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mercoledì 19 settembre 2018
 
 

Il grido silenzioso delle suore emarginate

08/03/2018  Nella stessa comunità ecclesiale sono spesso considerate consacrate di serie b, subordinate ai preti, a disposizione per qualsiasi servizio

Suore, queste sconosciute. Figure in bianco e nero, da molti ritenute “donne a metà”. Se poi accade di frequentarle da vicino, si scopre che, quando vivono in pienezza la propria vocazione, sono “due volte donna”, nella gratuità del loro amore verso gli altri, in una maternità umana e spirituale moltiplicata per mille. Nei luoghi più dimenticati, nelle trincee della vita, quando tutti scappano, loro rimangono. Nella storia della Chiesa, hanno messo i piedi a sogni che hanno salvato milioni di persone e cambiato pezzi di mondo. Ma è proprio nella comunità ecclesiale che ancora, e troppo spesso, sono considerate consacrate di serie B, subordinate ai preti, a disposizione per qualsiasi servizio e manovalanza, senza essere interpellate. È quanto emerge dall’inchiesta realizzata da Marie-Lucille Kubacki e pubblicata su L’Osservatore Romano.

Un “grido silenzioso” di suore che hanno deciso di rompere il silenzio che grava su di loro e tante consorelle, destinate a svolgere servizi domestici «decisamente poco riconosciuti nelle abitazioni di uomini di Chiesa, in particolare di vescovi e di cardinali, in strutture ecclesiali, parrocchie e istituzioni».

Non solo non ricevono alcuna retribuzione per le necessità della loro congregazione e individuali, ma subiscono pesanti emarginazioni che creano tanta sofferenza. Frustrate nella loro identità di donne e di suore, sono considerate «delle volontarie di cui si può disporre a proprio piacere, il che dà luogo a veri abusi di potere», afferma suor Cécile, che da anni segue l’amara condizione di molte consorelle. Quella che subiscono non è solo una grave ingiustizia, ma soprattutto impedisce loro di vivere la propria vocazione e carisma, privando la comunità ecclesiale di un dono prezioso. «Che cosa sarebbe la Chiesa senza di voi? Le mancherebbe maternità, affetto, tenerezza», ha detto papa Francesco alle delegate di mille e novecento istituti religiosi. C’è da augurarsi che queste parole e la coraggiosa inchiesta del giornale della Santa Sede portino per le consacrate riconoscimenti e tempi nuovi.

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