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martedì 17 luglio 2018
 
A Taranto
 

Ilva, si continua a litigare mentre i cittadini non ne possono più

24/12/2017  Pomo della discordia è il decreto del 29 settembre scorso con il quale è stato modificato il Piano ambientale dell’Ilva, che Regione Puglia e Comune di Taranto ritengono “illegittimo”: concederebbe una proroga inaccettabile al termine di realizzazione degli interventi ambientali. E nella città pugliese, dove decenni di emissioni inquinanti hanno prodotto danni accertati alla salute, vogliono fatti concreti

È scontro aperto tra governo e Regione Puglia sull’Ilva di Taranto, dopo l’invito del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, rivolto al governatore Michele Emiliano, di ritirare il ricorso al Tar contro il decreto ambientale, la norma sul risanamento dell’impianto siderurgico.

Le posizioni delle parti appaiono ancora troppo distanti e inconciliabili, nonostante l’intervento del premier Paolo Gentiloni che ha rinnovato l’esortazione ad abbandonare la strada del contenzioso amministrativo, intrapresa, oltre che dalla Regione Puglia, anche dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci.

Emiliano, annunciando il rafforzamento dei ranghi dell’Arpa (Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale) con 146 nuove assunzioni per implementare i controlli nell’area tarantina, è stato molto chiaro: “Il presidente del Consiglio ha un mezzo fondamentale per chiudere il ricorso, cioè modificare il decreto ambientale nel senso auspicato da Regione e Comune di Taranto".

La Regione Puglia “non ritirerà il ricorso sulla base di annunci e sarà difficile che qualcuno mi costringa, attraverso pressioni non motivate, a fare alcunché”, ha spiegato poi Emiliano, chiudendo così ogni spiraglio su una sua possibile marcia indietro rispetto alla via giudiziaria. Anche se la discesa in campo di Gentiloni è “una buona notizia” perché “portatore di terzietà rispetto alla vicenda dell’acquisto dell’Ilva”.

Pomo della discordia, in particolare, è il decreto del presidente del Consiglio del 29 settembre scorso con il quale è stato modificato il Piano ambientale dell’Ilva, che Regione Puglia e Comune di Taranto ritengono “illegittimo” in quanto concederebbe una “proroga inaccettabile al termine di realizzazione degli interventi ambientali.

A Taranto, dove decenni di emissioni inquinanti dell’acciaieria hanno prodotto danni accertati all’ambiente e alla salute dei cittadini, tali interventi sono molto attesi.

Alla fine del mese scorso, come era accaduto già altre volte in precedenza, gli istituti scolastici del rione Tamburi, il più esposto all’inquinamento prodotto dall’Ilva, sono rimasti chiusi per l’allarme “wind days”, ossia le giornate da bollino rosso durante le quali direzione e intensità dei venti rendono ancora più minacciosa l’insidia delle polveri minerali che si diffondono nell’aria e si depositano sull’abitato.

Nel suo monito rivolto ad Emiliano, il ministro Calenda aveva caldeggiato il ritiro del ricorso per non complicare il dialogo in corso con l’acquirente dell’Ilva (Am InvestCo di ArcelorMittal e Marcegaglia). Più in dettaglio, il contenzioso amministrativo, secondo Calenda, impedirebbe il perfezionamento delle procedure per l’affitto e l’acquisto del complessi aziendali fino alla definizione della vicenda con il passaggio in giudicato della sentenza. "Il governo italiano non è disponibile a buttare 2 miliardi e 200 milioni di euro per i ricorsi al Tar del governatore della Puglia e del sindaco di Taranto", ha chiarito un perentorio Calenda.

Intanto, ArcelorMittal ha chiesto che siano apportate alcune modifiche al contratto di acquisto dell'azienda proprio per mettersi al riparo da “contestazioni legali”. La richiesta è stata inoltrata direttamente ai commissari straordinari dell’Ilva che sul tema dovranno confrontarsi a breve con il ministero.

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