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giovedì 21 settembre 2017
 
Pinerolo
 

Pmt, chiude la fabbrica: un buco nella legge è un baratro per 180 famiglie

06/03/2017  La fabbrica piemontese rischia di morire: ma per una serie di buchi legislativi i lavoratori licenziati non possono accedere ad alcun ammortizzatore sociale

Il dramma di una fabbrica che fallisce si legge, prima di tutto, sui volti di chi quella fabbrica l’ha abitata, vissuta e mantenuta attiva per decenni. Giorno dopo giorno, turno dopo turno. Quando il lavoro si spegne, un mondo va in pezzi. Siamo a Pinerolo, cittadina di quasi 36 mila abitanti nella provincia di Torino. Da queste parti la Pmt, che produce macchinari per l’industria cartiera, è conosciuta come un fiore all’occhiello. Ha alle spalle una tradizione secolare e nei tempi di massima espansione dava lavoro a 1.000 dipendenti. Ma lo scorso 31 gennaio, dopo una lenta agonia, l’azienda, di proprietà del gruppo Nugo, è stata dichiarata fallita. Per i 180 operai e impiegati che attualmente vi lavorano si è spalancato un baratro: non hanno più uno stipendio ma, per una serie di buchi legislativi, non possono accedere a nessun ammortizzatore sociale. Ecco perché, sabato 18 febbraio, Pinerolo si è fermata, per dar vita a una grande manifestazione di protesta.

Giuseppe è entrato in fabbrica nel 1979, subito dopo il diploma all’istituto tecnico, quando la Pmt si chiamava Beloit. «Ho iniziato in officina, come addetto alle macchine utensili». Dal 2006, dopo una continua crescita, lavorava all’uffcio qualità. L’anno scorso ha tenuto corsi di formazione in Cina. «Siamo lavoratori altamente specializzati. Il problema è che i vertici aziendali non hanno creduto nell’innovazione. Così i macchinari sono diventati obsoleti».

Fulvio, montatore meccanico con oltre trent’anni di esperienza, non trattiene la rabbia: «Per anni ci hanno chiesto sacrifici. La cassa integrazione è iniziata nel 2007. Abbiamo fatto straordinari e rinunciato a ferie, nella speranza di continuare a lavorare. Ora ci sentiamo traditi». Lui e una settantina di colleghi si danno il cambio nel presidio sindacale attivo giorno e notte davanti ai cancelli della fabbrica. Un’impiegata amministrativa, che preferisce non rivelare nemmeno il suo nome, parla con gli occhi lucidi: «Questa è la mia seconda casa». È entrata in azienda nel ’78, quando aveva 21 anni. «Io inizio a intravedere l’orizzonte della pensione, ma penso al dramma dei più giovani. Ci sono famiglie monoreddito e situazioni difficili: una catastrofe».

CERCASI ACQUIRENTE

I dipendenti della Pmt sono quanto mai penalizzati. «La nuova normativa sugli ammortizzatori sociali, appena entrata in vigore, di fatto lascia scoperte le situazioni come questa» spiega Cristina Maccari, responsabile Fim-Cisl Pinerolo. «Se la Pmt avesse già un acquirente disposto a rilevarla, si potrebbe chiedere la cassa integrazione per riorganizzazione. Ma al momento non c’è nulla di formalizzato e i tempi potrebbero essere lunghi ». Oltretutto, la sola proposta giunta finora lascia l’amaro in bocca. Un imprenditore della Repubblica Ceca si è detto interessato ad acquistare la fabbrica. La sua offerta, però, garantirebbe un futuro solo a 72 dipendenti. «Troppo pochi, non possiamo arrenderci» scandiscono i lavoratori.

FAMIGLIE IN OSTAGGIO

  

«È assurdo che 180 persone, con le loro famiglie, siano ostaggio di una serie di tecnicismi burocratici» riflette il sindaco di Pinerolo, Luca Salvai. «Ma se anche arrivassero, gli ammortizzatori sociali sarebbero comunque una misura temporanea. Dobbiamo ragionare su come cambiare il modello di sviluppo. Questo non dev’essere il funerale di una fabbrica, ma uno scatto d’orgoglio».

E in effetti, quando il serpentone del corteo dei lavoratori di Pinerolo e delle loro famiglie si mette in moto, raccoglie la solidarietà di tanta gente, che si unisce spontaneamente: sindaci della zona, commercianti, studenti. Due bimbi sfi­lano con un cartello appiccicato alla schiena: “Io sto con gli operai”. Lungo il percorso, il ­fiume s’ingrossa sempre di più. Qualcuno arriva anche dai Comuni vicini. «No, non ho parenti né amici che lavorano alla Pmt» dice Raffaella, educatrice di Torre Pellice. «Eppure sento che devo esserci. Il nostro territorio sta pagando un prezzo altissimo. Qui siamo tutti coinvolti».

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