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martedì 21 novembre 2017
 
politica
 

In Sicilia il Centrosinistra esce con le ossa rotte

06/11/2017  Vince il Centrodestra, netta affermazione dei Cinque Stelle, flop del Pd. Le responsabilità politica di Crocetta e l'ennesima sconfitta di Matteo Renzi. Il ritorno di Berlusconi, probabilmente arbitro della prossima legislatura

Per capire chi è Nello Musumeci, il governatore che governerà nei prossimi cinque anni la Sicilia, basterebbe citare la sua bibliografia (L'ambasciatore Anfuso. Duce, con voi fino alla morte; Ritorno di fiamma. La nascita del MSI a Catania; Quelli della Fiamma. Storia fotografica del MSI in Sicilia). Musumeci insomma è un missino fatto e finito, un gran nostalgico del fascismo, ma è riuscito a portare avanti e a coagulare un coalizione di Centrodestra vincente attirando anche i moderati e persino gli elettori delusi del Pd. Grazie soprattutto al disastro politico del suo predecessore Rosario Crocetta, il governatore che ha cambiato assessori come le camicie (50 se abbiamo contato bene), corresponsabile del disastro del Centrosinistra. Abbiamo detto corresponsabile perché Claudio Fava, il candidato di Mdp, manco abita in Sicilia (ha persino rischiato di non votare) per non parlare di Matteo Renzi, che dalla sconfitta del referendum costituzionale non ne ha azzeccata politicamente una: dalla mozione contro il governatore della Banca d'Italia Visco alla fuoriuscita della minoranza di D’Alema e Bersani, dai comizi in chiesa alle dimissioni dal Pd del presidente del Senato Piero Grasso (cui era stato chiesto di candidarsi).

Ora al Nazareno si apre la resa dei conti, ma difficilmente ci saranno novità. La campagna elettorale del Pd dunque sarà guidata da un leader politicamente logoro e piuttosto appannato nelle scelte e nella strategia. I grillini in Sicilia hanno trionfato pur senza conquistare Palazzo d'Orleans (sono il primo partito). Luigi Di Maio, il candidato premier dei Cinque Stelle, ha subito preso la palla al balzo per evitare un confronto su La7 in cui sarebbe rimasto schiacciato sotto gli affondi di Renzi, che è un animale televisivo. Infine Berlusconi. Il suo copione è sempre lo stesso. Ma l’affermazione siciliana, anche se è lontana dallo storico “cappotto” del 2001 (61 collegi su 61) dimostra che è ancora vivo e vegeto con i suoi 81 anni. Il Cavaliere rimane l’arbitro della scena politica. Senza di lui, nella prossima legislatura, che ci sia un governo di Centrodestra o un nuovo Patto del Nazareno con l’alleanza tra Pd e moderati di Centrodestra, il governo non si fa.

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