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sabato 24 agosto 2019
 
L'incontro a San Pietro
 

Il Papa a CL: non tradite don Giussani

07/03/2015  Bergoglio parla a 80 mila ciellini in piazza san Pietro, chiede a loro di aiutarlo nelle periferie, e ricorda che dire "Io sono di Cl" è una spiritualità da etichetta.

«Il carisma non si conserva in una bottiglia di acqua distillata». Papa Francesco parla a Comunione e Liberazione davanti ad oltre 80 mila ciellini radunati in piazza san Pietro nel decimo anniversario della morte di don Giussani e a sessant’anni dalla fondazione del Movimento.

Dice di aver conosciuto bene don Giussani, di averlo apprezzato, di aver letto i suoi libri e i suoi articoli. Conferma che il carisma originario «non ha perso freschezza e vitalità». Ma poi affila le parole e prima spiega che i carismi vanno bene, ma aggiunge anche che al centro deve sempre esserci «solo il Signore», e quindi che l’eredità di don Giussani non può «ridursi a un museo di ricordi, di decisioni prese, di norme di condotta»: «Don Giussani non vi perdonerebbe mai che perdeste la libertà e vi trasformaste in guide da museo o doratori di ceneri. Tenete vivo il fuoco delle memoria di quel primo incontro e siate liberi».

Bergoglio chiede ai ciellini di essere «braccia, mani, piedi, mente e cuore di una Chiesa in uscita», di cercare «i lontani nelle periferie» di «servire Gesù in ogni persona emarginata, abbandonata, senza fede, delusa dalla Chiesa, prigioniera del proprio egoismo».

Poi li invita a «respingere l’autoreferenzialità in tutte le sue forme», che significa «saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti con umiltà sincera»: «Quando siamo schiavi dell’autoreferenzialità finiamo per coltivare una spiritualità da etichetta».

Il papa ha spiegato che non va bene dire “io sono di Cl”, perché quando si cede alle «mille trappole del compiacimento autoreferenziale» e ci si limita a «guardarci allo specchio» tutto ciò «ci porta a disorientarci e a trasformarci in meri impresari di una Ong».

Alla fine Bergoglio ha affidato – nel decennale della morte – due frasi di don Giussani a tutti i ciellini come fosse una sorta di consegna. La prima ricorda che “il cristianesimo non si realizza mai nella storia con fissità di posizioni”, mentre la seconda spiega il “genio del Movimento”: «L’urgenza di proclamare la necessità di ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali e basta».

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