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martedì 18 dicembre 2018
 
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Il Papa: «La fede non è uno spettacolo, dobbiamo convertire il nostro pensiero»

05/03/2018  Francesco a Santa Marta invita a pensare con lo spirito del Signore, non «del gruppo o della classe sociale o del partito al quale appartengo». E avverte: la conversione serve non solo per le opere ma anche per i sentimenti

Nel Vangelo del giorno Gesù spiega che nessun profeta è bene accetto in patria. E papa Francesco nell’omelia della messa mattutina a Santa Marta ricorda che la religione e la fede non sono «uno spettacolo» e sottolinea come la Chiesa in Quaresima invita a riflettere alla conversione del pensiero oltre che sulla conversione delle opere e dei sentimenti. «La Chiesa ci dice che le nostre opere devono convertirsi, e ci parla del digiuno, dell’elemosina, della penitenza: è una conversione delle opere», ricorda Francesco. «Fare opere nuove, opere con lo stile cristiano, quello stile che viene dalle Beatitudini, in Matteo 25: fare questo. Anche la Chiesa ci parla della conversione dei sentimenti: anche i sentimenti devono convertirsi. Pensiamo per esempio alla Parabola del Buon Samaritano: convertirsi alla compassione. Sentimenti cristiani. Conversione delle opere; conversione dei sentimenti; ma, oggi, ci parla della “conversione del pensiero”: non di quello che pensiamo, ma anche di come pensiamo, dello stile di pensiero. Io penso con uno stile cristiano o con uno stile pagano? Questo è il messaggio che oggi la Chiesa ci dà».

A proposito dell’episodio di Naamàn il Siro, malato di lebbra, il Papa ricorda che «va da Elisèo per essere guarito» e si sente consigliare di bagnarsi sette volte nel Giordano. Pensa invece che i fiumi di Damasco siano migliori delle acque d’Israele, «si arrabbia, si sdegna e vuol tornare senza farlo», ricorda Francesco perché «quest’uomo aspettava lo spettacolo». Ma lo stile di Dio, prosegue, è un altro: «guarisce in un altro modo».

«Anche il modo di pensare, il modo di credere, va convertito»

Lo stesso, nota il Pontefice, accade con Gesù che torna a Nazareth e va alla Sinagoga. «Inizialmente la gente lo guardava, era stupita, era contenta», afferma il Pontefice, «ma mai manca un chiacchierone, che ha cominciato a dire: ‘Ma questo, questo è il figlio del falegname. Cosa ci insegna? In quale università ha studiato questo?’. ‘Sì! È il figlio di Giuseppe’. Incominciarono a incrociarsi le opinioni; e cambia l’atteggiamento della gente, e vogliono ucciderlo. Dall’ammirazione, dallo stupore, alla voglia di ucciderlo. Anche questi volevano lo spettacolo. ‘Ma, che faccia dei miracoli, quello che dicono che ha fatto nella Galilea, e noi crederemo’. E Gesù spiega: “In verità io vi dico: Nessun profeta è ben accetto nella sua patria”. Perché noi facciamo resistenza a dire che qualcuno di noi può correggerci. Deve venire uno con lo spettacolo, a correggerci. E la religione non è uno spettacolo. La fede non è uno spettacolo: è la Parola di Dio e lo Spirito Santo che agisce nei cuori».

La Chiesa, sottolinea Francesco, ci invita dunque a cambiare il modo di pensare, lo stile di pensare. Perché, nota, si può recitare «tutto il Credo, anche tutti i dogmi della Chiesa», ma se non lo si fa «con lo spirito cristiano, non serve a nulla». E ha concluso: «La conversione del pensiero. Non è abituale che noi pensiamo in questo modo. Non è abituale. Anche il modo di pensare, il modo di credere, va convertito. Possiamo fare la domanda: ‘Con quale spirito io penso? Con lo spirito del Signore o con lo spirito proprio, lo spirito della comunità alla quale appartengo o del gruppetto o della classe sociale alla quale appartengo, o del partito politico al quale appartengo? Con quale spirito io penso?’ E cercare se io penso davvero con lo spirito di Dio. E chiedere la grazia di discernere quando penso con lo spirito del mondo, e quando penso con lo spirito di Dio. E chiedere la grazia della conversione del pensiero».

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