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«Il rogo di Notre-Dame? Ecco perché a Milano non potrebbe succedere»

17/04/2019  L’arciprete del Duomo, monsignor Gianantonio Borgonovo: «L’acqua, il vento, il terremoto sono rischi in agguato anche per noi che però abbiamo la Veneranda Fabbrica e non dipendiamo direttamente dallo Stato come a Parigi dove pure ci sono state lacune come l’assenza di un impianto antincendio»

«Quando ho visto le fiamme bruciare la cattedrale di Notre-Dame ho subito pensato all’arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, e al mio collega rettore, monsignor Patrick Chauvet. Mi sono detto che quando si è responsabili di monumenti di tale importanza e imponenza siamo tutti in questa condizione di precarietà e fragilità. Per la gente comune il Duomo di Milano è più sicuro e non può essere distrutto da un incendio però l’acqua, il vento, il terremoto sono rischi sempre in agguato anche per noi».

Monsignor Gianantonio Borgonovo, 64 anni, è arciprete del Duomo di Milano dal dicembre 2012. Dal 2014 al 2017 è stato anche presidente della Veneranda Fabbrica, l'istituzione che dal 1387 governa la cattedrale ambrosiana e provvede alla sua manutenzione, ai restauri e alla sicurezza e a reperire le risorse necessarie. Oltre alla cattedrale, ci sono lo Scurolo di San Carlo, l’area archeologica, il Museo del Duomo, la Chiesa di San Gottardo e le terrazze. Nella storia della chiesa madre ambrosiana c'è soltanto un incendio, che risale al XVII secolo. Divampò nelle sacrestie, che allora erano abitate e riscaldate con bracieri.

Il rogo di Parigi suggerisce a monsignor Borgonovo, che è anche un fine teologo e studioso di esegesi biblica, un’altra riflessione: «Non facciamo diventare la cattedrale una nuova torre di Babele», afferma, «le cattedrali nella storia della nostra Europa hanno rischiato di diventare un simbolo di potenza, di supremazia nazionalistica, di onnipotenza. Non dimentichiamo che la chiesa cattedrale è invece simbolo del servizio a Dio e basta e si traduce nella costruzione di una città terrena fondata sulla giustizia, la solidarietà e la misericordia. La cattedrale non deve essere un vanto, un esibizione di potere ma serve per edificare il regno di Dio. Noi restiamo creature che devono dominare le forze della natura, certo, perché questo biblicamente è il nostro compito, ma non dobbiamo mai dimenticare che non siamo noi gli dei della storia, come si illudevano di essere i costruttori della torre di Babele. L’identità della cattedrale è un’identità di servizio. Poi, certo, la lacuna, nella sua custodia, è una colpa dell’uomo».

L'arciprete del Duomo di Milano, monsignor Gianantonio Borgonovo
L'arciprete del Duomo di Milano, monsignor Gianantonio Borgonovo

Quali lacune hanno portato al terribile rogo di Notre-Dame?

«Sarà la magistratura francese a dirlo e ci vorrà tempo. Quello che mi lascia stupefatto e molto perplesso è il fatto che non ci fosse un impianto antincendio capace di reagire immediatamente. Con un soffitto a cassettoni in legno di quella portata non avere un sistema di protezione adeguato è responsabilità dell’uomo, per esempio».

Il proprietario di Notre-Dame è lo Stato francese.

«Non vorrei apparire sciovinista ma per fortuna per il Duomo di Milano noi abbiamo la Veneranda Fabbrica che dal 1387 è responsabile della custodia della cattedrale e interviene giorno per giorno. Il Duomo, attraverso la Fabbrica, non è dello Stato né della Chiesa ma è dei milanesi. Gian Galeazzo Visconti, che pure era un personaggio sui generis, ha fatto una cosa giusta e attraverso la Fabbrica ha istituito di fatto una forma di amministrazione comune della cattedrale che mette insieme tutti i cittadini di Milano che ne sono responsabili».

Anche perché i costi di manutenzione sono tanti.

«Monumenti come il Duomo o Notre-Dame vanno seguiti, monitorati, curati e accuditi giorno per giorno, anzi ora per ora. Il guaio, nel caso di Notre-Dame, è quello di avere come proprietario lo Stato, se l’avessimo avuto anche noi non saremmo messi benissimo. Ho letto sui giornali che per il restauro completo di Notre-Dame occorrevano qualcosa come 150 milioni di euro e lo Stato l’anno scorso ne ha messi appena due. Fortuna che per il Duomo è diverso, se c’è da intervenire subito ci pensa la Fabbrica».

I media francesi dicono che Notre-Dame non fosse neanche assicurata.

«E questo è un altro aspetto che desta perplessità. C’erano circa dieci cantieri di restauro e i bandi di gara sono stati fatti dallo Stato. Pensavo che ciascun cantiere avesse un contratto d’assicurazione. Noi per ogni singolo cantiere del Duomo chiediamo sempre il massimale di copertura assicurativa. In più, abbiamo anche un’assicurazione globale che copre tutti i rischi».

L'interno della cattedrale di Notre-Dame dopo l'incendio (Ansa)
L'interno della cattedrale di Notre-Dame dopo l'incendio (Ansa)

Per la manutenzione ordinaria del Duomo quanto si spende all’anno?

«Circa 15 milioni di euro. Ci sono alcuni lavori che sono a cavallo tra l’ordinario e lo straordinario. L’anno scorso, per esempio, siamo dovuti intervenire tempestivamente sull’arcata delle due navate settentrionali. Negli ultimi quattro anni abbiamo rifatto completamente l’impianto elettrico, prima c’erano chilometri di fili elettrici inutili, aggrovigliati e pericolosi, adesso il Duomo è pulitissimo e dotato di un impianto domotico. L’altro aspetto, legato alla sicurezza, è la videosorveglianza 24 ore su 24. Questo vuol dire che il Duomo è visibile in tutti i luoghi con delle telecamere centralizzate e collegate anche con le forze di Polizia».

Il rettore di Notre-Dame si è opposto a far pagare un ticket d’ingresso ai visitatori. A Milano si è ragionato diversamente.

«Noi abbiamo pensato di dividere il Duomo in due sezioni, una per il culto riservata ai fedeli, visto che ci sono celebrazioni econfessioni per tutta la giornata, e un’altra zona ad uso dei turisti. Solo i turisti pagano il biglietto, chi entra per la preghiera non paga nulla ovviamente. Quelli che vogliono denigrare il Duomo affermando che bisogna pagare per andare a Messa lo fanno per ignoranza o insipienza. I turisti, a mio avviso, è giusto che paghino perché su di loro noi reinvestiamo molte risorse per garantire la loro sicurezza e assicurare la fruizione del bene».

Sulla sicurezza com’è la situazione?

«Da febbraio è interamente gestita da una società privata e costa 1 milione e 100mila euro all’anno. L’esercito per quattro anni e mezzo ha fatto un lavoro egregio però poter avere le guardie private significa avere una qualità diversa nelle modalità con le quali vengono effettuati i controlli. Siamo passati da un sistema di sorveglianza militare a un sistema senza armi e a controlli più veloci perché il numero degli addetti è molto superiore rispetto ai militari dell’esercito».

Lo Stato italiano non vi aiuta per niente?

«Lo Stato e la Regione Lombardia contribuiscono, insieme, per il 18 per cento del totale. Lo Stato ci dà 5 milioni di euro all’anno e ne assorbe di tasse dai 4,5 ai 3,8 milioni. Forse sarebbe meglio che il Duomo fosse esentato, anche in minima parte, dalle tasse, e non avere il contributo».

Dai biglietti d’ingresso quanto si guadagna?

«Circa 10 milioni di euro. Poi ci sono molte donazioni e varie raccolte fondi tipo l’iniziativa “Adotta una guglia” che va avanti dal 2012 e ha avuto un ottimo riscontro perché, in qualche modo, rinnova il legame affettivo tra il Duomo e i milanesi. In linea generale, il 20 per cento delle entrate arriva dallo Stato, il 30 per cento dai biglietti e il resto da donazioni dei privati».

Dall’Otto per mille della Chiesa cattolica non arriva nulla?

«Finora non è stato possibile chiedere fondi all’Otto per mille perché riceviamo già un contributo diretto dallo Stato. Adesso però potremmo richiedere dei contributi per alcune esigenze specifiche come il restauro dell’organo che ha a che fare con la vita liturgica. Ci hanno assicurato due tranche da 100mila euro ciascuna».

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