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giovedì 25 aprile 2019
 
TRA FEDE E STORIA
 

In attesa del Salvatore, con Elisabetta e Giovanni il Battista

07/12/2018  Su Tv2000 torna "E il Verbo si fece carne". Nei luoghi di Gesù, i Vangeli della domenica sono commenti dal vescovo di Grosseto, monsignor Rodolfo Cetoloni; l'analisi storico-biblica è curata da padre Alberto Joan Pari, frate francescano della Custodia di Terra Santa. Il reportage per Famiglia Cristiana della conduttrice del programma, Cristiana Caricato. La seconda puntata in onda l'8 dicembre alle 8 e il 9 alle 7.30.

Padre Alberto Joan Pari nei pressi di Ein Karen, in Terra Santa. In alto: monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto, nei luoghi di Elisabetta e di Giovanni Battista. Foto per gentile concessione di Tv2000.
Padre Alberto Joan Pari nei pressi di Ein Karen, in Terra Santa. In alto: monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto, nei luoghi di Elisabetta e di Giovanni Battista. Foto per gentile concessione di Tv2000.

Ein Karen, dicembre

Il Moshav Even Sapir è un piccolo villaggio a pochi chilometri da Ein Karen, il luogo della Visitazione di Maria ad Elisabetta. Nascosto alla vista da una serie di tornanti, si appoggia sul fianco di una montagna dove le ruspe, a lavoro, preparano il terreno per nuovi insediamenti israeliani. Oltre i cantieri e la parete sventrata si nasconde uno dei luoghi che i francescani hanno custodito nei secoli. E’ il monastero di San Giovanni Battista nel Deserto, eremo oggi quasi inaccessibile a causa della frenetica attività edilizia, conosciuto già nel ‘400. La tradizione lo identifica come il rifugio di Elisabetta e il piccolo Giovanni durante la persecuzione di Erode.

In una delle tante grotte che forano il monte, avrebbero trovato riparo i parenti di Maria, per sfuggire alla strage degli innocenti. Con le sue cupole rimaneggiate dal Barluzzi nel 1922, gli scalini scavati nella roccia, e la sorgente naturale, ritenuta miracolosa, è la cornice delle meditazioni offerte da E il Verbo si fece carne, itinerario televisivo proposto da TV2000 in preparazione al Natale, che nella seconda domenica, propone proprio il Battista come protagonista assoluto. “Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto” recita il Vangelo di Luca “oggi la parola deserto – spiega il biblista padre Alberto Joan Pari – evoca le immagini sabbiose del Sahara, in Africa, o in Israele del deserto di Giuda o più a sud del Negev, ma in senso biblico anche questo monastero a pochi chilometri dal centro di Gerusalemme è a tutti gli effetti il luogo isolato e remoto, dove Giovanni visse tutta l’infanzia fino alla sua manifestazione”.

Un eremo amato dai pellegrini ortodossi, che lo visitano per bagnarsi alla fonte di Ein Elhabis, la sorgente dell’eremita in ebraico: le sue acque sono considerate taumaturgiche, sin dall’antichità i fedeli raggiungevano la montagna per immergersi o bere alla fonte che oggi si raccoglie in due bacini rituali. Il monastero, con i suoi blocchi in pietra digradanti, appena sfiorato dal rumore lontano delle nuove arterie di Gerusalemme, esercita un fascino particolare del visitatore, che vi ritrova atmosfere e ritmi del passato. Nel complesso vive una piccola comunità di tre frati e più a monte, accanto a quella che in epoca crociata fu individuata come la tomba di Elisabetta, si sono stabilite le sorelle della Koinonìa di San Giovanni Battista. Sono una manciata di uomini e donne che vivono l’esperienza del Precursore, vivendo a tu per tu con Dio, oranti che accolgono umanità varia in cerca di esperienze spirituali intense. Il deserto come scuola per l’anima. “Il fatto che Giovanni si vissuto nel deserto - chiarisce monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto, profondo conoscitore della Terra Santa – significa che ha davvero fatto suoi gli elementi fondamentali della spiritualità ebraica. Nel deserto si è cementata l’alleanza tra Dio e il suo popolo, nel deserto è stata ricevuta la Torah, la legge, nel deserto Israele ha imparato a camminare. Il deserto è anche il luogo in cui ci si può smarrire, e proprio a questo fa riferimento il testo di Luca che riprende una citazione di Isaia sul popolo disperso”. La voce che grida nel deserto “prepara la via del Signore”, invitando alla conversione, predicando la remissione dei peccati, mettendo anche a rischio la propria vita perché ha imparato ad aggrapparsi a Dio. “Il Battista ha fatto silenzio, è vissuto in maniera essenziale, ha potuto ascoltare e così può portare con coraggio la Parola di Dio a tutti gli uomini del suo tempo”. Un invito nel cammino verso il Natale a fuggire dal chiasso della quotidianità, dalla distrazione perenne, per andare a ciò che è veramente importante. “L’Avvento crea desiderio, voglia di vedere, di incontrare, – commenta mons. Cetoloni – seguire il Battista, attraverso la liturgia, serve a ritrovare l’entusiasmo necessario per camminare verso il Signore.

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