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domenica 16 giugno 2019
 
Teatro
 

Il ragazzo dell'ultimo banco e il suo prof, sfida all'ultimo tema

08/04/2019  Fino al 18 aprile per la regia di Jacopo Gassmann, Il ragazzo dell'ultimo banco di Juan Mayorga è in scena al Piccolo Teatro studio di Milano

Raramente si scrive di scuola per caso e infatti anche il drammaturgo spagnolo Juan Mayorga, autore di Il ragazzo dell’ultimo banco, ha trascorsi da insegnante di matematica e fisica. Con la matematica la pièce, diretta da Jacopo Gassmann, alla sua prima regia al Piccolo Teatro di Milano e recitata da Danilo Negrelli nei panni del prof, c’entra poco: i numeri ci sono ma ai margini, un pretesto secondario scritto su un vetro come su una lavagna, forse un omaggio agli studi dell’autore. L’opera teatrale è tutta in un gioco di specchi attorno al tema della scrittura e alla sua etica. C’è dentro più filosofia che numeri ed è una vicenda un poco ossessiva - e in parte resa tale dalla struttura particolare del Piccolo teatro studio di Milano, dove tutto si consuma per necessità attorno al centro dell’anfiteatro - tutta imperniata sulla relazione e sul punto di vista: relazione educativa, relazione tra docente e allievo, relazione tra lo scrittore e i soggetti del racconto, relazione tra l’alunno e la famiglia del compagno di classe, relazione tra il prof e la sua donna, artista incompresa (anche dal compagno).

Si comincia con il prof seduto a un tavolaccio male in arnese in cui è facile riconoscere l’arredo in disarmo di tante sale professori nostrane. Corregge temi, dispensa voti da schedina del totocalcio, finché, a dispetto della banalità della consegna "Racconta il tuo ultimo fine settimana", un compito non desta la sua attenzione, perché diverso da tutti. Lo ha scritto il ragazzo dell’ultimo banco, uno che neanche ricorda bene. A teatro ha il volto del bravissimo Fabrizio Falco, coprotagonista/antagonista di una vicenda tutta psicologica. Non sono gli unici personaggi, altri entrano in scena attraverso il tema: sono un compagno di scuola e la sua famiglia a casa dei quali il Claudio dell’ultimo banco ha trascorso parte del sabato per aiutare (o con la scusa di) aiutare l’amico in difficoltà con la matematica.

Da lì si dipana la storia con i suoi interrogativi profondi: fin dove è lecito spiare le vite degli altri per scrivere? E come si insegna e si impara a scrivere? E dov’è il confine tra letteratura e vita? E la verità? È raggiungibile o il punto di vista è l’unica verità accessibile a chi scrive, alludendo a Pirandello senza citarlo? Sono i temi ultimi dello spettacolo, attorno ai quali a un certo punto la pièce sembra anche avvitarsi in una spirale che trascina pubblico e protagonisti, finché un gesto repentino alla fine… Ma di più non possiamo dire. Agli spettatori l’ardua sentenza.

In scena fino al 18 aprile al Piccolo Teatro Studio Mariangela Melato di Milano

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