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martedì 21 maggio 2019
 
Riforma elettorale
 

Il male minore che smuove la politica

31/01/2014 

L’accordo sulla riforma elettorale ostinatamente portata avanti dal neosegretario del Pd Renzi con l’accordo di Berlusconi e Alfano ha il merito di aver riavviato la macchina della politica italiana. Pur con i suoi difetti. Se andrà in porto, l’Italicum prevede liste bloccate, sia pure più corte e quindi più controllabili dall’elettore. Dunque non permetterà il voto di preferenza. Pur con tutte le riserve del caso (espresse anche dal mondo cattolico, dalle Acli ai Focolari), a cominciare dall’impossibilità di far scegliere ai cittadini i parlamentari, il movimentismo di Renzi sta cercando di andare oltre lo stallo in cui ci dibattiamo da mesi. Il rischio, per il Pd, è altissimo, perché la ritrovata agibilità politica di Berlusconi, richiamato al centro della scena, potrebbe costargli caro alle prossime elezioni. Ma almeno è stato avviato un processo riformatore. La partita più importante e delicata, però, si gioca con la priorità delle priorità: il Piano per  lavoro. Se volete potete chiamarlo Job Act, all’inglese, ma la sostanza non cambia. E’ questo il vero banco di prova del sindaco di Firenze e del governo di Enrico Letta in un Paese in cui una famiglia su sei è povera, la disoccupazione è oltre il 12 per cento e due giovani su cinque non trovano lavoro.

Che l’accordo di Renzi siglato con Berlusconi e Alfano stia producendo i suoi frutti lo dimostra anche l’indegna gazzarra dei parlamentari grillini inscenata in questi giorni, sintomo di una plateale debolezza politica.
Perché è chiaro che più i deputati pentastellati si agitano e più rendono evidente l’immobilismo di un partito ostinatamente chiuso in sé stesso, sterile, sempre più irrilevante, messo nell’angolo da qualunque atto che abbia il sapore della politica vera. La messa in stato d’accusa del capo dello Stato fa parte della strategia del duo Grillo-Casaleggio. Una strategia del tanto peggio tanto meglio che cerca di offuscare il successo di Renzi e Berlusconi. Tra l’altro i capi di accusa contro Napolitano sembrano formulati non da un giurista ma da un azzeccagarbugli moderno, magari di quelli che pullulano nella Rete, buoni più per uno dei tanti forum da bar sport digitali che per dei deputati della Repubblica. Appartengono più al nullismo ectoplasmatico di un partito che ha deluso tanta gente nonostante i buoni propositi che a un serio atto di accusa.

 

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