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martedì 22 ottobre 2019
 
 

I bambini e la morte. Il parere degli psicologi

29/11/2013  Il progetto di legge prevede la domanda personale, il consenso dei genitori e il parere di uno psicologo che certifichi le «capacità di giudizio» del piccolo interessato. Ma che cosa ne pensano in merito gli psicologi nostrani? E inoltre, come si riconosce la capacità di discernimento di un minore, la sua consapevolezza reale della morte?

Che anche i bambini possano chiedere la morte se vittime di «sofferenze fisiche insopportabili e non lenibili, in fase terminale». Come già gli adulti. Il Belgio si avvia a dare l’ok a una legge che non ha posto come condizione nessun limite d’età, solamente la domanda personale, il consenso dei genitori e il parere di uno psicologo che certifichi le «capacità di giudizio» del piccolo interessato.
Ma che cosa ne pensano in merito gli psicologi nostrani? E inoltre, come si riconosce la capacità di discernimento di un minore, la sua consapevolezza reale della morte?

«La proposta di legge belga in sé mi sembra un’assurdità», commenta Giovanni Bassi, responsabile del centro studi Psicanalisi del rapporto di coppia di Milano, referente per la Lombardia dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (AIPPC). Il dottor Bassi ha all’attivo una formazione legata anche a tecniche di rilassamento (training autogeno, metodo Jacobson, visualizzazione creativa, immagini mentali e autoipnosi) e alla meditazione di consapevolezza. Spiega: «Esiste una tendenza generalizzata a non voler sentire il dolore. Sicuramente quando si soffre molto si può capire che il pensiero vada per un attimo anche alla morte, ma il discorso è se questo dolore è in realtà modificabile e scioglibile con sostanze chimiche, con terapie psicologiche o con altri sistemi, oppure no. Le alternative ci sono, per i piccoli come per i grandi, tecniche con le quali la sofferenza può essere attenuata: la psicoterapia, l’abbraccio, la vicinanza dei genitori, i loro massaggi. E poi c’è l’ipnosi: si possono fare persino operazioni con l’ipnosi senza sentire dolore. Si tende però ad andare verso la drasticità eccessiva, senza vedere mezzi diversi e concreti per affrontare la sofferenza: se uno sta male si autoelimina e basta, senza rispetto alcuno per la vita».

Ma è sulla capacità di giudizio del piccolo paziente che si rimane perplessi. «Non mi sembra vi siano degli studi che abbiano individuato un modo specifico per valutare, che ci sia una letteratura in merito», commenta Paola Di Blasio, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo presso la Facoltà di psicologia dell'Università Cattolica di Milano. «Si possono fare, quindi, solamente considerazioni a livello generale senza entrare nello specifico. Anche i bambini molto piccoli possono essere testimoni in tribunale, esiste una letteratura sulla loro capacità di raccontare, sulla capacità generale del bambino di poter giudicare, di raccontare il vero e decidere cosa fare». Ma aggiunge: «Il tema della morte è delicato. I bambini al di sotto degli undici anni, ad esempio, hanno un’idea della fine della vita non identica a quella degli adulti. Tra gli 8 e gli 11 anni vedono la morte come assenza di respiro, cessazione delle funzioni vitali. I più piccoli pensano addirittura che una persona scompaia per poi ricomparire, come nei cartoni animati e nei film». Inoltre c’è il dolore: «Nei piccoli come negli adulti altera la motivazione, la voglia di vivere, la capacità di esprimere un giudizio sul proprio futuro. E il bambino molto piccolo, fino ai 7-10 anni, lo sopporta meno». Il modo in cui i genitori vedono la situazione, inoltre, può avere ripercussioni sul piccolo? «Un esperto, per poter valutare ciò, deve naturalmente parlare con entrambe le parti e capire se i genitori hanno trasmesso al bambino un’opinione che lo ha suggestionato. Più si è piccoli più si è soggetti ad aderire alle aspettative di chi ci vuole bene. Anche da adulti rimane in tutti un po’ di suggestionabilità. Ma ciò rientra nella valutazione che l’esperto fa della capacità giudizio, che passa in rassegna diversi aspetti: la competenza intellettiva ed evolutiva, la capacità di esprimere giudizi su sé e sugli altri, di comprendere e valutare le emozioni proprie e altrui, la tendenza e propensione alla suggestionabilità , la conoscenza della differenza tra dire il vero e dire il falso». Un parere scientifico sulla vicenda specifica, dunque, al momento manca. «Occorre aspettare qualche anno e studi in merito che al momento non ci sono. Entra in gioco l’ambiente circostante, cosa il bimbo pensa della morte, come si immagina che sarà». E se vedesse la morte solamente come un lungo viaggio verso la fine della sofferenza, con successivo ritorno?

 
 
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