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martedì 23 luglio 2019
 
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Il Papa a Camerino perché «non ci sia il terremoto delle promesse»

16/06/2019  Bergoglio porta l'attenzione sulla città marchigiana dove la ricostruzione non è mai ripartita. Il vescovo denuncia: «Dopo le strutture e gli affetti, rischia di franare anche la speranza per le tante promesse non mantenute per questo territorio»

Non ci sono bandiere bianche e gialle in giro per la città. Camerino accoglie il Papa con il suo silenzio. Nel capoluogo marchigiano devastato dal sisma dell'ottobre 2016. «Ricostruzione assente. Fondi sisma ai terremotati», recita lo striscione sventolato all’atterraggio dell’elicottero al Centro sportivo dell’università di Camerino. Francesco vuole subito incontrare le persone. Pochi passi ed entra nelle casette del Sae, le strutture abitative emergenziali che ospitano i terremotati. Scherza con una signora che gli offre pasticcini: «Lei non li mangia, non saranno avvelenati?», dice mentre l’anziana si affretta a dimostrare la bontà dei dolci. E poi incontra un signore solo che piange di commozione, una famiglia con il suo cagnolino, che chiede, emozionatissima, un selfie. «Non perdere la speranza, guardare avanti» dice a una coppia di anziani coniugi. «Oggi è il più bel dono che la vita ci ha fatto», risponde la signora stringendogli la mano. Una nonna di 92 anni, con il nipote che fa parte dell’associazione «Io non crollo». «Grazie per questa scommessa sulla speranza», dice Francesco. Sono le sei le casette in cui Bergoglio entra «che rappresentano tutta la popolazione terremotata», sottolinea l’arcivescovo, monsignor Francesco Massara.  

«Avrei voluto visitare tutte le case, ogni casa, ma non è possibile, per questo vi saluto da qua e do la benedizione a tutti voi», dice papa Francesco rivolto a quanti aspettano dietro le transenne. «Sono vicino e prego per voi perché questa situazione si risolva prima possibile. Grazie della vostra pazienza e del vostro coraggio». Poi, da località Cortine, dopo aver salutato anche gli scout che lo ringraziano della vicinanza, si sposta nella Cattedrale, inagibile dopo il sisma. Qui incontra i 32 sindaci della diocesi. «Un incontro importante», dice il vescovo,  «perché dice di quanto le istituzioni locali siano attente alla situazione dei territori. Perché qui rischiamo di avere tre terremoti: uno è stato il terremoto delle strutture che è quello visibile, il secondo terremoto, che è quello invisibile, è quello interiore fatto di tante sofferenze nel cuore delle persone perché hanno perso le loro cose, i loro affetti, i loro sacrifici. E il terzo terremoto è quello che sta distruggendo le promesse. Camerino non è mai stata sotto i riflettori e, forse proprio per questo, la ricostruzione non è mai partita. Aspettiamo che si firmino le ordinanze, che vengano stanziati i fondi promessi, che si possano rimettere in piedi le attività produttive, oltre che le case e le chiese. La gente comincia a scoraggiarsi. È cresciuto del 72 per cento l’uso degli ansiolitici e, purtroppo, abbiamo avuto diversi suicidi, sia diretti che indiretti, cioè di gente che si lascia morire non mangiando o non curandosi. Di questo i sindaci sono consapevoli e questo raccontano al Papa».

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