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martedì 23 ottobre 2018
 
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Il Papa: «La religione non si può ridurre a una pratica di leggi»

05/08/2018  Francesco all’Angelus ricorda che «il nostro rapporto con Dio non è come tra servi che devono eseguire i compiti che il padrone ha assegnato, per avere la sua benevolenza». E nel 40° anniversario della morte (6 agosto 1978) ricorda Paolo VI «Dal cielo interceda per la Chiesa, che tanto ha amato, e per la pace nel mondo»

Mette in guardia dalla «tentazione di ridurre la religione solo alla pratica delle leggi» e ricorda Paolo VI, che canonizzerà il prossimo ottobre, nel 40° anniversario della morte, avvenuta a Castel Gandolfo il 6 agosto 1978. Sono circa ventimila i fedeli sotto il solleone di piazza San Pietro per l’Angelus di papa Francesco.

«Gesù», afferma il Pontefice prima della preghiera mariana, «è venuto ad aprire la nostra esistenza a un orizzonte più ampio rispetto alle preoccupazioni quotidiane del nutrirsi, del vestirsi, della carriera». Bergoglio commenta il Vangelo del giorno nel quale, nota, «la prospettiva cambia: è la folla, sfamata da Gesù, che si mette nuovamente in cerca di Lui, va incontro a Gesù. Ma a Gesù non basta che la gente lo cerchi, vuole che la gente lo conosca; vuole che la ricerca di Lui e l’incontro con Lui vadano oltre la soddisfazione immediata delle necessità materiali».

Gesù, spiega il Papa, «è venuto a portarci qualcosa di più, ad aprire la nostra esistenza a un orizzonte più ampio rispetto alle preoccupazioni quotidiane del nutrirsi, del vestirsi, della carriera, e così via. Perciò, rivolto alla folla, esclama: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. Così», sottolinea, «stimola la gente a fare un passo avanti, a interrogarsi sul significato del miracolo, e non solo ad approfittarne. Infatti, la moltiplicazione dei pani e dei pesci è segno del grande dono che il Padre ha fatto all’umanità e che è Gesù stesso».

La folla non comprende l’ammonimento di Gesù a cercare il cibo per la vita eterna: «Quegli ascoltatori», è la riflessione del Papa, «pensano che Egli chieda loro l’osservanza dei precetti per ottenere altri miracoli come quello della moltiplicazione dei pani. È una tentazione comune, questa, di ridurre la religione solo alla pratica delle leggi, proiettando sul nostro rapporto con Dio l’immagine del rapporto tra i servi e il loro padrone: i servi devono eseguire i compiti che il padrone ha assegnato, per avere la sua benevolenza. Questo lo sappiamo tutti. Perciò la folla vuole sapere da Gesù quali azioni deve fare per accontentare Dio. Ma Gesù dà una risposta inattesa: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”».

«Paolo VI Dal cielo interceda per la Chiesa, che tanto ha amato, e per la pace nel mondo»

Le parole di Gesù sono «rivolte oggi anche a noi», dice il Papa che spiega: «l’opera di Dio non consiste tanto nel “fare” delle cose, ma nel “credere” in Colui che Egli ha mandato. Ciò significa che la fede in Gesù ci permette di compiere le opere di Dio. Se ci lasceremo coinvolgere in questo rapporto d’amore e di fiducia con Gesù, saremo capaci di compiere opere buone che profumano di Vangelo, per il bene e le necessità dei fratelli».

Il Signore, conclude Francesco, «ci invita a non dimenticare che, se è necessario preoccuparci per il pane, ancora più importante è coltivare il rapporto con Lui, rafforzare la nostra fede in Lui che è il “pane della vita”, venuto per saziare la nostra fame di verità, la nostra fame di giustizia, la nostra fame di amore». Infine, invoca «la Vergine Maria, nel giorno in cui ricordiamo la dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, la Salus populi romani», affinché «ci sostenga nel nostro cammino di fede e ci aiuti ad abbandonarci con gioia al disegno di Dio sulla nostra vita».

Dopo l’Angelus, Bergoglio ricorda papa Montini e invita i fedeli presenti in piazza a fare altrettanto con un applauso: «Quarant’anni fa», dice, «il beato Papa Paolo VI stava vivendo le sue ultime ore su questa terra. Morì infatti la sera del 6 agosto 1978. Lo ricordiamo con tanta venerazione e gratitudine, in attesa della sua canonizzazione, il 14 ottobre prossimo. Dal cielo interceda per la Chiesa, che tanto ha amato, e per la pace nel mondo. Questo grande Papa della modernità, lo salutiamo con un applauso, tutti».

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