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Il Natale triste di troppi cristiani

27/12/2014  Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, commenta le ricorrenti persecuzioni contro i cristiani. Dall'Iraq alla Siria... E suor Cristina Dalmasso ci racconta, in video, la dura realtà della Nigeria e di Boko Haram.

Il pianto di una delle ragazze rapite e poi liberate dai miliziani di Boko Haram (Reuters).
Il pianto di una delle ragazze rapite e poi liberate dai miliziani di Boko Haram (Reuters).

Questo è un Natale triste per molti cristiani. Per quelli costretti a lasciare l’Iraq, sotto la pressione totalitaria del califfato islamico, che vuole una terra tutta musulmana, pulita dei cristiani. Una terra senza Natale. I rifugiati vivono in larga parte in Kurdistan, in case provvisorie o nei campi. Si chiedono quale sarà il futuro. Se lo chiedono anche i loro fratelli siriani, intrappolati in una terribile guerra che dura da tre anni. Penso ad Aleppo assediata: abbiamo chiesto che sia proclamata “città aperta”, dove non si combatta più. L’idea è stata assunta dall’Onu. Porterà il Natale questo dono di pace?

Il Natale fa sentire in modo intenso il bisogno di pace. Lo si sente in tante regioni africane, come nel Nord della Nigeria, sconvolto dal terrorismo fondamentalista di Boko Haram. Metà degli sfollati degli Stati nigeriani di Adamawa, Borno e Yobe sono bambini. Che Natale passeranno con le loro famiglie decimate e senza futuro? Non chiudiamo la porta ai dolori del mondo nel giorno di Natale. Anzi, facciamoci più attenti: il bambino Gesù è stato, prima di tutto, sofferente, senza posto in albergo a Betlemme, minacciato da re Erode e rifugiato in Egitto.

Mettiamo nel nostro presepe le vicende di tanti sofferenti in luoghi lontani e vicini. Sì, anche quelli delle nostre periferie,dove la solitudine e la crisi economica segnano tante famiglie. Che Natale faranno? La vita deve divenire migliore per loro. Ma bisogna raccogliersi insieme nella preghiera, nella speranza e nella solidarietà, uscendo dai nostri particolarismi: c’è chi soffre più di noi.

Scriveva dalla Turchia don Andrea Santoro, ucciso nel 2005: «È importante fermarsi, entrare nelle porte che ti si aprono e tenere aperta la propria perché altri entrino». Natale è festa di una gioia condivisa nella fede e nella solidarietà. Ma che possiamo fare davanti a un mondo, grande, duro e violento? Continuava Santoro: «La ferocia non teme di uccidere, la carità di dare la vita... Per arginare la ferocia occorre l’intelli- genza della carità e la mobilitazione di risorse profonde». Che questo Natale ci renda intelligenti nella carità e mobiliti risorse profonde d’amore! l

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