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lunedì 23 settembre 2019
 
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«La riconciliazione si crea senza fanatismi»

05/09/2019  Francesco nella capitale del Mozambico sulle orme di Giovanni Paolo II che nel 1988 avviò il processo di pace firmato poi a Roma: «La pace non è solo assenza di guerra, ma l’impegno instancabile di riconoscere, garantire e ricostruire concretamente la dignità, spesso dimenticata o ignorata, dei nostri fratelli»

«La ricerca della pace richiede che si continui ad affermare con determinazione ma senza fanatismo, con coraggio ma senza esaltazione, con tenacia ma in maniera intelligente: no alla violenza che distrugge, sì alla pace e alla riconciliazione». Papa Francesco comincia il suo viaggio in Mozambico con la visita al presidente della Repubblica Felipe Jacinto Nyusi e il discorso al corpo diplomatico.

È uno dei momenti più importanti di questa visita. Se infatti Giovanni Paolo II trentuno anni fa dette in pratica avvio al processo di pace, la cui firma fu fatta a Roma, mediatori Andrea Riccardi e il neo cardinale di Bologna Matteo Zuppi, Francesco giunge a Maputo dopo l'importante fase due di quel processo di pace, con la firma dello scorso 9 agosto al quale Bergoglio fa subito riferimento: «Desidero anche esprimere l’apprezzamento, mio e di gran parte della comunità internazionale, per gli sforzi che, da decenni, si vanno compiendo affinché la pace torni ad essere la norma, e la riconciliazione la via migliore per affrontare le difficoltà e le sfide che incontrate come nazione. In questo spirito e con questo proposito, circa un mese fa», ricorda il Pontefice, «avete firmato nella Serra della Gorongosa l’accordo di cessazione definitiva delle ostilità militari tra fratelli mozambicani. Una pietra miliare, che salutiamo e speriamo come decisiva, fissata da persone coraggiose sulla via della pace, che parte da quell’Accordo Generale del 1992 a Roma».

Il Papa ricorda che molte cose sono cambiate e « passate dalla firma dello storico trattato che ha sigillato la pace e ha dato i suoi primi germogli» e ricorda con lo sguardo rivolto al futuro che «sono questi germogli che sostengono la speranza e danno fiducia per non lasciare che il modo di scrivere la storia sia la lotta fratricida, bensì la capacità di riconoscersi come fratelli, figli di una stessa terra, amministratori di un destino comune. Il coraggio della pace! Un coraggio di alta qualità: non quello della forza bruta e della violenza, ma quello che si attua nella ricerca instancabile del bene comune».

La pace non è solo assenza di guerra

Il discorso di Francesco è intessuto di rimandi ai suoi predecessori, dal Messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1973 di Paolo VI alla visita in questo Paese di Wojtyla nel 1988: «Come ricordava il mio predecessore San Giovanni Paolo II durante la sua visita nel vostro Paese nel 1988, con la guerra «molti uomini, donne e bambini soffrono perché non hanno una casa dove abitare, un’alimentazione sufficiente, delle scuole dove istruirsi, degli ospedali dove curarsi, delle chiese dove riunirsi a pregare e dei campi dove impiegare la manodopera. Molte migliaia di persone sono costrette a spostarsi alla ricerca di sicurezza e di mezzi di sopravvivenza; altre si rifugiano nei Paesi vicini. [...] “No alla violenza e sì alla pace!”».

Francesco ricorda che «la pace non è solo assenza di guerra, ma l’impegno instancabile – soprattutto di quanti occupiamo un ufficio di maggiore responsabilità – di riconoscere, garantire e ricostruire concretamente la dignità, spesso dimenticata o ignorata, dei nostri fratelli, perché possano sentirsi protagonisti del destino della propria nazione». La pace, aggiunge, «ha reso possibile lo sviluppo del Mozambico in diversi settori. Promettenti sono i progressi compiuti nell’istruzione e nella salute. Vi incoraggio a portare avanti il lavoro di consolidamento delle strutture e delle istituzioni necessarie per far sì che nessuno si senta abbandonato, in particolare i vostri giovani, che costituiscono gran parte della popolazione. Essi sono non solo la speranza di questa terra, sono il presente che interpella, ricerca e ha bisogno di trovare strade dignitose che consentano loro di sviluppare tutti i loro talenti; sono un potenziale per seminare e far crescere la tanto desiderata amicizia sociale».

Papa Francesco con il presidente del Mozambico Filipe Nyusi (Ansa)
Papa Francesco con il presidente del Mozambico Filipe Nyusi (Ansa)

La difesa della terra è anche difesa della vita

  

Ai governanti del Mozambico il Papa ricorda che «il percorso dev’essere tale da favorire la cultura dell’incontro e da esserne totalmente impregnato: riconoscere l’altro, stringere legami, gettare ponti. In questo senso, è essenziale mantenere viva la memoria, quale via che apre al futuro, quale sentiero che conduce a cercare obiettivi comuni, valori condivisi, idee che favoriscano il superamento di interessi settoriali, corporativi o di parte, affinché le ricchezze della vostra Nazione siano messe al servizio di tutti, specialmente dei più poveri».

Nel suo discorso Francesco, che visiterà anche Madagascar e Mauritius, tocca anche il tema ambientale sulle orme di Giovanni Paolo II che proprio a Maputo lanciò un appello a proteggere il patrimonio forestale: «La pace», afferma, «ci invita anche a curare la nostra casa comune. Da questo punto di vista, il Mozambico è una nazione benedetta, e voi in modo speciale siete invitati a prendervi cura di questa benedizione. La difesa della terra è anche la difesa della vita, che richiede speciale attenzione quando si constata una tendenza a saccheggiare e depredare, spinta da una bramosia di accumulare che, in genere, non è neppure coltivata da persone che abitano queste terre, né viene motivata dal bene comune del vostro popolo. Una cultura di pace implica uno sviluppo produttivo, sostenibile e inclusivo, in cui ogni mozambicano possa sentire che questo Paese è suo, e in cui possa stabilire rapporti di fraternità ed equità con il proprio vicino e con tutto ciò che lo circonda». Infine, il Pontefice esprime «vicinanza e solidarietà a tutti coloro sui quali si sono abbattuti recentemente i cicloni Idai e Kenneth, le cui devastanti conseguenze continuano a pesare su tante famiglie, specialmente nei luoghi in cui la ricostruzione non è stata ancora possibile e richiede una speciale attenzione».

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