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lunedì 14 ottobre 2019
 
 

Diritto alla propria famiglia, ovunque sia

08/11/2012  In Romania ci sono migliaia di orfani, abbandonati o trascurati: l'associazione "Bambini in Romania" se ne prende cura nell'ambito del progetto "Nessuno può crescere solo"

"Nessuno può crescere solo" eppure il destino di centinaia di migliaia di bambini in Romania è proprio questo: a oltre cinque anni dal faticoso ingresso nell'UE la questione degli orfani è una ferita quanto mai aperta nel cuore dell'Europa, un allarme non sempre ascoltato a livello istituzionale, il cui tamponamento è affidato all'intervento di onlus e ong che, a diverso titolo e su piani differenti, fanno del loro meglio. Tra queste, spicca l'impegno quotidiano e incessante dei volontari dell'associazione "Bambini in Romania onlus", nata su iniziativa di don Gino Rigoldi nel 1999, e oggi interlocutore quanto mai credibile per tutti gli attori impegnati nell'area legata al diritto di bambini e adolescenti a crescere all'interno delle proprie famiglie e a essere pienamente integrati nelle rispettive comunità locali. In aggiunta all'elevato numero di abbandoni dovuti all'impossibilità dei genitori di "permettersi il lusso" di un figlio all'interno di contesti familiari spesso e volentieri monoparentali, negli ultimi anni è cresciuta esponenzialmente la massa di bambini e adolescenti abbandonati in seguito alla decisione dei genitori di espatriare in cerca di fortuna. Affidati non tanto a istituti statali e orfanotrofi, sulla cui affidabilità ci sarebbe comunque parecchio da indagare, ma anche e soprattutto a parenti, amici e vicini di casa, i minori devono affrontare situazioni di profondo disagio: finché dall'Italia vengono inviate somme di denaro accettabili, i bambini rappresentano un "valore" economico per chi se ne dovrebbe occupare, ma quando le rimesse non sono più sufficienti, ecco che diventano un peso di cui è meglio disfarsi.

Tra le "mete" predilette per chi è a caccia di un futuro migliore c'è proprio l'Italia, dove un quarto dell'intera popolazione di migranti è costituito proprio dalla comunità rumena: la conseguenza più tangibile è che oggi in Romania le stime parlano di almeno 350mila orfani bianchi, in attesa di ricongiungimenti familiari che, nonostante non sia necessario alcun visto, risultano complicati sotto molteplici punti di vista anche quando un lavoro stabile c'è ma spesso, come nel caso delle badanti, occupa 24 ore su 24 la vita dei migranti.

È in questo complesso contesto di povertà e sensi di colpa, pericolo di trascuratezza e rischio di abbandono, inadeguatezza e paura, che si inserisce con azioni mirate l'opera dell'associazione "Bambini in Romania onlus". In particolare, il progetto "Nessuno può crescere solo", per il quale sono state individuate come aree di intervento le città di Milano, Roma, Brasov e Ramnicu Valcea, mette al centro i bambini e gli adolescenti rumeni, rom e non, abbandonati in Romania o a rischio di abbandono tanto in Romania quanto in Italia. In due anni, a partire dal 10 gennaio 2011, i risultati ottenuti sono andati anche oltre le più rosee aspettative, superando abbondantemente la soglia degli 8mila soggetti che inizialmente si sarebbe voluto sensibilizzare. Segno inequivocabile che il progetto ha funzionato, a partire dalla crescita e dal consolidamento di una maggiore consapevolezza sui diritti e sui bisogni specifici dei minori che affrontano situazioni di abbandono anche grazie a un approccio che ha avuto la forza di coinvolgere contemporaneamente diverse realtà che ruotano intorno ai bambini: dalla scuola alla famiglia, dalle istituzioni agli istituti affidatari.

Per sostenere e promuovere il diritto di bambini e adolescenti a crescere all'interno delle proprie famiglie, l'associazione ha puntato anche forte sulla formazione: il risultato è la discesa in campo di una squadra di decine di mediatori di comunità nelle diverse città di intervento in possesso di regolare "diploma" che conoscono da vicino problematiche e percorsi di orientamento "alternativi". Tra il 2011 e il 2012 sono stati 220 i ragazzi italiani che, tramite l'associazione, sono stati formati e si sono recati in Romania durante le loro vacanze estive per lavorare a favore di minori in difficoltà: ad altri 44 giovani, italiani e rumeni, sono stati forniti tutti gli strumenti necessari per diventare a loro volta "conduttori" di importanti momenti di confronto e sensibilizzazione tra i loro coetanei, in scuole e centri di aggregazione giovanile. I 264 workshop realizzati tra Roma e Brasov ha consentito di avvicinare oltre 5.500 cittadini rumeni, aprendo con loro un dialogo sulle responsabilità genitoriali: anche grazie al contributo di uno staff di psicologi e assistenti sociali è stato fatto un passo ulteriore, supportando direttamente 172 famiglie rumene in difficoltà che si sono aggiunte alle 134 già accompagnate dai mediatori sociali di comunità. 

Insomma, un progetto davvero articolato questo dell'associazione Bambini in Romania che, uscendo dalla logica dei numeri e dei risultati, ha avuto il merito di scatenare la scintilla. Una scintilla che ha aperto nuovi orizzonti ad alcuni giovani rumeni che da questa esperienza sono usciti rafforzati al punto da diventare oggi, loro in prima persona, attori del cambiamento nelle vesti di volontari. Volontari rumeni in Romania. D'altronde, come ha sottolineato don Gino Rigoldi: «Più dei giudizi morali, serve un richiamo alla responsabilità, alla ragione. Per questo dividere il mondo in buoni e cattivi non mi appartiene, come categoria di pensiero. Non faccio mai sconti, ma non dimentico che non c’è nessun disagio che non abbia dietro una storia, legata alle condizioni familiari e sociali. Non ho mai negato a nessuno una seconda chance: aiuto ragazzi alle prese con problemi di ogni tipo, anche quelli che più di una volta nel loro cammino hanno inciampato e sono caduti a terra. E lo faccio anche poggiandomi sulle spalle solide ed entusiaste di altri ragazzi, quelli che si sperimentano nel volontariato, nella solidarietà, nella condivisione. Difficile dire chi ne ricava di più, perché è certo che aiutando ci si aiuta».

Di seguito le testimonianze spontanee di quattro ragazzi, due italiani e due rumeni, che hanno partecipati ai progetti dell'associazione "Bambini in Romania".


«Erano almeno due ore che stavo in piedi, la scuola aveva invitato in sede varie associazioni di volontariato. "Che noia", pensai. Dopo che delle aitanti settantenni ci parlarono di arte e libri e di come salvare la cultura italiana, mi infilai in un'aula più defilata con altri miei compagni di classe. Sulla lavagna c'era scritto a lettere cubitali BiR. Forse incuriosito, forse nella speranza di trovare qualcosa di più interessante, rimasi. Un ragazzo iniziò a parlare. Il modo e l'energia con cui comunicava attirarono subito l'attenzione mia e di tutte le persone presenti. Poi raccontò un episodio di quando aveva fatto disegnare un bimbo con problemi alle mani e della felicità che quel bambino aveva in seguito provato. Dovevo saperne di più. Ne parlai in classe, erano interessati in 12. Passarono circa un paio di settimane ed eravamo rimasti in due. Iniziammo il percorso senza quasi accorgerci di quello che stavamo facendo. Ogni incontro e weekend che passava, la Romania si faceva sempre più viva, vera, possibile. L'arrivo fu strano: c'erano bambini e ragazzi entusiasti e altri che ci guardavano dalle finestre. Dovevo avere un'espressione piena di panico perché una piccola mi prese per mano e mi portò nel suo posto preferito. Ci furono troppi episodi belli bellissimi, importanti, indimenticabili per poterli scrivere, ma furono così Intensi e Fondamentali che non posso che scriverli con la maiuscola. Mi sembrava di essere appena arrivato che davvero dovevo già partire. Addio Romania, addio ragazzi. Tornato mi sentivo pieno di energia ed adrenalina. La notte non dormii. Tutta l'energia che usavo con i ragazzi la gettai nella corsa. Correvo da loro? Correvo per loro? Non lo so, non l'ho mai capito, ma so che tornerò, perché mi hanno dato tanto, troppo. E perché una volta che lo fai non puoi smettere di farlo». (Riccardo)

«La prima volta che ho sentito parlare di BiR è stato 3 anni fa grazie alla ragazza che, in questo momento, è sopra ad un tavolo nella mia stessa posizione, dalla parte opposta della stanza. Per due anni la scuola (e mia madre, cose che sono strettamente collegate) non mi ha permesso di partire, il latino e la matematica mi erano contro. Arrivata in 5^ superiore mi sono detta: "Basta scuse, la scuola quest'anno finisce e io voglio partire". E così mi sono iscritta. Credo che all'inizio presi questa decisione per mettermi alla prova, per vedere se sarei riuscita a reggere, soprattutto emotivamente. Poi ci sono stati i weekend di formazione: avere delle regole mi ha dato una certa sicurezza e ancora di più la consapevolezza di avere un gruppo fantastico intorno a me. Per quanto riguarda le mie emozioni, come avrei reagito emotivamente una volta arrivata a destinazione, ho preferito non pensarci all'inizio, forse per paura. Ed infatti a Sibiu sono stata travolta da un'ondata di emozioni che mi hanno presa alla sprovvista. Meglio che non entri nel dettaglio… Meno male che c'erano i miei compagni. Il ritorno è stato tremendo, non volevo tornare a Milano. A Sibiu era tutto più vero e allontanarmi dai bambini e ragazzi faceva troppo male. Ma del resto non si poteva fare altrimenti. Sono sicuramente tornata cambiata, vedo le cose in modo diverso. All'inizio ero molto arrabbiata, ancora adesso, ma ho ancora più voglia di partire. E adesso sono qui, felice e grata di aver iniziato questo nuovo percorso… Di strada da fare ne ho tanta, ma non vedo l'ora». (Silvia)

« Arriva un momento in cui, come risvegliati alla vita con occhi nuovi, guardiamo ciò che ci circonda e ci lasciamo assalire da domande le cui risposte potrebbero avere un notevole effetto su di noi. E’ triste il momento in cui ti rendi conto che in questo mondo non hai fatto altro se non ciò che è a tuo favore, che forse avresti avuto l'opportunità unica in cui il tuo contributo poteva essere il compito della tua vita, occasione che si è ignorata a causa dell’indifferenza che ci domina. Il dolore di questa verità, che ti ha colpito come se avessi sbattuto contro un muro invisibile, è degno di pietà. Il desiderio di riportare indietro il tempo e di provare ad essere più buoni è al di sopra delle tue forze. Ma non è mai troppo tardi, e nessun piacere, pace o appagamento può essere confrontato con quello che provi quando hai donato il tuo tempo per ottenere un sorriso, che ti viene da un'anima fino allora colpita dal lato oscuro della vita. Ci lamentiamo sempre della società in cui viviamo, di tutto ciò che ci circonda, pretendiamo dagli altri e dimentichiamo che, di fatto, tutto dovrebbe partire da noi, senza pensare di ricevere qualcosa in cambio, e accogliamo con modestia anche le lodi. In verità, questo vedo attraverso il volontariato. C’è chi si è offerto di andare in luoghi dimenticati, volendo credere che la propria presenza e le proprie conoscenze avrebbero portato miglioramenti, e anche se ha pagato con la vita, il sacrificio è stato meritorio perché ha lasciato dietro di sé molte vite salvate. Queste sono le persone che riescono a scoprire la loro anima e controllare la loro mente e il loro pensiero. Questi sono gli eroi. La maggior parte di noi preferisce non vedere nulla, come quando si passa vicino a un albero, passeggiando senza nemmeno vederlo, anche se non sei distratto, solo perché nemmeno immagini che cosa potresti vedere in un albero. E neppure ti poni il problema. Ma se chi è vicino a te si è fermato a guardare, e tu pure ti fermi, scopri innumerevoli forme e realtà. La scorza del tronco è incrinata in un certo modo, che può spaventarti nella sua diversità, alle radici ci sono dei fiori, di varietà molto diverse, e anche un formicaio, e se lo guardi attentamente scopri altri piccoli eventi, ma nessuno uguale all’altro. Ti sei fermato e da allora hai iniziato a vedere un mucchio di cose. In chiusura, lascio una esortazione di Constantin Noica:  "Amico, non sei mediocre. Oppure, se lo sei, non importa. Non pensare a quello che altri hanno fatto. Pensa solo che la tua vita sia, a suo modo, un'occasione unica. Se ti ho chiesto all’inizio che cosa pensavi di te stesso, non era per sentir dire: penso bene o penso male; ma per ricordarti che, per quanto mi sia permesso di dirtelo, devi combattere un po’ di più con te stesso; che in te c’è qualcosa assopito: una persona più interessante di quanto tu possa pensare, o un cristiano migliore di quanto dimostri, o forse un eroe; in ogni caso è assopito un uomo vero. Vedi, non lasciarlo dormire troppo"». (Bianca Florentina Cîrțală)

«Volontariato... Un nome così breve rispetto a un valore tanto grande. Fino a qualche tempo fa non mi ero interessata a qualcosa di simile, ebbene da un po’ tutto è cambiato. Fin da piccola, sono stata sempre molto egoista e mai disposta a offrire aiuto, ma un po’ di tempo fa ho dovuto dare aiuto a delle persone bisognose. L'idea di alzarmi presto non mi sorrideva affatto. Dovevo aiutare una famiglia vittima delle inondazioni a ricostruire la propria casa distrutta. Dal primo momento in cui ho incontrato queste persone, ho sentito un calore familiare mai prima provato. Erano estranei, eppure non ci hanno accolto con le loro abitudini ma con un grande caldo sorriso. Il loro sorriso mi ha sorpreso. Anche se si leggeva nei loro occhi il dolore per quello che vivevano, avevano la forza di sorridere e di farci stare bene con loro. Per tutto il giorno ho lavorato con altri compagni e alcune persone specializzate nel settore edile. 25 giugno: una giornata calda con una temperatura oltre i 25 gradi. La maggior parte dei miei amici erano in spiaggia o sulla terrazza, ma io mi sentivo molto meglio di loro, lavorando e sapendo che il mio lavoro era di aiuto a una famiglia. Lavoravo da più di 6 ore, eppure non sentivo affatto la stanchezza. Con ogni rivolo di sudore che timido mi attraversava la fronte, il cuore mi si riempiva di grande soddisfazione e orgoglio. Il tempo passava, la calura si attenuava, il sole stava tramontando su di noi, ma ancora non smettevamo di lavorare. Sembravamo posseduti dal desiderio di portare a termine tutto e di dare aiuto. Quando l’aura di fuoco del sole è svanita, il vento, come sapesse che il globo infuocato ci aveva bersagliato tutto il giorno coi suoi dardi infuocati, ha iniziato a soffiare dolcemente. Facendo un passo indietro alla luce delle lucciole che sembrano volerci aiutare abbiamo visto i risultati del nostro lavoro, una stanza della casa era già finita. La soddisfazione data dalla materializzazione dei nostri sforzi è stata completata dalle reazioni dei proprietari. Con gli occhi pieni di lacrime, guardandoci fisso, ci hanno ringraziato migliaia di volte per l’aiuto. Sebbene i muscoli indolenziti siano stati padroni, per alcuni giorni, dei nostri corpi, lo sforzo aveva dato i suoi frutti. La reazione dei proprietari mi fa sentire orgogliosa di ciò che ho fatto. E da allora con grande gioia mi coinvolgo in ogni azione di volontariato». (Grigore Ştefania Lavinia)

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