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lunedì 22 aprile 2019
 
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Il prof che accoglie coperto da ingiurie xenofobe da quattro anni: "Ma le istituzioni mi hanno lasciato solo"

09/04/2019  Antonio Silvio Calò ha adottato sei profughi. Ora lo attacca anche Forza Nuova con un manifesto incollato ai muri della sua scuola.

Il manifesto di Forza Nuova attaccato alle mura della scuola del professor Calò, a Treviso.
Il manifesto di Forza Nuova attaccato alle mura della scuola del professor Calò, a Treviso.

“Immigrato adottato, italiano abbandonato. L’immigrazione non è forza ma solo business”. La firma sul manifesto in sei copie incollato una settimana fa fuori del liceo classico Canova di Treviso, è di Forza nuova. Il destinatario il docente della scuola, il professor Antonio Silvio Calò che insieme alla sua famiglia in provincia di Treviso da quattro anni hanno ha accolto sei profughi in casa. La sua storia è stata raccontata anche da Famiglia Cristiana. Un modello  premiato lo scorso 10 ottobre dal Parlamento europeo come esempio concreto di accoglienza possibile. Per questo il professore trevigiano è stato nominato cittadino europeo dell’anno. Finito adesso nel mirino della formazione nazionalista di destra ha scritto sulle pagine di Repubblica una lettera aperta a Matteo Salvini. Ma nessun messaggio di solidarietà è arrivato finora da parte delle istituzioni.

Professore perché questo attacco?
“Da quattro anni ormai, da quando è nata l’esperienza di accoglienza, io e la mia famiglia siamo stati bersaglio di ingiurie. Sappiamo che c’è questo rischio ogni volta che mettiamo il naso fuori di casa. Adesso che ho maturato l’idea di candidarmi alle europee forse la visibilità dell’esperienza di accoglienza della mia famiglia è aumentata. Mia moglie ha anche scritto un libro. Tutto questo e una serie di iniziative di sensibilizzazione che ci hanno visti di recente protagonisti hanno creato una sorta di effetto boomerang da parte di chi non la pensa come noi. Ma non mi aspettavo un exploit di questo genere”.

Dopo l’episodio dei manifesti di Forza Nuova incollati fuori del suo liceo quali segnali di solidarietà ha ricevuto?

“Sono giunti tutti da parte della mia scuola. Nessuno da parte delle istituzioni. Mi sarei aspettato una presa di posizione inappellabile. Un segnale chiaro. Il telefono che squilla. E invece nessuno che mi abbia chiamato per dirmi: “Calò non si preoccupi”. Le istituzioni dovrebbero essere a fianco delle persone offese. Soprattutto da queste frange di estrema destra che si schierano contro la stessa Costituzione. Questi estremismi che fanno tornare a galla le pagine buie del periodo fascista. Tutto ciò che inneggia a questo andrebbe debellato.  E adesso la cosa più dolorosa di questa vicenda è il silenzio delle istituzioni”.

Da qui la decisone di scrivere a Matteo Salvini?

“Come se quello che è accaduto non bastasse all’indomani di quel triste fatto un consigliere del comune di Treviso, Davide Visentin, già esponente di Forza Nuova, ha rincarato la dose dicendo di condividere il messaggio dei manifesti incollati davanti alla scuola. Da qui la decisione di scrivere al ministro dell’Interno perché si renda conto che il suo dovere è quello di difendere tutti i cittadini non soltanto coloro che l’hanno votato. Un ministro non è ministro di una parte, ma di tutti i cittadini della Repubblica. Deve agire allo stesso modo, uguale per tutti. Altrimenti come Paese siamo alla frutta. Se qualcosa non funziona è alle istituzioni che chiediamo di farle funzionare. E per la prima volta ho voluto firmare una lettera in maniera ufficiale con le onorificenze che mi sono state attribuite. Quella di Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica e di Cittadino europeo 2018”.

Dopo quello che è successo lei e la sua famiglia siete preoccupati?

“No, viviamo con serenità. Queste persone non ci fanno paura. Personalmente sono soltanto profondamente addolorato perché anche mia moglie e i miei figli sono stati bersaglio di questa offesa. Noi abbiamo deciso insieme di accogliere sei ragazzi profughi in casa perché siamo una famiglia aperta alla solidarietà, come è giusto che sia. Certo rattrista vedere un crescendo di toni aggressivi.  Per il resto ho fiducia nelle Forze dell’ordine.”

Da cittadino europeo dell’anno a candidato ora per il Pd alle Europee.  Com’ è nata la decisione?

“Ho rinnovato la mia disponibilità a candidarmi alle Europee in un percorso collettivo. Sento l’esigenza di costruire un progetto largo e civico che possa rappresentare il bene a livello europeo e dare risposte a chi si sente emarginato. Ho dato la mia disponibilità a candidarmi nella lista del  Pd nella mia regione, il Veneto. Vedremo adesso quale sarà la decisione che prenderà la Segreteria nazionale.  Io sento di voler rappresentare la società civile. E sono convinto di questa scelta. Voglio portare un linguaggio sereno per poter dire ancora “insieme si può”. Serve essere una comunità solidale. E' questa l'unica alternativa valida a quello che oggi sta accadendo".

 

 

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