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martedì 21 novembre 2017
 
 

Il Papa: "L'autorità non serve per opprimere gli altri"

05/11/2017  "Un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia autorità ecclesiastica", denuncnia Bergoglio, "è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Fanno la doppia vita".

Una lezione sull’autorità, che deve essere al servizio degli altri e non fonte di privilegi. Papa Francesco all’Angelus di questa domenica, spiega il Vangelo di Matteo e ricorda sia le «critiche severe agli scribi e ai farisei», che le «importanti consegne ai cristiani di tutti i tempi, quindi anche a noi» che Gesù lascia.

«Egli dice alla folla», sottolinea Bergoglio, «”Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che dicono”. Questo sta a significare che essi hanno l’autorità di insegnare ciò che è conforme alla Legge di Dio. Tuttavia, subito dopo, Gesù aggiunge: “Ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno”. Fratelli e sorelle, un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia autorità ecclesiastica è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Fanno la doppia vita. Dice Gesù: “Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito”».

E il Papa sottolinea: «Ecco un cattivo esempio di autorità. L’autorità invece dovrebbe avere la sua prima forza proprio dal buon esempio, per aiutare gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso, sostenendoli nelle prove che si incontrano sulla via del bene. L’autorità è un aiuto, ma se viene esercitata male, diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità e anche porta alla corruzione».

Bergoglio ricorda che Gesù «denuncia apertamente alcuni comportamenti negativi degli scribi e di alcuni farisei: “Si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze”. Questa è una tentazione che corrisponde alla superbia umana e che non è sempre facile vincere. È l’atteggiamento di vivere solo per l’apparenza».

E proprio per seguire quanto dice il Vangelo «noi discepoli di Gesù non dobbiamo cercare titoli di onore, di autorità o di supremazia. Io vi dico», confessa il Papa, «che a me personalmente mi addolora vedere persone che vivono correndo dietro alla vanità delle onoreficienze. Noi discepoli di Gesù non dobbiamo fare questo, tra di noi ci dev’essere un atteggiamento fraterno. Siamo tutti fratelli e non dobbiamo in nessun modo sopraffare gli altri, guardarli così, siamo tutti fratelli. Se abbiamo ricevuto delle qualità dal Padre celeste, le dobbiamo mettere al servizio dei fratelli, e non approfittarne per la nostra soddisfazione e interesse personale. Non dobbiamo considerarci superiori agli altri; la modestia è essenziale per una esistenza che vuole essere conforme all’insegnamento di Gesù, il quale è mite e umile di cuore ed è venuto non per essere servito, ma per servire».

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