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Il Family Day sfida Renzi: «Basta schiaffi alla famiglia»

30/01/2016  «Siamo due milioni. Il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili va respinto. Vedremo chi ci aiuta e chi no», ha detto sabato 30 gennaio Massimo Gandolfini (foto in alto), organizzatore e leader ricevuto in mattinata al Viminale dal ministro dell'Interno Alfano. Testimonianze e pareri (variegati) della piazza.

«Vietato rottamare le famiglie». Lo striscione posto sotto il palco del Circo Massimo riprende il concetto più caro a Matteo Renzi. Ma il feeling con il Governo si ferma qui. Per il resto la piazza del Circo Massimo è tutta di lotta con parole che  gli organizzatori fanno suonare preoccupate all’orecchio del premier in vista delle prossime elezioni amministrative e del referendum sulle riforme costituzionali. Lo spiega con chiarezza e severità Massimo Gandolfini, l’anima del Family Day, che parla alla fine, dopo che sul palco si sono alternati rappresentanti di movimenti e associazioni dei cattolici più tradizionalisti: «Qui ci sono elettori di tutti i partiti. Vi dico guardate chi vi sta aiutando e chi vi oscura». Gandolfini cita espressamente le prossime elezioni amministrative, fa appello alla coscienza dei parlamentari e ammonisce: «Un giorno dovrete dare conto delle vostre azioni».

Non c’è spazio di mediazione negli interventi che si sono susseguiti per circa tre ore. Il disegno di legge Cirinnà, tuona Gandolfini «sia totalmente respinto, non bastano operazioni di maquillage». Nessuna possibilità per unioni civili, per unioni omosessuali, perché nessuna legge soddisfa il palco dell’ultimo Family Day. La piazza del Circo Massimo è una sfida totale. Alla fine l’unico che prova a riportare le cose ad un punto di maggior riflessione è proprio Gandolfini, che tuttavia non può correggere le parole d’ordine ascoltate in precedenza. Ragiona sulla crisi e sulla povertà delle famiglie, spiega che il disegno di legge Cirinnà potrebbe costare molti soldi in termini di pensioni di reversibilità e difende la piazza: «La piazza è l'unico modo civile e onesto, per noi che non abbiamo lobby potenti, per mostrare qual è il sentire comune. L’uomo e la donna formano il matrimonio, le altre sono alchimie». Poi aggiunge:  «Non vogliamo fare guerre a nessuno, né ghettizzare nessuno ma alle elezioni, anche a quelle amministrative ricordiamoci chi si è messo con la famiglia e i bambini e chi si è dimenticato di questo diritto rendendo possibile l'abominevole pratica dell'utero in affitto». Poi chiede ai politici: «L'Italia è un paese ricchissimo tanto da potere allargare il diritto ad avere la pensione?». E ricorda che «nel nostro Paese un milione e 420 famiglie sono al di sotto della soglia di povertà». Toni durissimi contro la pratica dell’utero in affitto e contro l’adozione di figli da parte dei gay.

Ma se dal palco sono volate parole pesantissime tra la gente la riflessione è maggiore e i toni più pacati almeno ad ascoltare qua e là. C’è chi è contro qualsiasi regolamentazione delle unioni civili, chi ritiene che si debba rivedere e rafforzare le norme del Codice civile sui diritti individuali, chi vede bene una legge, ma senza che essa riferisca all’articolo 29 della Costituzione sulla famiglia naturale, chi rimpiange il disegno di legge del governo di Romano Prodi sui Dico. Molti ricordano le parole di papa Francesco sulla confusione tra matrimonio e altre unioni, come consiglio da ascoltare per tutti i politici.

Al Circo Massimo si sono visti anche alcuni sindaci con la fascia tricolore, tra cui il vice-presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni d’Italia, il sindaco di Chieti Umberto Di Primio. Sono venuto, dice, «per ascoltare le persone»: «Siamo noi che alla fine facciamo le politiche per la famiglia, perché siamo l’istituzione più vicina alla gente e noi difendiamo i diritti delle famiglie e di tutti gli altri. Non sono affatto contrario ad una norma sulle unioni civile, ma che sia chiara, senza riferimento all’articolo 29 della Costituzione e che non preveda l’adozione per le coppie gay». Con la fascia c’è anche il sindaco di sant’Egidio alla Vibrata un comune in provincia di Teramo in Abruzzo: «Ho messo la fascia perché il Consiglio Comunale ha votato mesi fa, il 26 novembre 2015, e dunque non in mezzo alle polemiche di oggi, un ordine del giorno sul rispetto della famiglia naturale». Il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli invece non indossa la fascia tricolore: «Non posso rappresentare il Consiglio perché noi non abbiamo votato alcun ordine del giorno. Lo faremo. Ma credo che si possa fare una buona legge soltanto se si mettono da parte le confusioni».

Resta da dire qualcosa sul numero. Nessuna fonte indipendente ha fornito cifre sulla partecipazione. Dal palco durante la manifestazione sono stati annunciati prima un milione di persone e poi due milioni.

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L'Italia del Family Day: volti, striscioni, colori
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