’anno: è, quindi, intuibile che questa tecnologia sarà dispensata soltanto a chi ne ha reale bisogno, cioè le persone con diabete di tipo 1 (insulino-dipendente, di solito di origine autoimmune e innescato da una infezione virale che danneggia il pancreas in età giovanile) e, nell’ambito del tipo 1, sono soprattutto i più giovani e gli anziani a poter trarre vantaggio dal monitoraggio continuo.

In generale, questi dispositivi sono affidabili, ma è bene sapere che si sono verificati casi in cui, a valori estremi di glicemia verso il basso o verso l’alto, il sistema mostra una discrepanza con i dati reali misurati con il glucometro.

Il costo oggi elevato della tecnologia per il monitoraggio continuo della glicemia è destinato a scendere rapidamente, come sempre accade con i dispositivi elettronici, ma anche cinquemila euro per paziente all’anno sono giustificati, se si ricorda che questa cifra riduce il consumo di strisce reattive e permette di evitare episodi di coma ipoglicemico con corsa al Pronto soccorso e ricovero, che hanno costi assai superiori (un giorno di degenza vale mille euro). In una prospettiva di espansione epidemica prevista da tutti gli studi, la prevenzione delle complicanze del diabete è un fattore essenziale. Oggi, in Italia, il 5,5 per cento della popolazione soffre di diabete e il tipo 1 rappresenta lo 0,5 per cento. Specialmente il tipo 2 (che insorge in età matura o avanzata e di solito non è insulino-dipendente), è destinato a un forte aumento di incidenza per l’allungamento della vita media ed eccessi alimentari. Quanto alle complicanze, nel tipo 2 sono ancora più subdole, tanto che spesso sono queste ultime a far scoprire la malattia.

La discesa dei costi sarà favorita anche dalla concorrenza. Tre aziende, tutte americane, sono in competizione nello sviluppo di dispositivi diversi per prestazioni e tecnica, ma in sostanza identici nella finalità ultima di realizzare una sorta di pancreas artificiale con minimo disagio per il paziente, come già è avvenuto ad esempio con i pacemaker. Oltre al Dexcom della Oculus (sede a San Diego, California), sono in corsa la Medtronic con il dispositivo Enlite e la Abbott con Free Style Libre. In Europa, opera la Senseonics, acquisita dalla Roche, con Eversense.

Per tutti, il problema più difficile (oltre alla miniaturizzazione della batteria) è costituito dal sensore e dai relativi algoritmi. La tolleranza ammessa dagli enti di controllo per i glucometri classici è del 15 per cento in più o in meno. I nuovi dispositivi si attengono all’incirca alla stessa tolleranza e per questo è stato concesso il loro riconoscimento, che in Europa però consiste solo nel marchio Ce (Conformità europea) in attesa di analisi più approfondite.

Fin qui abbiamo parlato dal punto di vista del paziente. Ma una telemedicina di massa come questa apre nuove strade anche alla ricerca. Per la prima volta, sarà disponibile un’immensa quantità di dati su persone malate di diabete di ogni età, sesso, stile alimentare e stile di vita. «Questi big data», spiega Giorgio Grassi, diabetologo che segue l’introduzione dei Dexcom sul territorio piemontese, «daranno origine a studi di grande interesse sul piano fisiologico, epidemiologico, sociale. Se ne avvantaggerà soprattutto la ricerca clinica, perché la ricerca di base esige misure più precise di quelle consentite dai sistemi di monitoraggio attuali. La ricaduta di conoscenze sul diabete sarà comunque importante. Con il calo dei costi e la conseguente estensione del monitoraggio glicemico in tempo reale, la mole dei dati disponibili sarà davvero enorme. Il problema, a quel punto, consisterà soprattutto nella difficoltà di gestire quantità così grandi per estrarne le indicazioni più significative».

GLOSSARIO

DIABETE. Malattia autoimmune innescata di solito da un’infezione che distrugge le cellule del pancreas.

PANCREAS. Ghiandola che fa parte dell’apparato digerente.

INSULINA. Ormone prodotto dalle cellule beta delle isole pancreatiche, permette l’utilizzazione del glucosio.

GLICEMIA. Quantità di glucosio presente nel sangue.

GLUCAGONE. Ormone che provoca l’aumento della glicemia; viene prodotto dalle cellule alfa del pancreas.

GLUCOSIO. La forma più semplice di zucchero, è la molecola organica più diffusa in natura.

GLICOGENO. Riserva di zucchero costituita da più molecole di glucosio collegate tra loro.

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