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martedì 30 maggio 2017
 
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Il Papa: «San Giuseppe dia ai giovani la capacità di sognare e rischiare»

20/03/2017  A Santa Marta Francesco celebra la Messa alla presenza dei familiari delle sette ragazze italiane in Erasmus morte un anno fa in Spagna in un incidente stradale

È la solennità di San Giuseppe, spostata al 20 marzo perché il 19 coincideva con la terza domenica di Quaresima, e papa Francesco a Santa Marta celebra la Messa in suffragio delle tredici studentesse che partecipavano al programma di studi “Erasmus” morte un anno fa in Spagna in un incidente automobilistico in Catalogna. Erano presenti anche i genitori e familiari delle sette ragazze italiane decedute sul bus.

«Io oggi», ha detto il Papa, «vorrei chiedere, ci dia a tutti noi la capacità di sognare perché quando sogniamo le cose grandi, le cose belle, ci avviciniamo al sogno di Dio, le cose che Dio sogna su di noi. Che ai giovani dia – perché lui era giovane – la capacità di sognare, di rischiare e prendere i compiti difficili che hanno visto nei sogni. E ci dia a tutti noi la fedeltà che generalmente cresce in un atteggiamento giusto, lui era giusto, cresce nel silenzio - poche parole - e cresce nella tenerezza che è capace di custodire le proprie debolezze e quelle degli altri».

Tutta l’omelia del Pontefice è incentrata sulla figura di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale che porta sulle sue spalle promesse di “discendenza, di eredità, di paternità, di filiazione, di stabilità”: «Quest’uomo, questo sognatore è capace di accettare questo compito, questo compito gravoso e che ha tanto da dirci a noi in questo tempo di forte senso di orfanezza», spiega il Papa. «E così questo uomo prende la promessa di Dio e la porta avanti in silenzio con fortezza, la porta avanti perché quello che Dio vuole sia compiuto».

San Giuseppe è l’uomo del silenzio, quasi nascosto: «È l’uomo che non parla ma obbedisce, l’uomo della tenerezza, l’uomo capace di portare avanti le promesse perché divengano salde, sicure; l’uomo che garantisce la stabilità del Regno di Dio, la paternità di Dio, la nostra filiazione come figlio di Dio. Giuseppe mi piace pensarlo come il custode delle debolezze, delle nostre debolezze pure: è capace di far nascere tante cose belle dalle nostre debolezze, dai nostri peccati pure».“Grande questo falegname!”, esclama quindi il Papa: silenzioso, lavora, custodisce, porta avanti le debolezze ed è capace di sognare.

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